Nasce Razabym, la piattaforma valdostana che punta su baratto, riuso e relazioni di vicinato

Il progetto, sviluppato dal pensionato Mirco Volpi, parte da un’idea tanto semplice quanto concreta: molti oggetti vengono accantonati nelle case o buttati, ma ciò che a qualcuno non serve più, può ancora avere valore per altri.
razabym
Economia

Nasce, in Valle d’Aosta Razabym, una piattaforma online pensata per favorire lo scambio di oggetti inutilizzati tra persone che vivono nella stessa zona. Il progetto, sviluppato dal pensionato Mirco Volpi, parte da un’idea tanto semplice quanto concreta: molti oggetti vengono accantonati nelle case o buttati, ma ciò che a qualcuno non serve più, può ancora avere valore per altri.

Da qui prende forma l’intuizione di rimettere questi beni in circolazione, creando occasioni di scambio a livello locale. La piattaforma si rivolge a chi ha un potere di spesa limitato, ma dispone di oggetti o competenze da offrire. Razabym, infatti, si basa sul baratto: non è un sito di annunci e non funziona come un marketplace in quanto gli oggetti non hanno un prezzo. Gli utenti possono invece accordarsi tra loro per definire uno scambio, anche attraverso una chat interna.

“In un mondo guidato dagli algoritmi e dall’IA, Razabym riconduce alla persona – sottolinea Mirco Volpi – dando nuova centralità alle relazioni dirette tra persone, così come avveniva nelle vecchie cortesie di buon vicinato”

La piattaforma si presenta, dunque, come uno strumento per mettere in contatto persone con bisogni e risorse diversi, senza passare dal denaro, ma riscoprendo il valore dello spirito comunitario. Il progetto si inserisce in un contesto in cui si cercano alternative ai modelli di consumo tradizionali, con un’attenzione crescente al riuso e alle relazioni locali.

Razabym regole
Razabym regole

I bazar personali

Il sito è organizzato in “bazar”, cioè vetrine personali in cui ogni utente inserisce i beni che vuole offrire. Non si tratta di annunci singoli, ma di insiemi di oggetti, pensati per rendere lo scambio più flessibile. Una vetrina personale più ampia favorisce, quindi, una maggiore possibilità di scambio e interesse da parte di altri utenti.

Come spiega Mirco “Il bazar personale include oggetti di ogni tipo, incluso il mondo degli oggetti non funzionanti o da riparare, che in mani diverse potrebbero riprendere vita”. La piattaforma, infatti, promuove il riuso. Oggetti da riparare o incompleti possono trovare nuovi utilizzatori, con un possibile effetto sulla riduzione degli sprechi. Una questione che sta a cuore al creatore del progetto, che evidenzia come esista “un aspetto ludico, bello, nel trovare nuova utilità agli oggetti”.

Tra i principi alla base del progetto c’è la dimensione locale. Razabym punta a favorire incontri tra persone che vivono vicine, con l’idea di rafforzare le relazioni di prossimità e lo spirito di appartenenza alla comunità. “Il web funge solo da vetrina, è lo strumento, poi tutto viene ricondotto alla dimensione umana” precisa Mirco.

Un altro elemento è la possibilità di scambi non equivalenti uno a uno. Un oggetto può essere scambiato con più beni o servizi e il valore è quindi co-costruito dagli utenti. Questo permette di superare la rigidità del baratto tradizionale.

Come funziona lo scambio

Dopo essersi registrati, gli utenti creano il proprio bazar. Possono poi segnalare interesse per oggetti presenti in altre vetrine. Il proprietario riceve una notifica e può scegliere, tra i beni dell’altra persona, quelli che ritiene più adatti per uno scambio.

A quel punto si apre una trattativa tra le parti, con l’obiettivo di trovare un accordo. La negoziazione va intesa come esperienza di scoperta, coinvolgimento e costruzione del valore. La piattaforma facilita il contatto, ma lo scambio avviene fuori dal sito, attraverso un incontro diretto.

Razabym è già online e accessibile al pubblico. Gli utenti possono iscriversi e utilizzare le funzioni disponibili, tra cui la ricerca per filtri e la possibilità di manifestare interesse per gli oggetti.

di Diletta Peretto

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