La comicità nonsense di Valerio Lundini conquista il pubblico di Aosta

Trentacinque anni, autore di programmi televisivi e radiofonici, musicista, disegnatore, scrittore e ora attore di teatro, da due anni a questa parte Lundini vale da solo la spesa per il canone Rai, grazie al suo programma in onda su Rai Due, “Una pezza di Lundini”.
Valerio Lundini al Teatro Splendor di Aosta
Cultura

Raccontare lo spettacolo teatrale che Valerio Lundini sta portando in giro per l’Italia non è impresa semplice. Si ride, tanto, soprattutto con la testa. E si inizia a farlo ancor prima che il comico romano spunti da dietro le quinte, quando una gentile voce femminile guida il pubblico in sala ricordando che “non è ammesso fumare crack all’interno del teatro”.

Poi entra in scena lui, mettendo subito le cose in chiaro. “Il titolo che ho scelto – “Il mansplaining spiegato a mia figlia” – così come la locandina, sono un escamotage ideato solo per incuriosirvi e attirarvi qui, e non c’entrano nulla con ciò che vedrete. D’altronde ho già programmato titoli e locandine per tutti i prossimi tour teatrali, fino al mio triste epilogo. Ai contenuti penserò con calma più avanti”.

La gag permette a Lundini d’introdurre il primo sketch della serata e d’iniziare a ricamare una fitta trama di situazioni surreali, giochi parole e intermezzi musicali travolgenti. Il tutto accompagnato in maniera magistrale da luci, video ed effetti speciali multimediali, studiati fin nei minimi particolari.

Valerio Lundini al Teatro Splendor di Aosta
Valerio Lundini al Teatro Splendor di Aosta

Un vero e proprio viaggio che attraversa temi, epoche e generi senza un vero filo conduttore, saltando senza soluzione di continuità tra cinema noir, amore & sesso, incidenti, telegiornali, il Papa (te la sei cercata, Lundini!, ndr), la Calabria e Grease. A dominare la scena, comunque, è sempre lui. Trentacinque anni, autore di programmi televisivi e radiofonici, musicista, disegnatore, scrittore e ora attore di teatro, da due anni a questa parte Lundini vale da solo la spesa per il canone Rai, grazie al suo programma in onda su Rai Due, “Una pezza di Lundini”.

Non c’è che lui sul palco, ma è come se fossimo di fronte ad un intera compagnia teatrale, grazie alla sua capacità di trasformarsi e sdoppiarsi, quando non moltiplicarsi, per interpretare contemporaneamente personaggi diversi e dialogare con sé stesso, oltre che con il pubblico. Lo fa con apparente semplicità, senza pause, giocando con i paradossi tratti dal teatro dell’assurdo, dall’imbarazzo all’imprevisto, e gestendo con abilità il ritmo di una messa in scena che oscilla costantemente tra la fine provocazione e il nonsense. Lo fa sempre con il suo inconfondibile stile carico di quella versatilità ironica, sarcastica e giocosa che oggi lo rendono un unicum nel panorama artistico italiano.

Dopo quasi un’ora e mezza di parole e risate, a tratti da lacrime agli occhi, al pubblico incredibilmente giovane del teatro Splendor di Aosta, per l’occasione “quasi esaurito”, come sottolinea ironicamente più volte anche Lundini, resta solo un grande interrogativo, al momento senza risposta: com’è possibile che lo spettacolo non sia piaciuto a Pierfrancesco Lanza?

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