Niente taglio delle poltrone: la Corte Costituzionale dà ragione alla VdA

La “sforbiciata” era stata decisa con la famosa manovra-bis di Ferragosto dello scorso anno, che prevedeva l’abbassamento dei posti in Consiglio in rapporto al numero di abitanti nella Regione e quelli in Giunta al 25% del totale.
Consiglio regionale
Politica

“La riduzione dei posti in Giunta e Consiglio nelle Regioni a Statuto speciale e nelle Province autonome può passare solo dalla modifica del loro Statuto, che ha un rango costituzionale, e non può quindi essere sottoposto a vincoli e condizioni da parte della legge ordinaria”. Il taglio alle poltrone previsto dalla famosa manovra-bis di Ferragosto dello scorso anno (l’ultima del Governo Berlusconi), che prevedeva tra le altre cose l’abbassamento dei posti in Consiglio in rapporto al numero di abitanti nella Regione e quelli in Giunta non superiori al 25% del totale, è stato bocciato ieri dalla Corte costituzionale.

In particolare, secondo l’articolo 14, il numero dei consiglieri regionali, avrebbe dovuto diventare uguale o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino a un milione di abitanti: nel nostro caso, sarebbe stato un taglio di 15 consiglieri rispetto a oggi.
L’articolo prevedeva "l’obbligo per le autonomie speciali di adeguamento, quale condizione per l’applicazione delle misure contenute nella legge di delega sul federalismo fiscale con cui lo Stato assicura il conseguimento degli obiettivi costituzionali di perequazione e di solidarietà, e quale elemento di riferimento per l’applicazione di misure premiali o sanzionatorie".

Le contestazioni principali mosse dalla Regione alla manovra riguardavano il patto di stabilità e la previsione di obblighi che, secondo Rollandin, erano appunto "in contrasto con le prerogative delle Regioni a Statuto speciale”.
Allo stesso modo, sono stati bocciati anche i limiti fissati sulle indennità, per evitare che superino quelle dei parlamentari e per legarle al tasso di presenza effettiva negli organi politici. In questo caso, comunque, il Consiglio Valle era già intervenuto lo scorso dicembre con un taglio ai costi della politica, approvando la riduzione del 10,34% delle indennità spettanti ai consiglieri regionali, una misura comprensiva dell’adeguamento previsto dalla manovra.

Bocciato anche l’articolo 3, comma 3 della stessa legge, che cancellava automaticamente le «normative statali incompatibili» con le liberalizzazioni (segnalazione di inizio attività e autocertificazione) e che sarebbero state rimpiazzate entro fine 2012 da semplici regolamenti ministeriali.  

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