Cultura e spettacolo di Nathalie Grange |

Ultima modifica: 23 Giugno 2021 11:05

Una navicella spaziale atterra a Sarre: niente panico è un film

Sarre - Il set cinematografico è stato allestito per girare alcune scene del docufilm di Alessandra Celesia “La Mécanique des Choses” prodotto da Films de Force Majeure e cofinanziato dalla Film Commission della Valle d’Aosta.

navicella spaziale“La Mécaniques des Choses" - Alessandra Celesia

Nello scorso fine settimana una navicella spaziale, fedele riproduzione di Apollo 11, la missione spaziale che portò i primi uomini sulla Luna, è atterrata nei boschi di Sarre, nei pressi della Strada dei Salassi. Con il coprifuoco e la chiusura di alcune strade disposta dal Comune l’evento è passato per lo più inosservato. Nessuna invasione aliena, comunque. Piuttosto si è trattato di un set cinematografico in cui si sono girate alcune scene del docufilm di Alessandra Celesia “La Mécanique des Choses” prodotto da Films de Force Majeure e cofinanziato dalla Film Commission della Valle d’Aosta. Sul set valdostano la produzione esecutiva, affidata a Luca Bich de L’Eubage, ha affiancato i tecnici francesi.

“E’ un documentario franco-tedesco che ho scritto dalla storia vera del mio gatto, Tito, rimasto paralizzato dopo una caduta dall’ottavo piano” racconta Alessandra Celesia. Nel tentativo di salvare il suo gatto e di restituirgli la possibilità di camminare la Celesia conosce prima un’associazione che promuove la ricerca per la rigenerazione del midollo e poi un chirurgo che avvia una sperimentazione sull’uomo in Cina. Gli affida Tito che viene operato e che riconquista, se non la camminata, il movimento volontario delle zampe. “In Cina mi sono ritrovata a filmare questo esperimento sanitario sugli uomini che ha avuto risultati abbastanza sorprendenti”.

“La Mécaniques des Choses" - Alessandra Celesia
“La Mécaniques des Choses” – Alessandra Celesia. Foto di Paolo Miniussi, proprietario della replica della tuta Apollo e realizzatore della tuta per il gatto Tito

La storia di Tito non è altro che la metafora del percorso di rigenerazione dell’anima che devono affrontare tutti coloro che, feriti in maniera permanente, affrontano la vita e cercano di stare al mondo. Tito però alla fine decide di lasciare la Terra: da lì la navicella che lo porterà sulla Luna. “E’ una delle due scene, più fiction, che abbiamo girato in Valle” spiega Celesia. “Riprende una frase del chirurgo cinese che ha operato Tito e che disse che è più facile andare sulla Luna che rigenerare il midollo spinale lesionato.

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