Economia e lavoro di Redazione AostaSera |

Ultima modifica: 20 Novembre 2019 16:24

Bilancio regionale, Confcommercio: Il commercio di prossimità va sostenuto e rilanciato

Aosta - “Abbiamo l’impressione che il commercio non sia tenuto nella dovuta considerazione per il ruolo sociale svolto", spiega la Confederazione che lancia anche un appello per "salvare i centri storici e i paesi dalla desertificazione commerciale e dalle chiusure delle attività tradizionali”.

Presidente Confcommercio Graziano DominidiatoIl Presidente di Confcommercio VdA Graziano Dominidiato

“Il commercio di prossimità deve essere sostenuto e rilanciato perché rappresenta il cardine per la sopravvivenza dei centri storici dei nostri paesi ed evitare la desertificazione commerciale e sociale nelle periferie”.

Così Graziano Dominidiato, Presidente di Confcommercio VdA, a commento del Defr – il Documento di economia e finanza della Regione – 2020/22 e del Bilancio previsionale.

Commento che parte da un presupposto, ovvero che “il commercio, la ristorazione ed il terziario in genere rappresentano una componente essenziale per il Pil valdostano”.

Essenzialità che non sembra trovare riscontro nel documento contabile, stando a Confcommercio, che aggiunge: “Abbiamo l’impressione che il commercio non sia tenuto nella dovuta considerazione per il ruolo sociale svolto ed il contributo dato alla lotta contro lo spopolamento della montagna ma anche di tanti paesi del fondo e media Valle. Vogliamo ricordare che il comparto commercio-turismo vede la presenza di oltre 6.000 aziende, per un numero di addetti che ammontano a oltre 20.000 unità. In prevalenza si tratta di imprese a conduzione famigliare il che comporta, in caso di chiusura, la messa sul lastrico di intere famiglie. Di più, è bene ricordare che il comparto partecipa con oltre il 10-12% al Prodotto interno lordo regionale e opera per 360 giorni all’anno a differenza di altri settori stagionali”.

I lati positivi

Il “bicchiere mezzo pieno” di Defr e Bilancio regionale per Confcommercio sta nell’adesione con Cassa Depositi e Prestiti Spa per istituire attraverso Finaosta un fondo di rotazione a favore delle imprese, l’intenzione di accrescere l’attrattività di insediamenti innovativi e di talenti sul territorio, la riconferma degli aiuti per l’internazionalizzazione delle imprese valdostane, la politica “Plastic Free” nelle pubbliche amministrazioni ed una elaborazione di Legge Regionale in materia.

Non solo, a Confederazione dei commercianti vede di buon occhio anche i piani per tutelare gli impianti di risalita nelle località minorie gli impianti di sci di fondo e l’avvio di un percorso che di collegamento tra i comprensori sciistisci di Cervinia e del Monterosa, ma chiede anche che, in una Regione a vocazione turistica, l’Amministrazione – attraverso l’Ufficio del Lavoro e altri strumenti giuridici – agevoli il dialogo tra le imprese e chi cerca lavoro mentre ritiene “improcrastinabile l’esigenza di procedere ad una sistemazione della nostra rete ferroviaria con particolare attenzione alla tratta Aosta – Torino”.

Le proposte

Poi Confcommercio passa alla “proposta”, e consegna sul tavolo regionale diversi spunti tra i quali la riattivazione almeno parziale dei fondi perduti che agevolino le start-up ed i piccoli commercianti ad effettuare piccoli investimenti migliorativi, l’implementazione dei fondi per la retrocessione con contributi in conto interessi attraverso le Confidi Vigilate sempre al fine di incentivare e sostenere gli investimenti, ma anche una collaborazione con le Associazioni di Categoria per lo sviluppo di percorsi formativi obbligatori (Sab – Haccp – Sicurezza) e di riconversione.

A questi si aggiungono le richieste di interventi per lo sviluppo economico tramite un sistema più agevole per la gestione dei fondi europei e degli incentivi alle imprese, le reti di impresa e i nuovi modelli aggregativi tra imprese, un sostegno al piccolo commercio al dettaglio e la volontà di agevolare l’ammodernamento delle strutture, dal negozio al pubblico esercizio.

Poi un appello nell’appello, con Confcommercio che chiede “fortemente che siano tenuti maggiormente in considerazione i nostri appelli per salvare i centri storici e i paesi dalla desertificazione commerciale e dalle chiusure delle attività tradizionali”.

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