A Quart si porta avanti il sogno di una casa sotto terra

L'idea è di un perito elettronico, Alberto Bois, che vuole costruire una “casa ipogea” in località La Montagne. Alcune normative però non lo permettono e il sindaco del paese, Jean Barocco, ha coinvolto Regione, Celva, Usl, Arpa e Ordini professionali.
Il rendering dell'abitazione
Politica

“Quando il signor Bois è venuto in Comune, a fine estate dell'anno scorso, per chiedere dei pareri su questo progetto gli ho subito chiesto se avesse premura”. Il sindaco di Quart Jean Barocco scherza così sulla particolare vicenda di Alberto Bois, perito elettronico in una ditta che si occupa di isolamenti e coibentazione di immobili, e la sua idea di costruire in località La Montagne una casa ipogea.

Detto in parole povere, si tratta di una abitazione sotto terra: “Scavata in una pendenza – come spiega lo stesso Bois – con ampie vetrate che danno verso il sole”. L'idea è quindi quella di realizzare una costruzione di 100 metri quadri, sprovvista di tetto perché sarebbe formato dallo stesso terreno e con pannelli fotovoltaici sopra le vetrate: “Le stanze principali sarebbero tutte esposte al sole e dietro ci sarebbe solo il corridoio, la cabina-armadio e la lavanderia”, racconta il tecnico.

Tra il dire e il fare però la distanza è lunga, perché le varie normative non prevedono ancora la possibilità di una costruzione simile, la quale tra l'altro necessita di una serie di accorgimenti tecnici. “Avevo questo terreno e prima di cominciare ho chiesto al Comune di Quart un parere urbanistico e uno sanitario – racconta Bois – il sindaco Barocco ha visto che per legge si sarebbe dovuto bocciare il progetto, ma parlandone assieme siamo convenuti sul fatto che si possano prendere degli accorgimenti per renderlo fattibile”.

Da quel momento, i due cominciano un percorso che coinvolge prima di tutto il Celva, consorzio che riunisce tutti gli Enti locali della Valle d'Aosta e l'Ordine degli architetti e degli ingegneri, ma anche l'Usl e la Regione. Non tutti i problemi sono stati ancora risolti e sull'effettiva possibilità di realizzare il progetto non c'è certezza, ma alcuni passi avanti sono incoraggianti.

“Per cominciare, c'era il problema del tetto, che alla fine risulta piatto, cosa che in Valle d'Aosta non si può fare – spiega Barocco – ma su questo punto tra Comune e Regione di possono trovare soluzioni”. Su questo tema Bois apre ad un problema generale: “Dal 2020 la Commissione Europea, con il programma quadro Horizon 2020, prevede che le autorizzazioni per la costruzione siano lasciate soltanto ad abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico”, sostiene.

“Per questo motivo – continua Bois – ci sono delle normative dei nostri Piani regolatori che andrebbero ritoccate: perché prevedere dei tetti in losa se vanno ricoperti con pannelli solari o delle finestrine piccole se quelle grandi e con vetri doppi e l'argon all'interno sono più efficaci per evitare la dispersione energetica?”.

Un altro problema di una casa ipogea è il gas radon, che si sprigiona all'interno del terreno ed è nocivo per la salute umana: “Le abitazioni interrate devono essere protette da questo fenomeno – spiega il tecnico – e per questo ho brevettato una sorta di guscio d'aria che ne tenga la presenza sotto controllo”.

“L'ambizione che ci è venuta è quella di essere i primi a creare un protocollo per rendere commerciabili questo tipo di costruzioni – riassume Bois – efficienti dal punto di vista energetico, con materiali a cambio di fase e dissociatori ionici, e salubri riguardo a radon e umidità”. Per questo motivo, anche l'Arpa, l'agenzia regionale per l'Ambiente della Valle d'Aosta, si sarebbe detta interessata a monitorare il progetto.

Il costo del tutto? “Dev'essere in linea con quello di una normale casa – sostiene Bois – bisognerà vedere quali tipi di impianti occorrerà installare, ma d'altra parte il terreno fa già di per sé inerzia termica e da isolante e si risparmia su un sacco di cose che si dovrebbero fare su una casa normale, come il tetto con le lose”.

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