Politica di Luca Ventrice |

Ultima modifica: 10 Gennaio 2020 15:55

Aosta, la patria delle autocandidature a Sindaco e della politica alla finestra

Aosta - Dopo Centoz, che si propone come successore di se stesso, pullulano gli aspiranti – l’area è per entrambi quella del centrodestra – alla fusciacca del Capoluogo e a farsi avanti sono Giovanni Girardini e Orlando Navarra. Ma dietro i tre dei partiti non c’è traccia.

Piazza Chanoux - MunicipioPiazza Chanoux - Municipio

Il momento è quello della corsa in solitaria, della fuga in avanti, della partenza senza lo starter.

In poche parole sono i tempi dell’autocandidatura, baby, quelli durante i quali i partiti politici stanno dimostrando che più che essere “liquidi” – come la società di cui scriveva Zygmunt Bauman – sono liquefatti.

Insomma, se nel resto d’Italia sono tutti allenatori di calcio ad Aosta sono tutti sindaci.

È così che dopo il “coup de théâtre” di Fulvio Centoz, che a inizio dicembre ha lanciato in solitaria, via social, la sua autocandidatura a Sindaco di Aosta lasciando interdetti alleati e avversari – il Pd appoggia ma il suo logo non appare nel campo giallo e blu della campagna “Aosta Coraggio” del Sindaco uscente –, la pratica è stata ormai sdoganata in poco più di un mese.

L’area politica in fermento, concettualmente, è quella opposta all’attuale inquilino di piazza Chanoux, e ad autocandidarsi alla fusciacca di Aosta è ora Giovanni Girardini, imprenditore, già consigliere comunale del Capoluogo tra il 2005 ed il 2010, eletto come indipendente tra le fila dell’Uv e dimessosi prima della fine della consiliatura.

“Lanciato” da un video girato in piazza Roncas dal parlamentare e critico d’arte Vittorio Sgarbi Girardini ha ammesso che sì, l’idea di diventare Primo cittadino lo stuzzica: “Confermo – ha spiegato a mezzo stampa – che sto valutando un mio impegno politico per la città, nella speranza di poterle ridare il lustro e la bellezza che merita e che, come è sotto la lente di tutti, è letteralmente decaduta”.

Area politica opposta a quella di Centoz, si diceva, dal momento che l’imprenditore punta ad una lista “assolutamente civica con un’ispirazione ideologica di centrodestra, liberale” che ad oggi resta ancora un’incognita, anche se il diretto interessato non ha negato “convergenze” di non meglio specificata natura.

Centrodestra che – in attesa che la Lega riveli il suo nome per la fusciacca – comincerebbe a farsi un po’ affollato, dato che all’autocorsa all’autocandidatura ha pensato anche l’avvocato Orlando Navarra, aspirante sindaco nel 2000 in quota Forza Italia e tornato in auge qualche tempo fa presentandosi prima al Senato (2018) e alle ultime Regionali (2019).

Anche lui, via Facebook, lancia il suo “Noi siamo Aosta – La società civile”, e scrive: “Noi siamo la società civile che scende in campo. La Valle d’Aosta è ferma, la misura è colma. Ricominciamo da Aosta, il nostro capoluogo, la nostra amata città. Non ci rassegniamo a vedere la nostra regione ed il nostro capoluogo ridotti così. Siamo stanchi della politica che si riduce ad un penoso teatrino, ad un ring, ad uno scontro tra influencer. C’è bisogno di una politica che studi, che approfondisca, che elabori, che inizi non solo a individuare problemi ma a costruire soluzioni concrete per il futuro”.

Ciò che accomuna i tre sembra essere la volontà di ragionare di idee per la città senza i “lacci e lacciuoli” di una politica stanca, sfibrata e poco incline a cambiare i suoi rituali.

Talmente stanca che, tranne qualche curioso al primo comizio di Centoz (come l’Assessore Baccega che peraltro sulla possibilità di nuove Regionali ha spiegato che si ricandiderà, sì, ma non si sa dove) è in un silenzio ormai tombale, avviluppata nelle sue “beghe” di palazzo, presa in contropiede dagli eventi.

O più probabilmente a chiamare prudenza a partiti e movimenti è il rischio serio all’orizzonte, a questo punto uno solo: capire se ad Aosta si voterà effettivamente nel maggio 2020, dal momento il Consiglio corre ancora il pericolo di essere sciolto per infiltrazioni mafiose dopo la relazione della Commissione d’accesso antimafia, il che sposterebbe il voto in un periodo che va dai 12 mesi ai 18.

Il rischio buffo, invece, quello di avere una città con 28mila 651 elettori – i dati sono quelli delle comunali 2015 – e, in fondo, 28mila 651 aspiranti sindaci.

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