“La seconda vita” di Milena Béthaz diventa un libro

Uscito ieri per TS Edizioni "Un cuore in vetta. La seconda vita di una donna più forte del destino" di Milena Béthaz
milena béthaz
Cultura

Diventa un libro  – “Un cuore in vetta. La seconda vita di una donna più forte del destino” di Milena (TS Edizioni) –  la storia di Milena Béthaz, la campionessa di skyrunning, guardiaparco del Parco nazionale del Gran Paradiso, colpita da un fulmine nel 2000, mentre era in perlustrazione e ritrovata l’indomani l’incidente in fin di vita.

Cop Bethaz Un cuore in vetta
Cop Bethaz Un cuore in vetta

Dopo anni di ricoveri in ospedale e cure, torna alla sua famiglia, agli amici e nel 2005 alla professione tra quelle montagne che non ha mai smesso di amare, fino all’incredibile impresa della scalata dei 4.061 metri alla vetta del Gran Paradiso.

“Mi passavano davanti le giornate buie dopo l’incidente, i mesi passati in ospedale, l’angoscia della sedia a rotelle, la difficoltà di riprendere a scrivere, a leggere, a parlare… – racconta nel libro Milena Béthaz – Guardandomi attorno, circondata da quelle distese candide, con il cielo terso sopra di noi e il mondo ai nostri piedi, mi dissi che ne era valsa la pena! Per percorrere l’ultimo tratto, prima di raggiungere la Madonnina in vetta, dovemmo attendere, perché c’erano diverse cordate in salita. Infine, toccò a noi arrampicarci sulle ultime roccette… A un certo punto inciampai nelle corde, ma ero in sicurezza e, soprattutto, ero vegliata da zio Netto. L’emozione provata quando arrivai ad abbracciare la Madonna è indescrivibile. Non mi vergogno a dirlo, scoppiai a piangere! Diedi un bacio alla Madonna, ringraziandola di avermi aiutato ad arrivare fin lassù”.

Nel 2016 il presidente Sergio Mattarella la nominò Cavaliere della
Repubblica Italia “per l’encomiabile esempio di forza di volontà con cui ha combattuto la malattia successiva ad un grave incidente riconquistando la sua quotidianità.

“Delle parole del presidente Mattarella – scrive Milena Béthaz – me ne è rimasta impressa una in particolare: quotidianità. La vera conquista, in questi lunghi anni di dolore e lotta contro la disabilità, è stata proprio quella di riavere la mia vita di tutti i giorni. Il mio lavoro sul campo come guardaparco, la bicicletta, lo sci di fondo, lo sci da discesa, le camminate in montagna, le gare di corsa la domenica… Grazie allo sport ho imparato che nella vita bisogna guardare sempre avanti, sempre in alto verso la meta”.

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