Crisi energetica, il Comune di Aosta rinegozia i mutui con Cassa depositi e prestiti

Il Comune ha deciso di rinegoziare 52 prestiti per un debito di 18,5 milioni. Questo manterrà nelle casse comunali oltre 900mila euro fino al 2024, a fronte di costo aggiuntivo, per i prossimi anni, di 75mila euro. Opposizione sugli scudi: si pesa sulle amministrazioni future.
Il Consiglio comunale di Aosta Foto Twitter Comune di Aosta
Politica

Il Consiglio comunale di Aosta – convocato oggi, 13 ottobre, in seduta straordinaria – ha approvato a maggioranza la rinegoziazione dei suoi mutui con Cassa depositi e prestiti, possibilità – dai diversi paletti, però – che l’ente finanziario ha comunicato via circolare lo scorso 20 settembre.

Circolare che, per le città metropolitane e i capoluoghi di Provincia, consente alle Amministrazioni di rinegoziare i tassi sui mutui in essere non inferiori ai 10mila euro (con scadenza successiva al dicembre 2024) per “dare ossigeno” agli anni 2023, 2024 e 2025 dato l’impatto che i rincari energetici avranno – e hanno già – sui bilanci pubblici.

Per il Comune di Aosta la rinegoziazione riguarda 52 prestiti per un debito di 18,52 milioni di euro complessivi. Il vantaggio immediato per le casse municipali l’ha spiegato la vicesindaca e assessora alle Finanze Josette Borre: “Non spostiamo la scadenza dei mutui ma saranno rimodulati i tassi, per i primi tre anni, in diminuzione. Questo ci consentirà di avere 240mila 034,72 euro di rata annua 2022, 482mila 602,91 euro sul 2023 e 205mila 387,49 euro per il 2024. Quindi, di risparmio per l’Ente. Questo a fronte, senza modificare le scadenze, di un lieve incremento per gli anni successivi che per il 2025 ammonta quasi 75mila euro. In tempi che, speriamo, saranno più normali e meno difficili di questi”.

La ratio che sottende è presto detta: “Conti alla mano, le prime valutazioni sul bilancio previsionale da approvare entro fine anno, mostrano una situazione piuttosto drammatica – aggiunge Borre –. Per noi è quindi importante recuperare risorse in qualsiasi modo. È vero, ci sarà una ricaduta sulla consiliatura futura, ma sarà meno dello 0.1 per cento del bilancio complessivo. Uno sforzo che in tempi normali, speriamo, non è così gravoso”.

Ma lo sfondo è quello della crisi energetica: “Mettiamo fieno in cascina, sì, ma che è praticamente già bruciato – dice ancora la vicesindaca –. Nell’ultima variazione dell’anno dovremo inserire gli aumenti contrattuali rimasti bloccati, che valgono circa un milione, i rincari che potrebbero cubare un altro milione, mentre 1,5 milioni sono stati messi nella scorsa variazione per lo stesso motivo. Garantisco che gli avanzi disponibili, e questo sarà impegnato anche in investimenti per lo sviluppo della città e non solo per coprire le maggiori spese, non rimarranno così estesi nei prossimi anni”.

O, come dice la dirigente comunale alle Finanze Valeria Zardo, “stiamo vedendo i dati di bilancio che stiamo predisponendo, ed il caro energia è pesantissimo perché non incide solo su ciò che paghiamo per gli stabili comunali ma anche sui servizi che vengono prestati da altre società. Salvaguardare almeno il 2023 ed il 2024, cercare di alleggerire, era una cosa da fare. Speriamo che il caro energia sia eccezionale, ma i conti che stiamo facendo stanno evidenziando forti difficoltà. E questa operazione, praticamente blindata da Cassa depositi e prestiti, porta quasi 500mila euro sul 2023”.

Opposizione sugli scudi

Le remore dai banchi dell’opposizione sono di due tipi: da un lato le perplessità di un’operazione che suona come “estemporanea” piuttosto che strutturale; dall’altro le ricadute – per un’operazione in debito – per le amministrazioni, allargandosi alle generazioni, future.

“Manca una visione d’insieme di tutte le azioni che l’Amministrazione può proporre e costruire per arrivare al maggior risparmio utile possibile – ha spiegato Bruno Giordano (Lega) –. Penso, ad esempio, alla settimana corta per i dipendenti comunali che porterebbe ad un risparmio effettivo. O penso allo smart working o ad altre situazioni che ridurrebbero i costi, a partire da quelli della mensa”.

Non solo: “L’Amministrazione è un unicum – ha aggiunto –, e dovrebbe avere una serie di provvedimenti collegati. Fatto così dà un’idea chiara: ci prendiamo all’incirca 900mila euro disponibili subito, che sono una partita di giro, e chiunque verrà dal 2025 si troverà costo aggiuntivo di 75mila euro”.

Non meno scettico è Giovanni Girardini, capogruppo de La Renaissance: “Ci sarebbe piaciuto sentire come questi denari, per i quali si fa questo sforzo, verranno spesi e investiti. Perché metterli in fienile come gli altri 17 milioni di avanzo non ci interessa tanto”.

Ma neanche Paolo Laurencet, consigliere in quota Forza Italia: “Mi auguro che questa soluzione sia organica, altrimenti si salva il bilancio ma poi verrà presentato il conto. Lavorare sul debito non è mai una soluzione. Non può essere questa l’unica opportunità. Mi auguro che nel bilancio il Comune non pensi solo ai suoi conti ma anche a quelli dei cittadini, senza mettere aumenti tariffari. Altrimenti la logica è quella di scaricare sul cittadino le imposte e sulle generazioni future i debiti. E non è questa la risposta”.

“Azioni parallele” in vista

In replica, la vicesindaca Borre cerca di fugare qualche dubbio: “È chiaro che parallelamente, in Giunta e con l’apparato amministrativo e tecnico, stiamo portando avanti tutte le manovre che prendono in considerazione le finanze del Comune. Abbiamo fatto, non più di dieci giorni fa, in un Comitato di direzione, delle valutazioni sulla settimana corta e lo smart working. Su questo, i tecnici ci dicono che il risparmio effettivo non è un fattore così impattante, visti anche i tempi con i quali si riscalda il palazzo comunale”.

E ha aggiunto: “Allo stesso tempo, dobbiamo gestire la situazione di criticità ma non possiamo permetterci di non portare avanti l’ordinario e bloccare di colpo lo sviluppo della città. Una amministrazione responsabile lavora in entrambe le direzioni”.

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