Idroelettrico, nuove regole per le derivazioni dell’acqua

La delibera di Giunta interviene in un settore delicato, e riduce indirettamente il numero degli operatori che possono fare domanda. Sul settore da tempo si addensano polemiche che si concentrano attorno ai progetti della Cva.
Politica

L’esame delle domande di rinnovo delle sub concessioni di derivazioni di acqua per la produzione di energia idroelettrica sarà improntato a una maggiore cautela. Lo ha stabilito la Giunta regionale, approvando gli indirizzi che dovranno essere applicati, nell’ottica di rendere compatibili, più di quanto non lo siano adesso, le necessità di produzione di energia e la salvaguardia dell’ambiente.

‘Le nuove disposizioni – ha affermato Marco Viérin, assessore regionale alle opere pubbliche – ribadiscono la volontà di prestare maggiore attenzione alla vita dei corsi d’acqua valdostani’. Si restringe quindi il bacino di operatori che possono ottenere le concessioni.

La delibera di Giunta interviene in un settore delicato, e in un periodo in cui lo sfruttamento delle acque regionali, nelle modalità in cui avviene, è criticato da più parti. Solo negli ultimi mesi sono state depositate più di trecento firme contro il progetto di una nuova centrale idroelettrica a Cortyls-Staffal, area naturale nel territorio di Gressoney-La-Trinité, i comuni di Saint-Oyen e di Etroubles hanno bocciato il progetto della società Sofina spa per la costruzione di una centralina sul torrente Artanavaz, il Movimento Cinque Stelle ha promosso un dossier sullo sfruttamento idroelettrico, Legambiente ha espresso preoccupazione per l’aumento di domande per la costruzione di centraline (cinquanta richieste in 5 anni), altre proteste ci sono state a Chavonne e a La Thuile.

Altri segnali sembrano andare in un’altra direzione: la Banca europea degli investimenti (Bei) ha approvato lo scorso dicembre un finanziamento di 200 milioni di euro per sostenere la CVA, Compagnia valdostana delle acque, controllata dalla Regione autonoma. La Cva li utilizzerà per i suoi progetti, che prevedono in Valle d’Aosta la ristrutturazione o il potenziamento di quattro dighe e dieci centrali idroelettriche, la costruzione di cinque impianti nuovi, e in Piemonte la realizzazione di un parco fotovoltaico.
Di fatto attualmente le necessità energetiche regionali sono soddisfatte. In Valle si producono circa 3000 GWh all’anno, meno di un terzo, ovvero 900 GWh, soddisfano il fabbisogno interno mentre la quota restante viene esportata e venduta sul mercato libero.
Si delineano quindi due opposti orientamenti, uno favorevole all’aumento di produzione di energia da rivendere fuori dai confini, l’altro che lamenta una scarsa attenzione all’ambiente e chiede – come ha fatto Legambiente – una moratoria sulla costruzione di nuove centrali.
Un braccio di ferro che non mancherà di riservare delle sorprese.

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