Omicidio Scazzi, Misseri in lacrime: “Ho ucciso io Sarah usando una corda”

Lo ha detto Michele Misseri nel corso della sua deposizione in Corte d'Assise per il processo Scazzi rispondendo alle domande del difensore della figlia, l'avvocato Franco Coppi. Subito dopo il suo difensore, Armando Amendolito, ha rimesso il mandato.
News Nazionali

Taranto, 5 dic. – (Adnkronos/Ign) – ‘Non è stata Sabrina a uccidere Sarah, sono stato io. Ho utilizzato una corda trovata nel garage. Questo rimorso non lo posso più portare addosso’. Lo ha detto Michele Misseri nel corso della sua deposizione in Corte d’Assise per il processo Scazzi rispondendo alle domande del difensore della figlia, l’avvocato Franco Coppi. Subito dopo il suo difensore, Armando Amendolito, ha rimesso il mandato.

Misseri, imputato solo per occultamento di cadavere, ha spiegato che quel pomeriggio del 26 agosto 2010, dopo aver pranzato brevemente, è sceso nel garage. ‘Il trattore non partiva -ha detto- ero già nervoso dalla mattina. Il portone del garage era tutto aperto: Sarah non l’ho vista scendere, è giunta improvvisamente alle mie spalle. Forse mi ha chiesto se poteva suonare al citofono della mia abitazione o forse mi ha chiesto perché stavo guidando. Non ho capito bene cosa voleva da me. Mi stava dando fastidio"

A tratti l’uomo durante l’esame scoppia a piangere ma poi riprende il racconto: "Le ho chiesto di andarsene, quindi l’ho sollevata per farla andare via, ma lei mi ha dato un calcio. Da questo calcio è partito tutto. L’ho afferrata alle spalle e ho preso un pezzo di corda, avvolgendola con tre giri. Ma di questo me ne sono reso conto dopo’. Misseri ha anche spiegato che ‘il telefono di Sarah stava suonando’. Ad un certo punto la ragazza ‘si è accasciata – ha continuato il contadino – ed è caduta sul compressore. Non so nemmeno io quanto è durato tutto. Sono rimasto scioccato e non sapevo cosa dovevo fare in quel momento’. Poi, come aveva imparato durante la permanenza in Germania in un corso delle tecniche di soccorso, le ha schiacciato un occhio per vedere se si muoveva, sperando che fosse solo svenuta. E invece non si muoveva. L’uomo non ha saputo dire se Sarah ha avuto delle reazioni mentre veniva strangolata, ha solo detto che "non ha urlato. Non l’ho vista di fronte, ero alle spalle. Mi sono ripreso quando è squillato il suo telefonino".

L’uomo ha spiegato che nell’ispezione effettuata nel garage dopo la sua confessione e il suo arresto non era riuscito a far vedere agli inquirenti cosa fosse successo perché, ha affermato testualmente, ‘io stavo drogato’. L’avvocato Coppi lo ha rassicurato dicendo che ‘nel caso chiederemo alla Corte di andare sul posto e lei farà vedere cosa è accaduto’

Misseri ha ribadito di non aver confidato né alla moglie né alla figlia quanto era successo. "Io non ho mai coperto nessuno, ho fatto tutto da solo, non mi volevo scoprire. L’unica bugia che ho raccontato è quella della violenza successiva all’omicidio". E ha anche negato di essere stato aiutato da qualcuno nella soppressione del cadavere, che fu gettato nel pozzo di contrada ‘Mosca’. Quindi, sia il nipote Cosimo Cosma che il fratello Carmine Misseri non l’avrebbero supportato. "Se io avessi detto a Cosimo Cosma di gettare Sarah nel pozzo lui avrebbe gettato me", ha aggiunto. "Mia figlia non c’entra niente".

In seguito alla dichiarazione il suo difensore, Armando Amendolito, ha annunciato alla Corte, presieduta da Rina Triunfo, di voler rimettere il mandato. ‘Non c’è piena aderenza con la linea concordata con il cliente’, ha riferito l’avvocato. Il processo è quindi stato sospeso per un’ora e mezza ed è ripreso con la nomina di un nuovo difensore d’ufficio. La scelta è caduta sull’avvocato Luca Latazza.

Misseri che in questo processo è sia testimone che imputato ha accettato il nuovo difensore e alla ripresa dell’udienza ha proseguito con la sua ricostruzione degli eventi e ha accusato il suo primo difensore (prima di ufficio, poi di fiducia), l’avvocato Daniele Galoppa, e la consulente criminologa, arruolata dal legale, Roberta Bruzzone, di avergli fatto pressioni affinché cambiasse la sua versione sull’omicidio della nipote, accusando la figlia Sabrina e identificando in una cintura, invece che in una corda, l’arma del delitto.

"La storia della cintura è venuta fuori quando è intervenuta la dottoressa Roberta Bruzzone" ma l’arma del delitto "è sempre stata una corda che poi ho buttato nella spazzatura insieme alle scarpe", ha detto Misseri riferendosi alle ciabatte infradito indossate dalla vittima. "Non c’è stata nessuna cintura", ha assicurato. Quindi ha attribuito la presenza sul collo del cadavere di segni che potevano riportare a delle cuciture al "manico del compressore. Sarah è cascata con il collo sul compressore, non con la testa". "Anche il professor Strada (il medico legale incaricato dalla Procura ndr) – ha inoltre sottolineato il contadino – prima ha detto che era una corda e poi che era una cintura".

In un altro passaggio dell’esame testimoniale condotto dall’avvocato Coppi Michele Misseri ha spiegato i motivi per i quali sarebbe stato convinto dall’avvocato Galoppa ad accusare la figlia. "Noi ti vogliamo aiutare -avrebbe detto il legale insieme alla dottoressa Bruzzone- adesso arrestano tuo fratello e tua moglie mentre a tua figlia daranno solo due anni e tu sarai libero". 

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