Violenza di genere in ambito lavorativo: in Valle d’Aosta tanti casi ma poche denunce

L’autore è un uomo in circa 3 casi su 4 e nel 45% un superiore; nonostante nelle vittime prevalga per il 30,3% un sentimento di rabbia per il sopruso subito, il 59,4% non è stato seguito da alcuna denuncia.
Lavoro

Secondo una indagine Istat riferita al biennio 2015/2016, il 39,7% delle donne valdostane tra i 14 e i 65 anni ha subito nel corso della propria vita forme di molestia o ricatto sessuale. Per larga parte nascosto dalle vittime e motivato da rapporti di potere ineguali, il fenomeno pare acuirsi a livello professionale scaturendo in episodi quali abusi fisici, verbali e psicologici, bullismo, mobbing e stress. La problematica dei soprusi subiti da uomini e donne sul proprio posto di lavoro è al centro di un recente studio nato dalla collaborazione tra l’Ufficio regionale consigliera di parità, la sede regionale dell’Inail, il Centro donne contro la violenza di Aosta e l’Osservatorio economico e sociale.

I casi

La compilazione da parte di un campione di 300 volontari di un questionario web anonimo e attivo dal mese di novembre del 2021 al mese di giugno del 2022 ha permesso di rilevare un totale di 106 casi di violenza lavorativa, 79 dei quali subiti direttamente dall’intervistato e 26 invece soltanto conosciuti indirettamente. In correlazione a essi, ulteriori 103 episodi – di cui 45 vissuti e i restanti 58 riferiti – hanno riguardato il solo momento dell’assunzione e prettamente la componente femminile.

Le denunce più diffuse nel corso della vita professionale dell’individuo sono per il 62,2% le molestie generiche, per il 22% gli atti di violenza veri e propri e per il 15,6% l’abuso fisico.

Le tipologie di violenza
Le tipologie di violenza

Vittime e autori

I fenomeni di violenza documentati dal sondaggio e diffusi indistintamente in tutte le fasce di età vedono come autore un uomo in circa 3 casistiche su 4; in aggiunta, se nel 45% si è trattato di un superiore e nel 23% di un direttore o di un datore, mentre soltanto per 1/4 ha riguardato un collega.

“Nel rapporto di lavoro si riproducono le stesse dinamiche presenti nella società ma si aggiungono quelle dovute sia alla differenza di genere sia alle relazioni economicamente asimmetriche tra datore, superiori e lavoratori – spiega la relazione regionale -. All’interno di tutti i settori economici e per tutte le professioni si possono riscontrare episodi similari che colpiscono sia le donne sia gli uomini seppure in maniera diseguale”.

Le categorie di vittime
Le categorie di vittime

Frequenza

“Circa un terzo degli intervistati dichiara di avere subito nel corso della propria vita lavorativa tra 2 e 3 episodi di violenza, mentre il 21% afferma di averne subito uno soltanto e il 46,7% afferma però di averne subiti oltre 4 – illustra la ricerca curata dagli organi della Regione -. Se per il 56,2% essi sono avvenuti occasionalmente, per circa il 31% essi si sono manifestati con una certa frequenza ma irregolarmente e nel restante 12,4% dei casi essi sono occorsi spesso e con regolarità”.

La frequenza degli episodi
La frequenza degli episodi

Periodi e ambiti

Verificatosi durante gli ultimi 12 mesi antecedenti l’indagine per il 23% di essi e durante i passati 3 anni per il 53% di essi, il sopruso più rilevante raccontato dagli intervistati riguarda nel 53% dei casi imprese con oltre 50 addetti dove la vittima ricopre il ruolo di dipendente con contratto a tempo indeterminato (67%) o determinato (22%).

“Non si è in grado di stabilire se la situazione di maggiore precarietà possa costituire un presupposto facilitante gli episodi di violenza, ma i dati paiono suggerire che, anziché proteggere da tali abusi, la stabilità occupazionale possa rappresentare un elemento di sicurezza e una spinta a far emergere tali episodi – commentano i ricercatori regionali -. Pubblica amministrazione, sanità e assistenza sociale, servizi alle imprese, di informazione, finanziari e assicurativi e immobiliari sono gli ambiti lavorativi che concentrano il maggiore numero di episodi ritenuti significativi dagli intervistati, circa il 60%”.

Per ciò che concerne i fenomeni avvenuti al momento dell’assunzione, essi hanno riguardato prevalentemente figure di ufficio (36,6%), seguite dalle professioni tecniche, amministrative, sportive o artistiche a media qualificazione (19,5%) e dalle professioni di vendita al pubblico o di servizio alla persona (16,5%).

I settori interessati dal fenomeno
I settori interessati dal fenomeno

La reazione

Stando alle risposte collezionate dallo studio, larga parte delle violenze (59,4%) non è stata seguita da alcuna denuncia ad amici, famigliari, colleghi o rappresentanti istituzionali tra cui autorità giudiziarie o di polizia, responsabili aziendali, sindacati o uffici competenti.

“Per ciò che concerne le violenze gli intervistati tendono a rivolgersi ad altri soggetti per il 75% durante la storia lavorativa e per il 67% all’atto dell’assunzione, mentre l’esatto contrario avviene nel caso delle molestie, dove rispettivamente il 75% e il 65% di essi non si relaziona con altre persone – osserva la ricerca -. Le principali motivazioni riguardano la considerazione che il fatto non era da ritenersi così grave o abbastanza importante (16,2%), seguito dalla paura del giudizio altrui (12,2%), dalla percezione che le forze dell’ordine non avrebbero fatto nulla (10,8%) e dal timore di mancata riservatezza (10,8%)”.

Le ragioni del silenzio
Le ragioni del silenzio

Sebbene nel 46% dei casi l’episodio non ha dato adito a reazioni particolari, nel 15% dei casi le persone hanno cambiato lavoro, nel 9% hanno subito un licenziamento, nel 7,7% sono state oggetto di demansionamento e nel 3,8% sono state trasferite.

“Il sentimento che prevale tra gli intervistati dopo aver subito la violenza è quello della rabbia (30,3%), seguito da quello di impotenza e ansia (22,7%), imbarazzo e vergogna (12,1%) e paura o sgomento (10,6%) – denota la ricerca -. Il 78% di coloro che hanno subito una molestia sessuale afferma di non sentirsi sicuro sul proprio posto di lavoro, cui si associa un 60% di individui che riferisce di ulteriori discriminazioni di genere e professionali, mobbing e violenze psicologiche”.

I sentimenti legati alla violenza
I sentimenti legati alla violenza

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