Energie rinnovabili, il decreto Sostegni “punisce i produttori prudenti”

A dirlo il Presidente Cva Marco Cantamessa, dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto-legge sugli extraprofitti delle rinnovabili: "l’approccio più neutro sarebbe stato quello di agire sugli utili. Questa mossa costituisce un precedente che rende rischiosissimo investire in questo settore".
Impianto microeloico
Economia

Approvata venerdì scorso, 21 gennaio, via decreto-legge in Consiglio dei Ministri, la disposizione sugli extraprofitti delle rinnovabili sta creando più di uno scetticismo. Nel comunicato del Governo si legge che la norma “vincola gli operatori che stanno producendo energia senza sopportare gli effetti dell’eccezionale aumento del prezzo dell’energia” affinché “versino una differenza calcolata tenendo conto di prezzi equi ante-crisi”.

Nella nota governativa si legge ancora che “data la logica emergenziale a cui è ispirato, l’intervento ha una durata limitata. A partire dal 1° febbraio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, sull’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici di potenza superiore a 20 kW che beneficiano di tariffe fisse derivanti dal meccanismo del Conto Energia, non dipendenti dai prezzi di mercato, nonché sull’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonte idroelettrica, geotermoelettrica ed eolica che non accedono a meccanismi di incentivazione tariffaria per differenza, è applicato un meccanismo di compensazione a due vie sul prezzo dell’energia affidato al GSE, il Gestore dei Servizi Energetici”.

Questione che preoccupa non poco l’Assessore con la delega alle partecipate Luciano Caveri che su Twitter scrive: “L’idroelettrico (CVA compresa) nel mirino del Governo Draghi. Brutta storia, di cui bisognerà chiedere conto”.

Provvedimento che punisce i produttori prudenti

A stretto giro dal “cinguettio” assessorile risponde Marco Cantamessa, che della Compagnia valdostana delle acque è Presidente, e che parla di “una narrazione che tradisce incompetenza e sciatteria. Il governo dice di colpire gli extra profitti, ma non è vero. Se così fosse, dovrebbero (banalmente) tassare gli utili. In realtà colpiscono gli extra ricavi, mandando a gambe all’aria i produttori più prudenti”.

Interpellato, Cantamessa cerca di circostanziare la sua critica: “L’idea che i produttori di rinnovabili non abbiano costi variabili in realtà non è vera. Quando si fanno coperture finanziarie per proteggersi da eventuali cali di prezzo, i costi li vediamo eccome, quando i prezzi salgono. Ma dinamiche simili valgono per chi compra energia o per chi la produce dal gas, i quali effettuano acquisti in anticipo, e non è quindi detto che siano danneggiati più di tanto dai rialzi. È grave che il Governo non conosca queste dinamiche elementari, che colpiscono in modo ingiusto e distorsivo i produttori di energia rinnovabile più prudenti, il tutto proprio mentre si sta chiedendo loro di fare importanti investimenti finalizzati alla trasformazione energetica”.

Non solo: “Se proprio si fossero voluti tassare gli ‘extraprofitti’, l’approccio più neutro sarebbe stato quello di agire sugli utili – aggiunge il Presidente Cva –. Ma, ribadisco, questa mossa costituisce un precedente che rende rischiosissimo investire in questo settore. A questo punto, chi avrà il coraggio di investire ancora?”.

I problemi, però, non finiscono qui: “In sintesi – scrive ancora su Twitter Cantamessa –, abbiamo un governo che punisce i produttori prudenti e grazia quelli imprudenti, dimostrando di non sapere nulla delle dinamiche industriali. Inoltre, dà un pessimo segnale: ‘per favore, investite in rinnovabili, ma sappiate che, se un giorno riterremo che guadagnate troppo, caleremo la mannaia’. E chi investe più?”.

Anev: “Viene colpito proprio chi questi costi contribuisce a ridurre”

Perplessità che fanno il paio con quelle segnalate da Anev, l’Associazione nazionale energia del vento, che in una nota spiega come “questa situazione di impennata dei costi energetici è come noto causata dal crescente costo di produzione dell’energia da Fonti Fossili, in particolare dal gas, mentre le Fonti Rinnovabili per loro natura hanno un costo fisso di produzione non bruciando combustibile”, ma che “il Governo, invece di velocizzare le autorizzazioni delle Rinnovabili bloccate dalle Sovrintendenze, decide di adottare un intervento di taglio dei costi energetici a favore dei produttori industriali tagliando i ricavi ai soli produttori da Fonti Rinnovabili”.

“All’incomprensibile accanimento contro le fonti pulite proposto – spiega ancora Anev –, si aggiunga che la causa dell’elevato costo dell’energia elettrica è l’aumento del gas e che proprio chi produce energia elettrica con tale fonte inquinante non verrà colpito dall’intervento”. Oltre “al danno di non colpire chi è causa dell’aumento dei prezzi, cioè le fossili”, chiude l’Associazione, “si aggiunga la beffa che invece viene colpito proprio chi questi costi contribuisce a ridurre”.

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