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Rocco Schiavone 5, concluse le riprese in Valle d’Aosta

Dopo dieci settimane la produzione si appresta a lasciare la Valle d'Aosta in direzione Caselle. Nelle foto e nei video alcuni ciak della V stagione.
Cultura

Si chiudono oggi, venerdì 6 maggio, le riprese in Valle d’Aosta di Rocco Schiavone 5. Nelle dieci settimane di permanenza della produzione nella nostra regione, sono stati tanti i set allestiti, prevalentemente nel centro storico. Dal Chiostro di Sant’Orso, al Museo archeologico regionale, dai giardinetti di Sant’Orso a Via Sant’Anselmo, da via guido Rey a Piazza Chanoux.
Alcune scene sono state girate anche a Skyway Monte Bianco, già set della prima serie, altre a Pila. La produzione in un caso si è spostata anche a Chamonix. 

I quattro episodi della quinta stagione sono incentrati su “Vecchie conoscenze”, il penultimo romanzo di Manzini incentrato sull’omicidio di una professoressa in pensione e su altri due racconti dell’autore, sempre pubblicati da Sellerio.
La regia è stata come sempre curata da Simone Spada, mentre la produzione è a cura di Cross Productions insieme a RaiFiction, con il sostegno economico e logistico di Film commission Valle d’Aosta (Nda il contributo assegnato è di 180mila euro) e la collaborazione del comune di Aosta.

Un centinaio le comparse selezionate, mentre sono circa una ventina le maestranze locali impegnate.
La produzione, da quanto si apprende, si sposterà ora a Caselle.

L’ultimo romanzo “Le ossa parlano”

“Rocco Aosta non la sopporta, non la sopporterà mai. Non è abituato, non ci si abituerà mai finché campa”. Parola di Antonio Manzini, l’autore arrivato al tredicesimo capitolo della serie dedicata al Vicequestore Schiavone, il poliziotto trasteverino spedito in punizione ai piedi delle Alpi, nella Questura della nostra regione. Lo scrittore lo ha detto, questa settimana, in un incontro online con alcuni librai, per presentare il suo nuovo volume, “Le ossa parlano”, uscito da poco per Sellerio.

Un crimine crudele

Il sentimento del suo personaggio più celebre non si riverbera però nell’animo dello scrittore. “Io la amo Aosta, – ha continuato – mi piace tantissimo e mi piace la Valle tantissimo”. La nuova “puntata” delle avventure di Schiavone – aspetto su cui la critica è unanime – ruota attorno al crimine più efferato tra quelli di cui il poliziotto si sia mai occupato tra i monti del nord-ovest: il ritrovamento dei resti di un bambino di dieci anni, morto strangolato anni prima, dopo una probabile violenza.

Un “cold case” intricato, che porterà Schiavone tra i meandri non solo della mente, ma anche dell’alveo subumano della pedofilia, e che lo mostra ai lettori sotto tratti diversi da altre volte. Non alle prese con la “rottura” di decimo livello, nel metro di classificazione degli omicidi ideato dal funzionario di Polizia, ma con una vicenda che affronterà con compassione. Tale piglio innalzerà anche il livello della collaborazione con colleghi e sottoposti, con i quali si aggiungono diversi tasselli umani.

Le ossa parlano… anche di Aostasera

Se, per gli appassionati di Schiavone, tutto ciò potrebbe suonare come una sorpresa, la lettura di “Le ossa parlano…” per noi, in redazione, lo è stata anche di più. Abbiamo infatti scoperto a pagina 262 – e la citazione avviene serenamente, giacché non implica spoiler – che “Michele Deruta era felice dell’esito della mostra. Gli avevano promesso un articolo sulle pagine locali della ‘Stampa’, un altro su ’Aosta sera’ e aveva venduto otto quadri”.

Un riferimento alla nostra testata che prendiamo come testimonianza dell’amore profuso dall’autore per la città di Aosta, sotto forma di una ricerca di dettagli mirata a rendere sempre più rispondenti al contesto valdostano le storie del Vicequestore Schiavone. Per un tratto insolito di Rocco, comunque, l’ultimo volume firmato Manzini ne offre altri che i lettori conoscono da tempo, come l’inadeguatezza del protagonista per altri amori femminili. Nemmeno mirasse a sostituire con la solitudine qualsiasi compagnia possibile al suo fianco.

Rocco Schiavone, Marco Giallini

Una risposta

  1. Per favore sarà certamente un refuso ma nella pubblicità c’è la domanda “Qual è la tua opinione sul gioco da tavola Monopoly?”
    Qual è non si apostrofa,scusate deformazione professionale di una ex insegnante.
    Cordiali saluti, auguri di Buone feste.

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