Liberalizzazioni, Sindacati e Confcommercio contrari: “E’ la morte dei piccoli punti vendita

Sindacati e Confcommercio annunciano battaglia contro il disegno di legge sulle liberalizzazioni del settore del commercio, approvato dalla Giunta regionale. La preoccupazione è per l'apertura di nuovi Centri commerciali.
Economia

“Cosi uccidiamo la piccola distribuzione e facciamo diventare la Valle d’Aosta terra di conquista.“ Pierantonio Genestrone va all’attacco del disegno di legge, sulle liberalizzazioni del settore del commercio, approvato dalla Giunta regionale venerdì scorso. Il testo che modifica la legge 12 del 1999 –  “Principi e direttive per l’esercizio dell’attività commerciale” –  ha messo in allerta associazioni di categoria e sindacati.

I primi vedono in questa nuova normativa un pericolo, “reale”, che, le già tante strutture di vendita di medie e grandi dimensioni, raddoppino.
“Solo nella Plaine – sottolinea Genestrone – abbiamo già 12 attività di vendita di medie dimensioni (fino a 1.500 m3) e in tutta la Valle ne abbiamo una ogni 8000 abitante, mentre nel Trentino il rapporto è uno a 16.000. Situazione identica anche per i centri commerciali, qui uno ogni 40mila abitanti e in Trentino, uno ogni 71mila”.

Se Confcommercio si sta quindi mobilitando per chiedere al Governo regionale di rivedere il disegno di legge, ora all’esame della competente Commissione consiliare, anche i sindacati promettono battaglia.
“Niente da dire sulla liberalizzazione degli orari  -spiega Isabella Pirrello della Filcams Cgil –  ma siamo preoccupati perché pensiamo che non ci sia necessità in Valle di nuovi punti vendita. Con questo provvedimento, anziché creare nuovi posti di lavoro, andiamo ad aumentare il precariato nel settore.”

Il sindacato, che proprio oggi si è incontrato con la Confcommercio, spiega: “Negli ultimi anni il settore della media e grande distribuzione ha visto sempre più il ricorso a contratti interinali, a spese di quelli a tempo determinato o stagionali”. Sempre più precari, quindi, a cui si aggiungono i posti di lavoro persi, a seguito della chiusura dei piccoli punti vendita.

Ma cos’è che cambia quindi con il nuovo disegno di legge? Il provvedimento, sulla base della normativa statale, afferma il principio secondo cui :“fatta eccezione per l’attività di commercio su area pubblica, l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento della superficie di nuovi esercizi commerciali sul territorio regionale è libera”.
Per aprire  o ampliare quindi un nuovo punto vendita “non possono essere posti contingenti, limiti territoriali o vincoli di qualsiasi altra natura, salvo quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dei beni culturali, del territorio e dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano.”

E così, guardando alle grandi strutture (oltre i 1500 m3), se prima queste dovevano essere autorizzate in sede di Conferenza di servizi, ora basta “un procedimento autorizzatorio, da adottare nel rispetto delle determinazioni assunte nel Piano regolatore”.

 

 

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