Da sempre, a sinistra, ci si prende e ci si lascia. Ma questa volta il divorzio e il mancato rispetto degli impegni presi è costato caro a una delle due parti.
Siamo nel 2020 quando, alla vigilia delle elezioni regionali e comunali, la sinistra valdostana decide di unire le forze per presentarsi compatta all’appuntamento elettorale. Nasce così Progetto Civico Progressista, sostenuto da Rete Civica, Partito Democratico e Area Democratica Gauche Autonomiste. Un’alleanza premiata dalle urne: in Regione gli eletti sono sette — secondo gruppo più numeroso dopo la Lega VdA, al pari dell’Union Valdôtaine — e in Consiglio comunale ad Aosta ben undici.
Il “matrimonio” si fondava anche su una dichiarazione di impegno firmata dai candidati: gli eletti si impegnavano a versare, per tutta la legislatura, almeno il 20% degli emolumenti e il 30% delle eventuali indennità di funzione.
Pochi mesi dopo l’elezione, però, quel patto non viene rispettato da una parte dei consiglieri eletti, che con una lettera annunciano la decisione di ridurre la percentuale dei versamenti. La disputa economica è una delle tante ragioni del successivo divorzio interno a Progetto Civico Progressista, consumatosi nel novembre 2021, un anno dopo il voto, con la nascita del gruppo Federalisti Progressisti – Partito Democratico, formato da Alberto Bertin, allora presidente del Consiglio Valle, Jean-Pierre Guichardaz, allora assessore regionale, Paolo Cretier, Antonino Malacrinò e Andrea Padovani. In Pcp rimarranno invece più solo Chiara Minelli e Erika Guichardaz.
Mentre in Consiglio Valle volavano gli stracci tra gli “ex compagni”, in tribunale Rete Civica portava il mancato rispetto dell’impegno economico assunto. Dopo vari tentativi di conciliazione — andati a buon fine con il Partito Democratico, ma non con i singoli consiglieri — il Tribunale di Aosta ha stabilito nei giorni scorsi che quell’impegno sottoscritto costituiva una vera e propria promessa di pagamento.
Il conto finale deciso dal Tribunale di Aosta è piuttosto salato: i cinque consiglieri ed ex consiglieri regionali dovranno versare complessivamente a Rete Civica oltre 180 mila euro. Nel dettaglio, oltre 40mila euro Alberto Bertin e Jean-Pierre Guichardaz, 3omila circa euro Antonino Malacrinò e Andrea Padovani e 25mila euro circa Paolo Cretier. La giudice Giulia De Luca ha inoltre condannato i cinque – che ora potranno decidere di fare appello – al pagamento delle spese di giudizio.
Una sentenza che segna un precedente per la politica delle “porte girevoli”, chiarendo che i cambi di casacca non cancellano automaticamente gli impegni economici assunti al momento della candidatura. Un principio che però arriva proprio mentre a sinistra si tenta di convolare nuovamente a nozze.
