Elezioni comunali, i sindaci dicono “sì” alla proposta di legge

Dall'assemblea arrivano però alcuni emendamenti. Critiche sulle norme legate alla questione di genere, definite dalle prime cittadine "discriminanti".
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Mantenere la possibilità di elargire rimborsi spese anche ai sindaci e ai presidenti delle Unité, prevedere l’incompatibilità, anziché l’ineleggibilità, per quei funzionari che si trovano ad esser eletti, ricoprendo incarichi apicali negli ambiti comunali, mantenere il 35% nel calcolo della percentuale di genere, togliendo dal conteggio sindaco e vice sindaco e ancora consentire al sindaco che ha terminato il numero di mandati di poter comunque sedere in Giunta.

Con queste proposte di modifica, l’Assemblea dei sindaci, il Cpel, riunito nel pomeriggio di oggi, ha rimandato a Piazza Deffeyes il disegno di legge in materia di elezioni comunali, con un parere positivo (unico contrario il sindaco di Morgex Lorenzo Graziola). 

L’altra richiesta che verrà formulata alla I Commissione è di rivedere la legge 6 nella parte sulle indennità dei Presidenti di Bim e Unité. 

“Dopo nove mesi riusciamo finalmente a discutere questa proposta di legge” ha detto il presidente del Cpel Franco Manes in apertura dell’Assemblea “Ci auguriamo che nel prossimo consiglio questa legge venga approvata nelle modalità che questa assemblea riterrà opportune”.

Nel marzo scorso un gruppo di lavoro in seno al Cpel aveva elaborato una proposta di modifica dell’attuale legge in materia di elezioni comunali.  “Dopo la nostra audizione del 28 marzo sembrava che il progetto fosse in discesa,  – ha ricordato Giulio Grosjacques, sindaco di Brusson e coordinatore del gruppo di lavoro – poi sono sorte delle problematiche, ovvero c’erano sensibilità diverse e c’è voluto più tempo per licenziare un testo sottoscritto anche da alcune forze di minoranza”.

Della proposta iniziale dei sindaci non tutto è stato recepito dal legislatore. E’ stata confermata l’elezione diretta di sindaco e vice sindaco per i 42 comuni sotto i 1000 abitanti.  Viene invece introdotto lo scrutinio centralizzato per i comuni che hanno due o più sezioni, mantenuta la doppia preferenza di genere (il Cpel aveva chiesto di toglierla) e elevata al 35% la percentuale di genere all’interno delle liste. Sempre sulla questione di genere, è stato previsto l’obbligo della rappresentanza in Giunta, solo se uno dei due generi raggiunge almeno il 30% degli eletti. A storcere il naso sulle “quote rosa” sono state in primis le prime cittadine definendo la norma “discriminante”. Altri colleghi hanno invece ricordato la difficoltà a trovare sul territorio persone che vogliano candidarsi.

La proposta della I Commissione consiliare recepisce invece in buona parte le richieste del Cpel sulle indennità, mentre non è stata accolta la possibilità di aumentare fino al 50% la diaria (oggi è di 500 euro per i comuni più piccoli e di 1.200 euro per Aosta), che pertanto rimane uguale. “Ayas dista 50 km da Aosta – ha ricordato il sindaco Brunod – e tutte le volte che salgo non lo faccio certo perché ho piacere a bermi un caffè in piazza Chanoux”.

Sulla rivisitazione degli “stipendi” diversi sindaci oggi hanno tacciato come “populiste” le esternazioni arrivate nei giorni scorsi dal consigliere di Mouv’ Roberto Cognetta. “Sono disponibile a proporre un aumento del 100% di indennità se facciamo a cambio di poltrone” ha ironizzato Alex Micheletto, sindaco di Hone. “Forse qualcuno dovrebbe provare a mettersi sulla poltrona dei sindaci, specie dopo quanto successo in questi giorni” gli ha fatto eco Alex Brunod, sindaco di Ayas. “Come detto dal presidente Anci Decaro, se non ci fosse un allineamento dell’indennità dei sindaci converrebbe rinunciarvi e chiedere il reddito di cittadinanza” ha aggiunto Franco Manes.

Alla fine, a parte qualche obiezione, la proposta della I Commissione consiliare è stata ritenuta un “buon compromesso”. 

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