Manager pubblici, quali caratteristiche dovrebbe avere l’assessore ideale

Con l’avvicinarsi del rinnovo dei governi nazionali e regionali abbiamo fantasticato sui manager che verranno.
Economia, Società

A livello nazionale l’interesse per il turismo, non è una novità, è ai minimi storici. In sostanza non è mai esistito un Ministero e di fatto, anche quando qualcosa di similare è stato creato, non si è trattato di un ente in grado di dare una svolta importante al Paese. E’ recente la presentazione del Piano strategico italiano, si tratta in assoluto di una novità che va accolta con entusiasmo ma con la consapevolezza di chi sa che i problemi evidenziati sono quelli di sempre e che, ora più che mai, è necessario agire intervenendo con forza su alcune piaghe di questo settore quali trasporti, innovazione, integrazione e qualità dell’offerta.

Per quanto molto spesso ritenuto politicamente un settore trascurabile, in realtà il turismo è forse tra i settori più influenzati dalle scelte dei manager pubblici, che spesso giocano ruoli decisivi per le sorti dei territori. Molte aziende, infatti, delegano ancora oggi, con una visione piuttosto vecchia ma diffusa, le loro attività di promozione e marketing al management della destinazione facendo ricadere su di essi la responsabilità dei risultati. Le aziende dovrebbero giocare un ruolo più dinamico sul mercato e allacciare delle sinergie più efficaci tra loro, ma in questo scenario di incertezza economica ed inefficace o insufficiente azione dell’iniziativa privata, le scelte della pubblica amministrazione assumono un ruolo ancora più determinante.

L’Italia e la Valle d’Aosta sono fatte da un tessuto imprenditoriale molto eterogeneo e costituito da piccole o micro imprese ricettive che spesso (soprattutto oggi) non hanno budget e competenze necessarie per muoversi sui mercati in maniera autonoma. Per essere realmente di aiuto alle imprese il manager pubblico, alle prese anche lui con la crisi, dovrebbe quindi dimostrare una solida formazione di base (imprescindibilmente legata al turismo) e privilegiare la logica della meritocrazia nella scelta dei collaboratori quale unica strada per ridare chance al turismo di diventare davvero un volano dell’economia reale.

Se è vero dunque che l’Assessore di turno o il manager della società pubblica non possono essere dei tuttologi, è bene che i loro staff siano preparati e messi nelle condizioni di affrontare tematiche importanti e che nel caso si ricorra ad aiuti esterni ci si rivolga al giusto partner. In realtà spesso in prima linea c’é il grande miraggio degli accademici universitari o della grande impresa, indubbiamente carichi di un bagaglio culturale importante, ma che fondano le strategie su teorie macro economiche quasi mai in grado di dare operatività ai territori perché difficilmente applicabili ai singoli contesti.

Infine, uno sguardo alla conoscenza del territorio e all’esperienza maturata, quest’ultima così tanto ricercata, non è di fatto garanzia di un efficace lavoro poiché non sottintende la conoscenza applicata dei sistemi moderni di cui un gran parlare si fa nei convegni. Nell’utilizzo di sistemi come i social network o il web marketing infatti l’esperienza trentennale non costituisce valore aggiunto semplicemente perché si tratta di sistemi nuovi sui quali l’esperienza di ognuno di noi è per forza di cose circoscritta nel tempo.

Ma come dovrebbe essere allora un tourism-manager pubblico? Secondo gli operatori dovrebbe dimostrare conoscenza della materia, forte radicamento sul territorio, essere scelto con la consapevolezza che possa dare valore aggiunto al settore, essere in grado di valorizzare le figure professionali create dalle scuole e di basare le proprie scelte su elaborazioni scientifiche dei dati.

A CURA DI TURISMOK

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