Villette di La Thuile, dopo le audizioni in Commissione rilanciato l’auspicio di un accordo

Sulla vicenda degli immobili in località Moulin, di cui il Consiglio di Stato ha stabilito la demolizione, sentito oggi in Regione il sindaco Mathieu Ferraris. La vicenda presenta però più di un aspetto di complessità e delicatezza.
L'audizione in terza Commissione.
Cronaca

La vicenda delle tre villette situate in località Moulin a La Thuile, di cui il Consiglio di Stato ha recentemente sentenziato la demolizione, ritenendole edificate sulla base di una concessione edilizia non legittima, è stata ripercorsa oggi, martedì 1° giugno, in seno alla terza Commissione del Consiglio Valle, che ha audito tra l’altro il sindaco del Comune, Mathieu Ferrarris.

Il verdetto della giustizia amministrativa, pubblicato nello scorso aprile, ha segnato l’ultimo passo di un complesso contenzioso di natura urbanistica – tra le famiglie che abitano negli stabili (tredici persone in tutto) e i residenti di un vicino condominio – originatosi nel 2010 e proseguito attraverso diversi gradi di giudizio. Sui vari passaggi si è soffermato il primo cittadino, che era accompagnato dall’avvocato Paola Roullet, legale del Comune.

Secondo la sentenza, è il Comune a dover impartire ai proprietari l’ordine di demolizione. Il Consiglio di Stato prevede inoltre che, qualora ciò non avvenisse spontaneamente (entro un termine di 60 giorni), sarebbe l’ente locale a dover procedere direttamente “in danno dei controinteressati”. In caso di ulteriore inadempienza, viene individuato nel “Prefetto di Aosta”, cioè nel Presidente della Regione, il Commissario “ad acta” che dovrà colmare l’eventuale inottemperanza del Comune.

Verosimilmente alla luce di questa previsione la Commissione ha audito anche il Capo di gabinetto della Presidenza, Paolo Di Nicuolo, e il coordinatore dell’avvocatura interna di piazza Deffeyes, l’avvocato Riccardo Jans. Entrambi, non avendo la Regione sinora rivestito il ruolo di parte in causa, ed essendo presente alla riunione il legale che ha affiancato il Comune, non sono però andati oltre alcuni elementi ricostruttivo-giuridici della vicenda.

A quanto si apprende, il Comune – stante anche l’avviato decorrere del termine assegnato – ha aperto il procedimento amministrativo che dovrà culminare nell’ordine di demolizione. Uno spiraglio è però lasciato aperto dalla sentenza, nella parte in cui afferma che “è fatta salva la possibilità del raggiungimento di eventuali accordi transattivi, anche su impulso e sotto la supervisione del Commissario”.

E’ la soluzione che, a seguito delle audizioni – spiega il presidente Albert Chatrian – “la terza Commissione auspica”, al fine di “scongiurare la demolizione degli immobili, dove vivono stabilmente dei nuclei familiari” e di mettere “fine a un contenzioso il cui epilogo potrebbe anche essere il commissariamento del Comune in caso di mancato adempimento di quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato”.

In effetti, tra le attribuzioni dell Commissario, il verdetto dei magistrati amministrativi include la facoltà di “valutare l’apertura del procedimento” di scioglimento del Consiglio comunale previsto dalla legge regionale sul sistema delle Atuonomie in Valle d’Aosta. Non solo, perché il Commissario è chiamato anche a “denunciare alla Procura della Repubblica” e a quella “della Corte dei Conti” gli “specifici comportamenti (anche omissivi) di amministratori e funzionari che ne abbiano reso necessario l’intervento”.

Possibili profili di responsabilità, dall’individuazione posta in capo al Presidente nelle sue attribuzioni prefettizie (per quanto, con la previsione di una “facoltà di delega ad altro dirigente dell’Ufficio territoriale del Governo”), che rendono ancora più delicata la questione. Il possibile accordo tra le parti, inoltre, presenta un rovescio della medaglia da contemperare nella sua definizione, vale a dire in quale modo l’eventuale definizione (tra privati) dei profili civili della vicenda si riverbererebbe sulla sua parte amministrativa della stessa?

All’origine del contraddittorio vi sono costruzioni avvenute, stando alla sentenza del Consiglio di Stato, sulla base di concessioni edilizie non legittime, perché rilasciate in assenza della “disponibilità giuridica della viabilità necessaria per l’accesso ai nuovi fabbricati” (il Comune aveva approvato una riorganizzazione viabile recente, d’importo peraltro ingente e basata sull’ipotesi di espropriazione di un terreno al condominio). Per questo e per gli altri aspetti, nonostante il passar del tempo e gli auspici della politica, “prudenza” resta la parola d’ordine di tutte le parti in causa, in particolare di quelle pubbliche.

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