“La Belle vie” porta la lotta di classe in scena, con ironia

Giovedì 25 ottobre alle ore 21 al teatro Giacosa la risata è assicurata con la pièce di Jean Anouilh rivisitata sapientemente da Jean-Philippe Daguerre. In scena la natura umana con i suoi cliché, debolezze e difetti.
La Belle Vie
Cultura

Humor cinico, ironia elegante e un connubio di forza comica tipica del teatro di strada e di satira politica che denunciano gioiosamente le ideologie. In sintesi ecco “La Belle vie” pièce teatrale di Jean Anouilh, drammaturgo, sceneggiatore e regista teatrale francese, scritta per la televisione nel 1979 e riadattata al palco da Jean-Philippe Daguerre. A consigliare il titolo di quest’opera a Daguerre è stata Colombe d’Harcourt Anouilh, che ha rispolverato una delle opere poco conosciute del padre, più noto per le sue riscritture moderne di molti classici greci. Giovedì 25 ottobre, alle ore 21, al teatro Giacosa la risata è assicurata grazie ad una pièce, nell’ambito della Saision Culturelle, che scorre veloce e lascia il segno. Lo spettacolo è a cura della Compagnie Jacques Auxerel guidata da Annie Chaplin, ultima figlia del celebre Charlot.

In scena una famiglia di aristocratici nel momento in cui scoppia la rivoluzione russa. Il popolo ha preso il potere e il domestico diventa un “compagno commissario” che risparmia ai suoi padroni la prigione e la morte a condizione che questi interpretino ogni sera quella che era la loro vecchia vita davanti al popolo, affinché questo non dimentichi. E’ questo l’escamotage per l’autore di fare denuncia, attraverso un testo crudo, tenace, che unisce l’intelligenza di situazioni potenzialmente esplosive, con personaggi molto stereotipati, aristocratici pretenziosi e debosciati, rivoluzionario delimitata interamente soggetti alla loro ideologia totalitaria.
Jean Philippe Daguerre, rispetta lo schema dell’autore e nella messa scena aggiungendo invenzioni proprie, giochi di ombre e luci che si integrano perfettamente. Ne nasce una lotta di classe dove gli aristocratici sono costretti ogni sera a indossare i propri panni, ma in un’atmosfera diversa, e dove anche il domestico torna tale. Solo i figli dei nobili alla fine potranno avere l’onore di uscire da questa infernale quotidianità per essere assunti in una fabbrica e diventare operai.

 

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