Una Valle d’Aosta da fiaba, ma non come la intendono gli spot pubblicitari sulla montagna ideale e romantica a cui siamo abituati. È questa la visione alla base della mostra “A non Fairy, Tale” del fotografo Lorenzo Levi, esposta a Bologna dal 22 maggio al 22 giugno 2026.

Nato nel 2000 a Pont-Saint-Martin, durante gli studi al liceo linguistico di Verrès Lorenzo voleva scappare dalla Valle. Dopo la laurea in scienze politiche a Bologna, scopre però nella fotografia un mezzo per raccontare il mondo, e anche la sua regione d’origine, da una luce diversa.

Studia così allo Speos Photographic Institute di Parigi e lavora due anni come assistente per Alex Majoli, Magnum Photos. Oggi, Lorenzo lavora come fotografo freelance tra Barcellona e Milano e, alle produzioni commerciali che gli permettono di guadagnarsi da vivere, affianca dei progetti più sperimentali.

Quello che è risultato nella mostra “A non Fairy, Tale” è iniziato nel 2023. Ogni volta che rientrava a trovare i suoi genitori, Lorenzo ne approfittava per scattare fotografie nelle situazioni più concrete possibili. Senza mai creare finte scenografie, ma scegliendo momenti iconici della vita valdostana, quali ad esempio il carnevale di Pont-Saint-Martin o della Coumba Freida.

“Ho scelto l’escamotage della fiaba perché non vorrei che lo si intendesse come fotoreportage o fotogiornalismo”, spiega Lorenzo. “Attraverso l’uso delle luci, ho cercato di creare un mondo immaginario, per raccontare una fiaba contemporanea della Valle d’Aosta, rivelando la sua cultura e le contraddizioni che non sono visibili dal turista”.

Ispirandosi alle fiabe dei fratelli Grimm, Lorenzo reinterpreta il folklore locale, trasformando semplici abitanti della regione in diavoli e ninfe, villaggi e feste in elementi attivi della storia locale. “Tornare a guardare alla Valle tramite la fotografia mi ha permesso di studiare antropologicamente il territorio e raccontarlo con un occhio esterno”, racconta il fotografo.

Questo sguardo un po’ strabico sulla realtà è ben visibile nella fotografia cardine del progetto, in cui un tunnel in cemento incornicia uno scorcio di natura incontaminata. “Per me la natura rappresenta bene la Valle, ma incorniciata da questa costruzione in cemento e con la luce che la attraversa è resa in qualche modo finta, a simboleggiare la convivenza tra uomo e natura, tra passato e presente, tra immaginazione e realtà”.

È curioso come sia stato un aiuto tutto valdostano a consentire l’esposizione a Bologna delle fotografie di Lorenzo. Sono infatti due ragazzi valdostani ad aver creato il collettivo SEMI, che intende promuovere giovani artisti emergenti, offrendo loro un supporto d’espressione digitale e creando anche le condizioni fisiche e materiali necessarie allo sviluppo di progetti e collaborazioni. Il lavoro di Lorenzo è stato così selezionato per essere esposto negli spazi gestiti dal collettivo nel Tunnel Velostazione ExDynamo di Bologna.
La speranza di Lorenzo è però quella, un giorno, di poter esporre anche in Valle il suo progetto, che è ancora in fieri e proseguirà anche dopo la mostra. “Continuerò a fotografare ogni volta che torno in Valle e l’output ideale sarebbe, prima o poi, quello di raccogliere tutte le opere dedicate al territorio valdostano in un libro”.

