In attesa di capire se il mese di giugno sarà da record per le temperature registrate, i primi dati e le prime immagini mostrano come a soffrire per il caldo non siano solo le persone, ma anche le montagne.
I dati della temperatura dell’aria rilevati dalla stazione meteorologica automatica sul Monte Bianco, a 4.750 metri di quota, confermano la forte anomalia termica che sta interessando l’intera Europa e, in particolare, il nostro Paese.
Nell’ultima settimana la soglia dello zero termico è stata superata in diverse occasioni. Il 18 giugno alle 12 il termometro del Monte Bianco registrava +0,8 °C; il il 24 giugno, tra le 8 e le 12, la temperatura media oraria massima è stata di +2 °C; e ancora il 25 giugno con +0,75 °C e il 26 giugno con +0,2 °C.
L’anno scorso la temperatura sulla vetta del Monte Bianco aveva superato lo zero il 19 settembre 2025, quando la temperatura media oraria delle 9 raggiunse +0,4 °C. Nello stesso anno, tra il 10 e il 12 agosto, si registrò un prolungato periodo con temperature positive, culminato con una temperatura media oraria superiore ai +5 °C.
Temperature sopra lo zero termico anche sul Cervino, dove la sera del 25 giugno, sulla parete nord del Cervino, un breve ma intenso temporale ha scaricato pioggia e grandine oltre i 4.000 metri di quota.
Le immagini scattate dalla parete nord mostrano cascate d’acqua scorrere lungo la parete rocciosa, un fenomeno reso possibile da uno zero termico che, secondo il bollettino dell’Ufficio Meteo della Regione Autonoma Valle d’Aosta, nella giornata del 25 giugno si collocava tra i 4.300 e i 4.800 metri di quota.
“È evidente come condizioni di questo tipo abbiano ripercussioni significative sulla criosfera – spiega in una nota Arpa Vda – anche alle quote più elevate, determinando: un’intensa fusione del manto nevoso, che alimenta con largo anticipo e con volumi significativi i deflussi nei torrenti valdostani; una forte ablazione dei ghiacciai, con perdite di volume più tipiche della fine di luglio e dell’inizio di agosto; un abbassamento della superficie glaciale superiore a 3-5 cm al giorno e un aumento della temperatura del permafrost che interessa i versanti detritici e le pareti rocciose in diversi settori della Valle d’Aosta”.
