Superbonus: 177 milioni di investimenti in Valle, ma la stretta spaventa

Dalla carenza di liquidità delle imprese al mancato rispetto dei vincoli contrattuali, dal timore dei cittadini per le spese non programmate a studi di fattibilità andati a vuoto, sono numerose le problematiche causate dai cambiamenti alla misura apportati dalla Manovra.
Edilizia, gru, cantiere, costruzioni
Economia

734 domande accolte, di cui 263 di condomini e 359 di edifici unifamiliari, per un totale di 177 milioni di euro ammessi a detrazione. E’ la fotografia del Superbonus 110% in Valle d’Aosta al novembre 2022 (fonte Enea). L’investimento medio per i condomini è stato di 491mila euro circa, mentre per le unifamiliari di 105mila euro. La stretta approvata però ora con l’ultima Manovra di governo spaventa il comparto.

Agevolazione fiscale dedicata a individui, condomini, case popolari, cooperative di abitazione, associazioni di volontariato o di promozione sociale e società sportive dilettantistiche, il Superbonus nasce nel 2020 in seno al Decreto rilancio post pandemia. Nella sua forma originaria proponeva una detrazione del 110% delle spese sostenute per la realizzazione di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. Tra le attività coperte da tale misura figuravano isolamento termico, sostituzioni di impianti e lavori antisismici, cui vanno a sommarsi efficientamento energetico, installazione di pannelli fotovoltaici, creazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici e manovre di eliminazione delle barriere architettoniche.

Superbonus prima e dopo

Con le modifiche apportate dall’ultima Legge di bilancio al Decreto aiuti quater dal nuovo Governo di Giorgia Meloni, viene stabilita a decorrere dal 1° gennaio del 2023 e per spese sostenute sino al 31 dicembre del medesimo anno una riduzione della percentuale di detrazione dal 110% al 90%. Al fine di poter ottenere il rimborso, il contribuente, proprietario oppure titolare di un diritto reale di godimento sulla struttura interessata dai lavori e adibita ad sua abitazione principale, deve possedere un reddito di riferimento inferiore o pari ai 15 mila euro.

Una parte di coloro che hanno già avviato i propri progetti edilizi entro il 31 dicembre del 2022 potrà tuttavia ancora godere del Superbonus nella sua forma piena al 110%. 

Altra importante novità, accanto al rispettivo taglio al 70% nel 2024 e ai 65% nel 2025, anche l’introduzione del vincolo alla scelta di imprese che, all’atto della stipula del contratto di appalto o subappalto per lavori di costo superiore ai 516 mila euro, possiedano opportuno attestato Soa: tale decisione intende incrementare l’affidabilità delle aziende incaricate aumentando i controlli antifrode e limitando il numero di realtà nate con la sola intenzione di approfittare delle detrazioni fiscali.

“Sono davvero poche le realtà valdostane che possiedono opportuna certificazione Soa, un tempo richiesto per l’adesione ai soli appalti pubblici – analizza Giorgio Marchesano di For Sinergy, ditta di tecnici specializzati in progettazioni di impianti e riqualificazioni energetiche -. Oltre alle criticità apportate dal limite di costo dei lavori a 516 mila euro, è difficoltoso per molti dimostrare competenze pregresse e specifiche relative a una tipologia di intervento di fatto nata soltanto 3 anni fa”.

Il Decreto aiuti Quater interviene anche a sanare il rischio di fallimento da parte di ditte che, accumulata una certa quantità di crediti, non risultano più in grado di monetizzarli a causa della decisione di banche e finanziarie di bloccarne l’acquisto. In tale senso, la manovra innalza a cinque il limite massimo di cessioni effettuabili rendendolo peraltro retroattivo all’entrata in vigore della legge. In aggiunta, i servizi assicurativi e finanziari per le imprese avranno modo di concedere, previo esame dei crediti di imposta maturati alla data del 25 novembre 2022, garanzie per eventuali concessioni ponte alle aziende costruttrici o edili italiane.

Il Superbonus in Valle d’Aosta

Sono molti i valdostani ad aver avviato nel corso dell’anno passato importanti lavori di riqualificazione dei propri immobili convinti di poter beneficiare di una esenzione totale; tuttavia, il 20% delle spese a proprio carico pare aver rimesso in discussione le aspettative di molti spingendoli alla rinuncia.

“Inutile negare che si tratti di uno scenario drammatico, che vede le aziende private del controllo della situazione e impossibilitate a effettuate programmazioni sul lungo termine – commenta Andrea Caruso di Cna Valle d’Aosta -. La brusca frenata imposta ad alcuni interventi, conseguenti ad accordi già presi mesi prima e scaturiti in apposite verifiche di idoneità immobiliari ed edilizie, non potrà che avere forti e inattese ripercussioni sulle ditte valdostane coinvolte”.

I 20 punti in meno di vantaggio fiscale previsti rischiano di rendere tale provvedimento pur importante di gran lunga meno attrattivo rispetto al passato, conducendo molti degli ipotetici beneficiari a rinunciare all’esecuzione di lavori soltanto in parte coperti dalla detrazione fiscale fissata al 90%.

“Nonostante non siamo a oggi in grado di stimare le ricadute registrate sugli interventi già programmati in termini di sospensioni o rinuncia, indubbio resta il fatto che tale Manovra 2023 abbia generato un rallentamento prossimo all’azzeramento dell’operatività delle banche – commenta Stefano Fracasso, segretario regionale di Confartigianato imprese Valle d’Aosta -. Di fatto, tuttavia, i primi scogli risalgono al collo di bottiglia generato da quegli istituiti bancari che, dopo aver comperato liberamente da committenti e imprese, hanno successivamente rifiutato di convertire il denaro fiscale in moneta concreta generando immobilità e problematiche di liquidità ai compratori”.

Ditte e disguidi

Nonostante i buoni propositi e la finalità di rilanciare l’economia italiana a seguito di anni di crisi e difficoltà, il Superbonus 110% ha finito con il mettere in ginocchio per prime le aziende meno preparate. Dopo un 2020 in cui chiunque poteva fruire del beneficio, effettuare sconti in fattura o cedere crediti e un 2021 in cui lo Stato ha tentato invano di restringere le possibilità di detrazione incanalandole sulle sole imprese più strutturate, lungo tutto il 2022 è emersa chiaramente la situazione di stallo dell’intero provvedimento.

“Il passaggio a un contributo pari al 90% di fatto non cambia di molto l’impostazione originaria della misura bensì aiuta in un certo senso a responsabilizzare maggiormente il cliente finale, dapprima erroneamente convinto di poter ristrutturare completamente la propria casa senza spese e ora costretto a monetizzare una fetta pur ridotta del proprio investimento – commenta Claudio Varisellaz, presidente di Confartigianato imprese Valle d’Aosta nonché gestore della ditta di impianti termoidraulici Idroservice srl -. Consci di assistere a un continuo e ininterrotto aumento dell’inflazione, tale variazione potrebbe spingere molti ad adottare un pizzico di buon senso e ad abbandonare la richiesta del beneficio in questione”.

Le problematiche raccolte ma anche riscontrate sulla propria pelle da Varisellaz risultano comuni e diffuse pressoché tra tutte le ditte e gli imprenditori valdostani e, più specificatamente, all’interno del settore edile e del comparto dell’impiantistica, ambedue lavori principali e cosiddetti trainanti del Superbonus.

“Sono state numerosissime le richieste registrate dalla nostra impresa ma in seguito mai concretizzatesi in commesse per via di vincoli che in molti casi hanno fatto desistere condomini o utenti – racconta l’uomo -. Paletti e obblighi vari hanno spinto molte aziende a investire risorse umane ed economiche in sopralluoghi, preventivi e offerte successivamente quasi mai andate a buon fine, ciò che non ha potuto che penalizzare le realtà meno preparate o inesperte”.

Pochi ancora, secondo i gestori delle aziende nostrane, i clienti finali che possiedono una capacità economica sufficiente per gestire la detrazione prevista in maniera autonoma e senza credito.

“Se anche teoricamente tale idea poteva essere sposata e sottoscritta, nella pratica concreta è vero anche che essa è nata già affetta da vizi di gioventù che l’hanno resa soggetta a un numero spropositato di modificazioni legislative durante tutto il primo anno di attuazione – osserva Varisellaz -. Una volta decollata nella sua fase di acquisizione, tale Manovra si è vista costretta entro tempistiche eccessivamente ristrette che hanno impedito a imprese e imprenditori di concretizzare la mole di lavoro inizialmente ipotizzata”.

La soglia Isee e la cessione dei crediti

Anche le limitazioni imposte al reddito massimo dei beneficiari pare aver registrato notevoli ripercussioni sui professionisti operanti in Valle d’Aosta: i vincoli alla natura di prima casa di proprietà e la soglia economica abbassata a 15 mila euro sono orientate secondo alcuni a ridurre il numero di interventi riguardanti le ville unifamiliari concentrandosi su quelli riguardanti le plurifamiliari.

Anche la questione della cessione dei crediti viene giudicata complessa e variabile da molte imprese nostrane.

“Dopo aver ridotto le cessioni da illimitate a sole 3 con la finanziaria dell’anno passato, si è verificato una sorta di stallo prolungato dovuto all’assenza di plafond da parte delle banche – conclude Marchesano -. Ora il Governo ha allargato a 5 dando l’opportunità di vedere direttamente a un cliente della banca durante l’ultimo step, ciò che da un lato può sicuramente regalare ossigeno agli istituti cancellando tuttavia molte delle possibilità di privati costretti alla rinuncia”.

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