Mafia, dieci arresti nel trapanese tra cui due donne. Decapitato clan di Alcamo

Anna Maria Accurso, moglie di Antonino Melodia, sarebbe stata impiegata per ricevere e conservare i soldi incassati dalle estorsioni
News Nazionali
Palermo, 3 nov. – (Adnkronos) – E' di dieci persone arrestate, tra cui due donne, il bilancio di una vasta operaizone antimafia eseguita all'alba di oggi dalla Squadra mobile di Trapani e dal commissariato di Alcamo. Le accuse variano dall'associazione mafiosa, estorsione, incendio, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi e ricettazione

L'operazione antimafia 'Dioscuri', coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Maria Teresa Principato e dai pm della Dda Paolo Guido e Carlo Marzella, ha ricostruito gli assetti del mandamento di Alcamo, controllato dalla storica famiglia mafiosa dei Melodia, legata al boss latitante Matteo Messina Denaro. Tra gli arrestati, tutti di Alcamo, spiccano i nomi dei fratelli Nicolò e Diego Melodia, pregiudicati mafiosi di 85 e 74 anni, ritenuti gli attuali reggenti della cosca, rispettivamente padre e zio di Antonino Melodia, capo indiscusso del mandamento alcamese per alcuni anni. Ma anche due donne:Anna Maria Accurso, 46 anni, moglie del capo mandamento detenuto Antonino Melodia, e Anna Greco, 49enne, figlia di uno degli arrestati. Secondo gli investigatori, la Accurso sarebbe stata impiegata per ricevere e conservare i soldi incassati dalle estorsioni. Anna Greco sarebbe stata incaricata di recapitare le lettere con le richieste di pizzo e riscuotere il denaro dalle vittime del racket.

In carcere, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palermo Antonella Consiglio, sono finiti inoltre Filippo Di Maria, 46 anni; Lorenzo Greco, 77 anni; Stefano Regina, 45 anni; Gaetano Scarpulla, 40 anni; Felice Vallone, 41 anni; Tommaso Vilardi, 66 anni. A Lorenzo Greco, Stefano Regina e Felice Vallone, già detenuti, la misura cautelare è stata notificata in carcere.

Le vittime del pizzo delle famiglie mafiose di Alcamo erano costrette a pagare fino a duecentomila euro agli estorsori mafiosi. "Le indagini tecniche, ampiamente auspicate da vari consessi civici e politici di Alcamo e dagli appelli della locale Associazione industriali ed anti racket, oltre all'ampio spaccato associativo ed ai gravi reati – spiegano gli inquirenti – hanno soprattutto accertato continui episodi di ritorsione, e, conseguentemente, anche un forte disagio tra le stesse vittime delle azioni criminali commesse dai due gruppi contrapposti, plurime pratiche estorsive in danno di imprenditori operanti nei più svariati settori, i quali si venivano contemporaneamente a trovare nella inusuale e pressante morsa estorsiva delle due fazioni mafiose".

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