La mozione che sospende l’adesione da parte degli Enti locali alla Centrale unica di committenza, approvata la scorsa settimana in Consiglio regionale, continua a far discutere. Dopo i commenti negativi espressi ieri da Rete Imprese Italia e dal Cpel, oggi a tornare sulla questione sono stati gli stessi gruppi di minoranza – UVP, Alpe, PD-Sinistra VdA e M5S – che l’hanno proposta all’assemblea regionale.
“Nel confermare che la piccola e media imprenditoria valdostana è un patrimonio da valorizzare e da cui far ripartire crescita e occupazione – spiegano in una nota – si vuole ribadire che la mozione approvata nell’ultimo Consiglio regionale ha come unico scopo la sospensione dell’adesione a INVA quale Centrale unica di committenza (CUC), al fine di permettere alle comunità locali una valutazione più attenta e, quindi, di operare le scelte più opportune per la gestione dei propri servizi e investimenti”.
In breve, con la mozione proposta e approvata in Consiglio, secondo la minoranza, “non si è mai pensato che la soluzione per la Valle d’Aosta possa essere la Consip nazionale: affermare ciò significa travisare i contenuti della mozione. La stessa va anche nella direzione di privilegiare ambiti più ristretti, con evidenti ricadute per le imprese valdostane, una maggiore tutela occupazionale, un più efficiente utilizzo del personale degli Enti locali, senza ulteriori costi per gli enti stessi, e gare su lotti di importo più piccolo, dimensionate alla realtà imprenditoriale locale”.
Inoltre, sempre secondo UVP, Alpe, PD-Sinistra VdA e M5S, “la costituzione della CUC, attivata secondo le indicazioni fornite dalla Giunta, non rispetta quanto indicato nelle linee d’indirizzo nazionali, laddove è previsto in capo alle CUC stesse l’accentramento non solo dei servizi e forniture, come avviene attualmente con INVA, ma anche degli affidamenti dei lavori”.
Infine – ricorda la minoranza – la mozione è in linea con la recente sentenza della Corte costituzionale n. 220 del 2013, che, riconoscendo la nostra autonomia legislativa, ribadisce la possibilità da parte della nostra regione di scrivere regole più consone alla realtà valdostana”.

