Kimshung, “la montagna bastarda”: la première del docufilm che racconta l’impresa dell’alpinista François Cazzanelli

Ci ha messo dieci anni per conquistarla, ma alla fine ce l’ha fatta. Nell’ottobre del 2025 François Cazzanelli è arrivato, insieme al compagno di cordata Bepi Vidoni, sulla vetta del Kimshung, a più di 6.700 metri di quota.
Kimshung proiezione del film al Billia
Montagna

Ci ha messo dieci anni per conquistarla, ma alla fine ce l’ha fatta. Nell’ottobre del 2025 François Cazzanelli è arrivato, insieme al compagno di cordata Giuseppe Vidoni, sulla vetta del Kimshung, a più di 6.700 metri di quota. Ieri sera, mercoledì 27 maggio, al Grand Hôtel Billia, si è svolta la prima proiezione del docufilm che racconta la lunga avventura dell’alpinista valdostano: “Kimshung – La montagna del destino”.

Una première accolta da una sala al completo. Tra le prime file alcuni volti noti dell’alpinismo, della montagna e, più in generale, dello sport: l’alpinista Marco Camandona, il presidente dell’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna Ezio Marlier, il presidente dell’Associazione valdostana dei maestri di sci Beppe Cuc, il trail runner Nadir Maguet e molti altri. Gli amici, la famiglia e la gente.

Ottobre 2025, Cazzanelli raggiunge la vetta: “che fosse andata bene o che fosse andata male sarebbe stata l’ultima volta sul Kimshung”.

“Si vedevano le stelle, non c’era vento”. Oltre i 6.000 metri di quota, “la traccia era perfetta”. All’alba si cammina “nella neve fonda che arriva al ginocchio”. Poi si scala. Gli ultimi passi. Cazzanelli che si fa coraggio: “vedo la cresta davanti a me”. E finalmente raggiunge, insieme a Giuseppe Vidoni, la cima del Kimshung, montagna fino ad allora ‘inviolata’.

È fine ottobre. Corre l’anno 2025. Dieci anni dopo il primo tentativo. “Che fosse andata bene o che fosse andata male sarebbe stata l’ultima volta sul Kimshung” questa la promessa di Cazzanelli prima di portare a termine, con successo, l’impresa.

“Dalla tenda alla punta ci abbiamo messo un giorno” racconta Cazzanelli. Un sogno durato dieci anni che si è realizzato in meno di 24 ore. E questo è ciò che resta nei ricordi dell’alpinista: “Come definirlo? Un bastardo. Il Kimshung prima ti colpisce per la sua durezza, la sua verticalità, ma poi quando hai la fortuna di osservarlo anche al tramonto capisci la sua dolcezza, la sua magia. Questa montagna è pura armonia”.

François Cazzanelli foto Alice Dufour
François Cazzanelli foto Alice Dufour

“Il Kimshung era diventato una beffa”: i tentativi falliti.

In dieci anni sono tre i tentativi, non riusciti, di raggiungere la vetta del Kimshung. Il primo nel 2015. Il terremoto in Nepal, con epicentro nel villaggio di Langtang, causa l’interruzione della spedizione. Un anno dopo, nel 2016, François Cazzanelli ci riprova, ma durante la notte della scalata una scarica di roccia o ghiaccio – “difficile dirlo” dato il buio – lo colpisce al braccio destro. “Con la mia lampada frontale ho visto il sangue che correva lungo la manica. Ricordo il freddo che mi entrava nelle ossa. Mentre aspettavo l’elicottero, volevo vivere”. Cazzanelli viene trasportato a Katmandu in ospedale. Lì viene operato d’urgenza.

Il terzo tentativo è nel 2024. “Una spedizione perfetta, dove però si manca il traguardo per 200 metri”. “Il vento ci ha dilaniato. Siamo piombati nell’ombra”. François Cazzanelli, Giuseppe Vidoni e Jérome Perruquet interrompono l’ascesa. La cima resta ancora sospesa nel destino. “Decisione durissima rinunciare dopo tutto quello che avevamo lottato” confessa Cazzanelli. “Il Kimshung era diventato una beffa”.

“Al ritorno dalla prima spedizione ci siamo detti: dobbiamo tornarci”: la forza dell’amicizia tra Cazzanelli e Vidoni

In cordata con la guida alpina cresciuta ai piedi del Cervino, François Cazzanelli, classe 1990, c’è l’alpinista friuliano di Gemona Giuseppe Vidoni, detto ‘Bepi’, più giovane per soli quattro anni.

“L’unione e l’amicizia hanno fatto la differenza” racconta Cazzanelli. Il Kimshung è stato “un bel risultato per entrambi”. Quell’amico timido e “riservato” pronuncia solo poche parole: “è il team che fa la forza. Il bello delle spedizioni è condividere: il viaggio, il campo base, l’acclimatazione”. “Sia io che François al ritorno dalla prima spedizione ci siamo detti: dobbiamo tornarci”. Così è stato. Una salita “delicata”. “Un errore significava trascinare nel vuoto anche Bepi” ricorda Cazzanelli.

E così si è concluso: con l’abbraccio di due amici sulla vetta del Kimshung, tra lacrime, urla di gioia e l’applauso del pubblico in sala.

Dieci anni di riprese del regista Damiano Levati

Il film documentario porta la firma del regista Damiano Levati. Oltre a narrare l’impresa degli alpinisti François Cazzanelli e Bepi Vidoni, il docufilm racconta il rapporto tra le persone e gli ambienti estremi. Lo fa alternando alle riprese tradizionali e alle interviste, sequenze video catturate dai droni e dalle telecamere posizionate sui protagonisti. Racconta il Nepal, racconta il Kimshung, ma racconta soprattutto emozioni.

“È stata la realizzazione di un vero documento. Non c’è stato calcolo o forzatura nel racconto. È semplicemente quello che è successo” spiega il regista. Il film ripercorre dieci anni: dal primo tentativo del 2015 fino al raggiungimento della vetta nel 2025. “Vorrei che anche chi lo guarda sentisse questo impegno (temporale, ndr) e sentisse la responsabilità di portarlo a termine” conclude Levati.

A organizzare la première del docufilm, al Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent, Cva (Compagnia Valdostana delle Acque), main sponsor della produzione insieme a La Sportiva.

“Ci hanno accompagnato in questa scalata” commenta Giuseppe Argirò, amministratore delegato di Cva. Si tratta di “insegnamenti incredibili, quindi documentarli e lasciarli alla storia per dare la possibilità a tutti di vederli credo che sia un valore per noi corale”.

“Non potevamo non esserci” aggiunge poi Vittorio Barrasso, brand & communication corporate manager de La Sportiva. “Era un dovere morale aiutare questa squadra a inseguire questo sogno. Grazie per aver portato in cima anche noi”.

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