Referendum Cgil su accordo contrattuale: il 92% dei votanti ha detto “no”

E' stata del 70% l'adesione delle lavoratrici e dei lavoratori valdostani dei comparti dei Ministeri, Agenzie Fiscali ed Enti Pubblici non Economici al referendum, indetto il 9 e 10 febbraio, dalla Funzione Pubblica CGIL
I sindacalisti CGIL durante la conferenza stampa, al centro Claudio Viale
Economia
E’ stata del 70% l’adesione delle lavoratrici e dei lavoratori valdostani dei comparti dei Ministeri, Agenzie Fiscali ed Enti Pubblici non Economici al referendum, indetto il 9 e 10 febbraio, dalla Funzione Pubblica CGIL sui contenuti degli accordi contrattuali 2008/2009 non sottoscritti dalla CGIL. Il dato è stata comunicato dalla stessa CGIL. Il “No” ha raggiunto il 92% dei voti espressi. “La massiccia partecipazione al referendum – si legge in una nota  – ha dimostrato la volontà della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori di volersi esprimere personalmente sul merito di quegli accordi, indipendentemente dall’iscrizione al Sindacato, considerando il referendum l’iniziativa più corretta per farlo”.  
 
Dal canto loro, invece, le segreterie regionali di Cisl e UIl della Valle d’Aosta non aderiscono allo sciopero proclamato da alcune categorie della  Cgil contro l’accordo sulla riforma degli assetti contrattuali e in merito all’accordo raggiunto a Roma sul modello contrattuale, “pur augurandosi una condivisione unitaria che avrebbe reso il sindacato più forte e coeso, ritengono di aver raggiunto un obiettivo storico proposto e perseguito da tanti anni”.
 
Concludono infine affermando che “Avere un modello contrattuale per tutti i lavoratori pubblici e privati di durata triennale, un nuovo indicatore di inflazione più credibile del tasso di inflazione programmato fissato dal governo nazionale, un meccanismo di recupero certo alla fine del triennio, la copertura dei nuovi contratti dalla data di scadenza dei precedenti, un elemento retributivo di garanzia là dove non esiste la contrattazione di secondo livello, sono elementi più che sufficienti per rivedere e sostituire l’accordo del 23 luglio 1993 che già ha dato tanto alle relazioni sindacali e che è necessario rivedere nella forma e nella sostanza”.

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