“La certificazione è irregolare”. La burocrazia blocca le indennità di malattia Covid

Migliaia le lettere inviate negli ultimi mesi dall'Inps ai valdostani che nel 2020 hanno avuto un periodo di isolamento o quarantena. Per riconoscere l'indennità di malattia, oltre al certificato serviva l'ordinanza del sindaco. Il paradosso? Nel 2021 basta invece il solo certificato. Più critica la situazione dei residenti dei comuni ex zona rossa.
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In questo anno di Pandemia molti cittadini si sono trovati a combattere non solo contro un virus sconosciuto, ma anche contro norme e regole non sempre chiare. L’ultimo esempio sono le 2168 lettere recapitate dall’Inps nelle ultime settimane a migliaia di valdostani, che loro malgrado si sono trovati ad incrociare il virus o a venire a contatto con persone risultate positive al Covid-19.

Tutto nasce dalla richiesta di indennità di malattia inviata dai lavoratori privati all’Istituto nazionale di previdenza sociale, a seguito di un periodo di isolamento preventivo per Covid-19, stabilito dall’autorità sanitaria o, come nel caso delle zone rosse di Pontey, Verrayes, Saint-Denis e Chambave, stabilito dall’autorità prefettizia. Richieste, tutte corredate da certificati medici, ma che in molti casi sono state ritenute dall’Inps irregolari, in quanto incomplete nella documentazione. Ai destinati delle missive è stato chiesto di produrre il provvedimento dell’autorità sanitaria – l’ordinanza del sindaco del comune di residenza – che ha disposto l’isolamento, al fine di poter considerare il periodo di astensione dal lavoro utile ai fini del diritto all’indennità di malattia.

“Le disposizioni normative del 2020, in particolare il decreto legge n.18 del 17 marzo 2020 è quello che ha fondato tutta l’amministrazione dei certificati di malattia – spiegano dall’Inps – già in quel decreto, poi convertito in legge, è previsto per i casi di assenza dal lavoro per quarantena o isolamento, oltre alla certificazione del medico curante, anche la disposizione dell’autorità sanitaria”.

Nel caso in cui il certificato medico riportava gli estremi dell’ordinanza le richieste sono state accolte, negli altri casi è stata richiesta una integrazione. La sede locale di Aosta ha formato a metà gennaio una task force per lavorare le pratiche incomplete. Al 18 febbraio scorso delle 2168 posizioni aperte 1402 sono state regolarizzate, altre 500 circa sono in fase di regolarizzazione.
“Il grosso delle richieste è già rientrato. Stiamo gestendo ormai la fase finale.” – sottolinea il direttore ad interim della sede regionale, Michele Cottura
“La gestione delle prestazioni previste dai vari provvedimenti emanati in conseguenza della crisi emergenziale da Covid-19, tuttora in atto, ha comportato per l’Inps uno sforzo straordinario che ha consentito l’erogazione di un numero esponenziale di prestazioni.”

Più critica la situazione dei lavoratori residenti in uno dei comuni valdostani dichiarati da un’ordinanza del Prefetto zona rossa. In questi casi infatti lo strumento corretto da utilizzare sarebbe stato quello della cassa integrazione Covid e non della malattia, come molti hanno fatto. Per loro la speranza di vedersi riconoscere un’indennità è appesa ad un intervento normativo che potrebbe arrivare da Roma per sanare questa situazione, che interessa in tutta Italia molti cittadini. Diverso ancora il caso di chi, al rientro da un viaggio all’estero, si è posto, seguendo le raccomandazioni emanate a livello nazionale, in auto isolamento. “L’hanno fatto, giustamente, ma senza interessare gli enti interessati e anche queste sono posizioni che rimangono anomale, per le quali attendiamo ulteriori puntuali istruzioni.”

Il caos indennità di malattia interessa solo il 2020. In base alle ultime disposizioni normative, infatti, dal 1° gennaio 2021 basta presentare un certificato medico. Una semplificazione che nessuno ha pensato finora di estendere al primo complicato anno di pandemia.

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