L’economia valdostana cresce ancora, ma cala il ritmo rispetto agli ultimi due anni

A scriverlo, nel suo report annuale sull’economia regionale, la Banca d’Italia. Lato imprese il traino è il turismo, mentre tengono - grazie a Superbonus e Pnrr - le costruzioni. Fattori negativi l'indice di inflazione, l'incertezza geopolitica e il costo del credito.
La filiale di Aosta della Banca d'Italia
Economia

“Nel 2023 l’economia della Valle d’Aosta ha continuato a crescere, ma a un ritmo inferiore rispetto al biennio precedente”. A scriverlo, nel suo report annuale sull’economia regionale, la Banca d’Italia.

Non solo questione di ritmo, però: “L’indicatore dell’economia regionale – si legge – è aumentato dello 0,9 per cento, in linea con la media italiana e in misura lievemente inferiore rispetto al Nord Ovest. L’espansione, relativamente più sostenuta nel primo trimestre dell’anno, si è successivamente attenuata”.

L’andamento delle imprese

Diverse gli elementi che il rapporto Bankitalia mette sul campo, riguardo le imprese. Nel documento si legge che nel 2023 “nell’industria la dinamica dell’attività si è progressivamente indebolita, risentendo della flessione della domanda estera, fino a divenire negativa nell’ultima parte dell’anno”.

Tengono le costruzioni

Tiene, il comparto delle costruzioni, che ha visto un andamento “ancora positivo”. Il dato interessante è come, ed è presto detto. Chiave, in questo senso il sostegno “nell’edilizia privata dall’accelerazione dei lavori in vista della riduzione degli incentivi fiscali e in quella pubblica dalla realizzazione degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

In chiaro, ha spiegato in conferenza stampa Paolo Emilio Mistrulli, vicecapo della filiale di Aosta di Bankitalia, “Continua la fase positiva per le costruzioni. Il settore è sospinto dal Superbonus, con un +60 per cento nel 2023 rispetto al 2022 che continua nei primi mesi del 2024, dovuto anche ai cambi normativi che ‘obbliganoa finire prima i lavori”. Dall’altro lato, la proiezione prosegue: quando il Superbonus sarà estinto, i lavori del Pnrr – da chiudere forzatamente entro il 2026 – continueranno a dare impulso al settore.

Al riguardo, Mistrulli dice: “Sono stati aperti 51 cantieri legati al Pnrr in Valle d’Aosta, per un valore complessivo di 36 milioni. Per il 15 per cento si tratta di cantieri già conclusi”.

La crisi del manufatturiero e il traino del turismo

La presentazione del rapporto di Bankitalia. Da sx, Luciana Aimone Gigio, Simone D'Inverno e Paolo Emilio Mistrulli
La presentazione del rapporto di Bankitalia. Da sx, Luciana Aimone Gigio, Simone D’Inverno e Paolo Emilio Mistrulli

Il settore manufatturiero, invece, è ancora in difficoltà: “Il 2023 mostra un rallentamento rispetto al 2022 nell’ultimo trimestre – aggiunge ancora Mistrulli –. Qui si nota una prevalenza di cali di fatturato sui quali incide quello delle esportazioni per un –12,5 per cento in termini reali. Questo segue un biennio di fortissima espansione. Non è mistero che il ‘pezzo’ più rilevante per l’export in Valle sia la siderurgia, per circa due terzi, che si è ridotto del 25,7 per cento, un dato peggiore rispetto al resto d’Italia che segna -11,3%”.

Il settore terziario prosegue nella sua espansione complessiva anche se – dicono dai lidi della Banca d’Italia – meno intensa. “La percentuale di imprese cresce rispetto a quelle in calo, ma in maniera meno vigorosa”, dice il vicecapo della filiale aostana.

Il traino arriva dal turismo, componente fondamentale del terziario. “Il dato valdostano è più alto rispetto al resto d’Italia – sempre Mistrulli –, in si parla di un anno record, con i valori più elevati da quando esiste l’indagine Istat, da oltre vent’anni. In Valle si segnala una crescita degli arrivi 12,1 per cento e dell’11 per cento delle presenze. La componente estera cresce molto più rispetto agli italiani. Qui il peso è significativo, ma meno rispetto a media italiana”. Le stagioni invernali proseguono la crescita anche se, complessivamente, “rispetto al 2019 la Valle non è però tra le regioni più brillanti, anche se in recupero molto importante rispetto ai livelli pre-pandemici”.

E il Traforo del Monte Bianco?

“Il favorevole andamento del turismo si è riflesso sui passaggi di mezzi leggeri sulle autostrade e attraverso i trafori, aumentati nell’anno del 4,8 per cento – si legge nel report –. L’incremento è stato più contenuto per i mezzi pesanti (0,8 per cento), la cui dinamica è legata alla congiuntura economica nel suo complesso. Per ambedue le tipologie di mezzi, i transiti attraverso il traforo del Monte Bianco hanno riscontrato un calo”, dovuto alle chiusure, che incidono meno di quanto si potesse pensare.

“Nel triennio id chiusura dopo l’incendio del 1999 c’è stato un calo della redditività delle imprese valdostane rispetto alle altre – dice ancora Mistrulli –, che però non sembra aver avuto un effetto negativo sul rischio delle imprese. Quello però era uno shock inaspettato. A fronte della programmazione delle nuove chiusure, invece, le imprese si attrezzano per ridurre al massimo gli impatti negativi anticipando le commesse e spostando nel tempo le attività”.

Una sintesi della situazione valdostana

Una summa dell’andamento osservato da Bankitalia è presto fatta. Ed è lo stesso Mistrulli a sintetizzare il report: “Nel 2023 abbiamo assistito ad un rallentamento dell’economia. Tra i fattori negativi ci sono l’indice di inflazione, l’incertezza geopolitica ed il costo del credito in aumento. Tra i fattori di stimolo si inseriscono invece un turismo in netta crescita, il Superbonus ed il Pnrr per le costruzioni ed il costo dell’energia in calo. I fattori di mitigazione sono invece l’elevata liquidità delle imprese e la minore fragilità finanziaria. Le chiusure del traforo, infine, hanno un impatto relativo sulla Valle d’Aosta”.

Lato investimenti, “Si conferma un buon andamento per le imprese con almeno 20 addetti – chiude Mistrulli –. L’indagine della Chambre include anche quelle più piccole e conferma l’aumento degli investimenti, specie per l’efficientamento energetico. Ma per il 2024 le attese sono meno positive, e indicano una riduzione degli investimenti”.

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