I docenti e i componenti del mondo accademico, ad eccezione del Rettore, sono liberi di candidarsi alle elezioni regionali senza dover presentare le dimissioni o andare in aspettativa. Lo ha sancito la sentenza della Corte costituzionale che si è pronunciata sul ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la legge elettorale della Valle d’Aosta approvata dal Consiglio regionale. Si chiude così, non senza polemiche, una vicenda che aveva scatenato aspre critiche dal mondo accademico e tra le diverse forze politiche.
Nella stessa sentenza, quindi, la Corte costituzionale ha definito illeggittima dal punto di vista costituzionale, l’ineleggibilità dei professori, dando così ragione al Governo, mentre ha respinto il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri sull’ineleggibilità del rettore dando di fatto ragione al Consiglio regionale preoccupato che una tale candidatura potesse alterare la competizione elettorale a vantaggio delle forze di maggioranza che di fatto nominano il Rettore.
La vicenda
Ad aprile 2007, il Consiglio regionale, con 30 voti a favore (Union Valdotaine, Stella Alpina, Fédération Autonomiste, Casa della Libertà e quelli degli allora diessini Giulio Fiou e Piero Ferraris) e l’astensione dell’Arcobaleno e di Carmela Fontana e Giovanni Sandri, ha approvato la legge che disciplina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con la carica di consigliere regionale. Tra questi compaiono i docenti e il rettore dell’Università della Valle d’Aosta.
Già a maggio dello stesso anno il Governo impugna la legge approvata dal Consiglio regionale proprio nella parte relativa all'esclusione del mondo accademico e scolastico dall'elettorato passivo. Secondo la Presidenza del Consiglio dei Ministri quella norma è incostituzionale e violerebbe gli articoli 3 e 51 della Costituzione Italiana.
Al ricorso del Governo era seguita poi, a giugno del 2007, la costituzione in giudizio della Regione Valle d’Aosta, che ha chiesto che la questione di costituzionalità sia dichiarata inammissibile o non fondata.
Le reazioni del mondo politico
Il Presidente della Regione Luciano Caveri ha usato una metafora calcistica per commentare la sentenza. “possiamo dire che la partita si è chiusa sull' 1 a 1". Guido Cesal, presidente della Commissione Istituzioni e Autonomia del Consiglio Valle, ha invece sottolineato la bontà del lavoro fatto dall’assemblea regionale. "Facendo un consuntivo della lavoro che ci ha visti impegnati su diverse leggi elettorali il fatto che sia stata cassata solo una norma significa che abbiamo fatto operato bene".
Di tutto altro avviso il movimento di Vallée d’Aoste Vive che, in una nota, parla apertamente “di uno schiaffo alla maggioranza del Presidente Caveri, che dell'Università della Valle d'Aosta è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione". “Le restrizioni al diritto elettorale – secondo Valle d’Aoste Vive – per i docenti erano in tutta evidenza arbitrarie, mirate e illegali ed avevano suscitato una giusta e vivace reazione dell'intera categoria".
