Cultura e spettacolo di Silvia Pandolfini |

Ultima modifica: 25 Febbraio 2021 12:19

Forte di Bard: la rivoluzione dei Macchiaioli, una mostra in sintonia col periodo

Bard - Nuova mostra al Forte di Bard: "I Macchiaioli. Una rivoluzione en plein air", aperta dal 24 febbraio al 6 giugno 2021. Ottanta opere dal carattere rivoluzionario e audacemente approssimato. Degli artisti che hanno dato una svolta alla pittura italiana dell'Ottocento, e che si incastrano in sintonia col Forte e con la situazione attuale.

Simona Bartolena - Mostra I MacchiaioliSimona Bartolena - Mostra I Macchiaioli

“Quello che per un Macchiaiolo è un quadro finito, per un accademico era un bozzetto preparatorio” fa notare la curatrice Simona Bartolena. Sono macchie e pennellate che tracciano una rivoluzione, non sono indice di trascuratezza. Da oggi, mercoledì 24 febbraio al 6 giugno 2021 le Cannoniere del Forte di Bard ospitano la mostra “I Macchiaioli. Una rivoluzione en plein air”: un insieme di dipinti audaci e accattivanti originati da tratti approssimati, ciononostante eccezionali.

Una rivoluzione en plein air: in che senso?

La rivoluzione era scaturita tra i tavoli di un Caffè in una via centrale di Firenze: il Caffè Michelangelo; una piccola rivoluzione che ha aperto le porte a percorsi giganteschi, capovolgendo la storia della pittura italiana dell’Ottocento.

Si tratta di un movimento artistico attivo soprattutto in Toscana, che dà vita ad una nuova forma di espressione artistica, introduce linguaggi intraprendenti, che osano e mirano ad una bellezza inconsueta.

I Macchiaioli trasmettono il vero nei suoi aspetti più semplici e immediati. En plein air, dal vero, dipingono soprattutto scene di vita quotidiana e paesaggi. E’ questa una notevole innovazione, come anche la scelta dei soggetti rappresentati: contadine, pescivendole, scorci di campagna…
“Sono degli artisti dal carattere a
ttuale” dice Bartolena “Colgono il bello delle piccole cose“.

Il paesaggio prende un nuovo ruolo: da secondaria scenografia diventa il protagonista del quadro. I giovani sintetizzano il concetto, nella loro pittura, e tentano di catturare l’istante. Per fare ciò abbandonano il disegno accademico, il concetto di soggetto alto e il ritratto di particolari, “perché il nostro occhio quando guarda il vero difficilmente coglie il dettaglio” giustifica la curatrice. “La macchia nasce da questo: da quello che il  nostro occhio vede. L’occhio cattura masse di colore, pesi di luce ed ombre.” Ed è questo che si osserva dentro le cornici della mostra. Sono quadri di piccolo formato, perlopiù su tavola “perché per loro il legno era la superficie ideale, è colore e parte integrante della composizione.” spiega Bartolena. 

La mostra comprende ottanta opere che provengono da musei e collezioni private, “poco visibili e poco viste quindi” specifica l’appassionata curatrice. All’inizio sono esposte una quindicina di caricature che “sono il racconto dell’aspetto più sociale e goliardico dell’esperienza macchiaiola. Amavano farsi caricature vicendevolmente”. 

Perché i Macchiaioli al Forte? Perché in questo momento?

 I Macchiaioli sono giovani ragazzi che sopravvivono alla guerra di indipendenza, che “gettano – come abbiamo fatto noi –  il cuore oltre l’ostacolo. Credono nel futuro e si ricaricano di energia attraverso l’arte e la bellezza, per rinascere da momenti storici così bui e complessi.” spiega Maria Cristina Ronc, direttore del Forte.

Parallelamente, quello ora in corso è un periodo oscuro e spinoso; fungono quindi da spinta le iniziative coraggiose de  “i nostri soldati pittori” come li chiama Ronc. E’ inevitabilmente molto sentita la voglia di ripresa. “In un momento di grande difficoltà e smarrimento come quello che stiamo attraversando è indispensabile continuare ad investire nella cultura” osserva la Presidente Ornella Badery.

“Sento uno strano calore” dice Maria Cristina Ronc “Questo calore deriva da voi. Non eravamo più abituati a vedere questa sala piena, voi prima ci vedevate solo nei monitor. E’ con grandissimo orgoglio che diamo il via a questa attività”.

“Abbiamo pensato di legare questa mostra al Forte sia per la sincronanza cronologica, sia per le persone che vi hanno vissuto” motiva ancora Ronc “Il Forte è il loro posto”.

 

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