Personale alberghiero, l’Adava: più difficoltà a reperirlo che prima del Covid

L’associazione degli albergatori ha condotto un sondaggio tra gli associati, cui hanno risposto poco più di 230 strutture. Gérard: “non è sufficiente indicare come capro espiatorio il solo reddito di cittadinanza”.
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L’80% delle strutture ricettive valdostane incontra maggiori difficoltà nel reperimento del personale per la stagione estiva rispetto al 2019, anno pre-Covid. E’ uno dei dati che emergono da un’indagine conoscitiva effettuata dall’Adava, l’associazione degli albergatori valdostani, tra gli associati. Al questionario, mirato anche ad “indagare quali siano le cause che rendono poco attrattivo il settore”, hanno risposto poco più di 230 strutture.

Alla domanda “Attualmente sei riuscito a completare l’organico della tua azienda?” il 72% ha risposto di no, mentre al 63% di questi mancano ancora da una a tre persone per soddisfare l’esigenza di personale. Quanto ai settori in cui si sono riscontrate le maggiori difficoltà, il 33% dei partecipanti ha evidenziato la sala/bar, il 26% la cucina e il 19% l’housekeeping.

L’Adava evidenzia poi che la maggior parte delle strutture che hanno risposto forniscono vitto (80%) e alloggio (75%). Quanto alla durata della stagione e ai mesi di lavoro offerti, il 44% ha dichiarato di proporre oltre i 4 mesi, il 35% da 2 a 3 mesi e il 21% da 3 a 4 mesi. La stragrande maggioranza degli intervistati (l’85%) ritiene che la crisi nella ricerca del personale sia un problema strutturale.

Quanto alle principali motivazioni, la principale (50%) è individuata nella differenza troppo bassa tra reddito da lavoro e altre forme di assistenzialismo, seguita dal cambiamento nell’approccio relativo al valore attribuito al tempo libero (36%) e alle retribuzioni non adeguate rispetto al numero di ore e al sacrificio richiesto (14%).

Alla richiesta di un suggerimento per migliorare la situazione, l’81% del campione ha evidenziato la riduzione della tassazione, in particolar modo sul personale stagionale e sugli straordinari. La maggioranza (il 60%) non è poi d’accordo con l’inserimento di una “mancia obbligatoria” a carico dei clienti, da girare ai lavoratori ad integrazione della retribuzione. Il 52% delle strutture partecipanti ha detto “sì” (e il 46% “forse”) all’avvio di collaborazioni con scuole alberghiere al di fuori dell’Italia e dell’Europa.

“Nonostante abbia sicuramente giocato un ruolo importante, – commenta Filippo Gérard, presidente dell’Adava – non è sufficiente indicare come capro espiatorio il solo reddito di cittadinanza, o semplicemente dire che dobbiamo pagare di più i nostri collaboratori.  Molti lavoratori che prima della pandemia lavoravano nel nostro settore si sono riversati su altri settori, non sempre ottenendo retribuzioni maggiori, ma spesso non lavorando nei weekend o nei periodi delle festività”.

“Per molti altri – aggiunge il Presidente dell’associazione – c’è stato invece un vero e proprio cambio di paradigma che ha cambiato totalmente l’approccio relativo alla propria vita e al valore attribuito al tempo libero, magari da dedicare alla propria famiglia (e questo è ancora più vero per i nostri collaboratori che vengono da fuori Valle)”.

“L’unica soluzione per uscire da questa impasse –– conclude Gérard – è creare le condizioni di attrattività del settore a 360°: su questa tematica esiste già un tavolo di confronto nell’ambito del Consiglio per le Politiche del lavoro e credo che solo da lì e da un ragionamento congiunto tra tutte le parti rappresentate in quella sede si possano individuare le iniziative da mettere in campo”.

Una risposta

  1. Siamo alle solite ,se le persone venissero remunerate per quello che valgono non ci sarebbe questa mancanza di personale, questo in tutti i settori

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