La crisi: prospettive, evoluzione e soluzioni per le PMI

Ieri sera si è tenuta una conferenza sul tema, organizzata presso il salone delle manifestazioni di palazzo regionale. Ospiti della serata, due economisti di spicco, Alessandra Lanza e Salvatore Zecchini. Il problema principale: la carenza di liquidità.
Salvatore Zecchini, Albert Chatrian e Alessandra Lanza
Economia, Società

Ne abbiamo viste di crisi. La bolla delle nuove tecnologie, quella immobiliare, e a catena quella dei subprime, e infine quella di oggi. Mai però il livello di allarme è stato così elevato, mai prima d’ora la sopravvivenza dell’euro è stata messa in discussione, e il baratro dei default nazionali a catena non è mai stato così dietro l’angolo.
Cos’è successo, e come uscirne? Se ne è discusso ieri sera nel salone delle manifestazioni del palazzo regionale, in compagnia di Alessandra Lanza e Salvatore Zecchini, due economisti dal vasto curriculum internazionale (incarichi, collaborazioni e consulenze con enti pubblici e privati come Cee, Ocse, Fmi, Sme, Fiat, Intesa Sanpaolo, per citare alcuni esempi). La serata si è sviluppata attorno alle dinamiche globali della crisi, per poi concentrarsi attorno al particolare focus delle piccole e medie imprese (PMI), che per motivi geografici, storici e culturali costituiscono il tessuto economico italiano e valdostano.

La crisi attuale, caratteristiche e prospettive

Ciò che caratterizza la crisi odierna, rendendola più pericolosa di quella del 2008, è la grave mancanza di liquidità, che, ha ribadito Alessandra Lanza, può portare al tracollo del sistema bancario e di conseguenza di quello industriale. Per fare fronte alla crisi del 2008 gli Stati hanno immesso messo mano alle proprie casse, aumentando il debito pubblico. Per questo i titoli di Stato non godono più della fiducia degli operatori del mercato, e vengono utilizzati per speculazioni che creano forte instabilità. Le banche possiedono in gran quantità questi titoli spazzatura, avendoli acquistati per lucrare su differenziale di interessi. Ma ora pagano lo scotto, e sprofondano in borsa. La conseguenza, quindi, è la già citata mancanza di liquidità, considerata il problema principale.

Il ruolo dei paesi emergenti e dell’Europa

“Finora i Paesi emergenti ci hanno trainati un po’ fuori dalla crisi, ma anche loro hanno rallentato, ed è una delle novità del 2011” ha spiegato l’economista Lanza. “Sulla Cina pesa l’incognita di una futura bolla immobiliare, accompagnata dal rischio assunto comprando il debito pubblico estero, vale a dire del credito non esigibile. E’ necessario più che mai ripensare alla distribuzione del benessere e alla differenza di consumi tra Paesi, perché le tensioni si scaricano sempre sui più deboli”. Ieri erano le economie più povere del mondo, oggi tocca anche a noi, Italia, Grecia, Spagna ed Irlanda, gli anelli deboli della catena europea. E domani, anzi, già adesso, è il turno dei paesi finora al sicuro dalla mareggiata, come Francia e Germania. Il contagio non si ferma. “Per uscirne – ha sottolineato Alessandra Lanza – non serve meno Europa, come sostiene qualcuno, ma più Europa. Quindi, spazio all’immissione di nuova liquidità, senza contrarre però nuovi debiti, non ce lo possiamo più permettere. E’ un processo affidato all’Europa nella sua totalità, non ai singoli Stati. Anche i Paesi però possono fare molto, infatti se crolla l’Italia tutti la seguiranno. "Per questo servono riforme, ma attenzione: devono essere poche, chiare e immediatamente applicate. Noi purtroppo siamo abbonati alle manovre confuse, complesse e tali da restare lettera morta”.

Le difficoltà delle piccole e medie imprese

Le PMI, intanto, galleggiano aspettando l’onda che le farà sprofondare o le risolleverà, in un mercato sempre più dominato dall’instabilità. “Finora è il settore manifatturiero ad aver dimostrato maggiore capacità di resistenza” ha spiegato l’economista Salvatore Zecchini.
“Un settore in cui stiamo perdendo terreno: sono finiti i tempi in cui si poteva vivere di rendita sul made in Italy. La temibile concorrenza cinese non è quella delle magliette a basso costo, come ingenuamente si credeva. Loro competono sul terreno della tecnologia complessa, come quella del settore dell’auto e del computer, e sfornano un gran numero di laureati e ingegneri altamente qualificati, non hanno più nulla da invidiare agli Usa. Non esiste una ricetta per la salvezza, ma è evidente che le PMI hanno bisogno di crescere dal punto di vista delle dimensioni, investire sull’esportazione, di materie prime, di prodotti e anche di idee, concetti e servizi, e diventare concorrenziali rispetto a un mercato orientato verso il mondo intero. E’ una sfida da raccogliere, pena l’esclusione dal mercato e la chiusura”. Le PMI italiane, intanto, come si evince dalle indagini e i questionari dell’Istat, esprimono un malessere diffuso, riassumibile per punti: carenza di domanda, concorrenza accentuata, difficoltà di accesso ai finanziamenti, peso della pubblica amministrazione – vedi alla voce burocrazia – e carenza di manodopera qualificata. “Qualsiasi ipotesi di rilancio delle imprese di piccole dimensioni – è la conclusione – non può prescindere da questi problemi”.
 

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