Politica

Ultima modifica: 22 Febbraio 2019 11:55

Paron resta assessore, bocciata la mozione 5 stelle che ne chiedeva “la testa”

Aosta - Bocciata in aula la mozione pentastellata che chiedeva il ritiro delle deleghe all'Assessore Paron, il cui nome compare tra le 920 pagine dell'inchiesta "Geenna" senza che sia indagato

L'Assessore comunale alla Mobilità Andrea Edoardo Paron

Una lunga giornata, che si chiude con il ritorno dell’inchiesta “Geenna” in Consiglio comunale ad Aosta. Il racconto breve è che Luca Lotto – MoVimento 5 stelle – chiede al Sindaco di ritirare le deleghe all’assessore Andrea Edoardo Paron.

Di suo, Fulvio Centoz spiega che non lo farà, e che “Il collega Paron non è indagato in ‘Geenna’, e la sua situazione nell’altro procedimento non ha subito modifiche ad oggi”.

Il dibattito, come prevedibile, è lungo. Lotto va dritto al punto, rivolgendosi al Sindaco: “Lei ha avuto un consigliere arrestato, un ex assessore arrestato e un attuale assessore indagato per turbativa d’asta e tentata turbativa d’asta. Ci aspettiamo un ‘gesto d’affetto’ da Paron nei confronti del Comune, che va tutelato, dando le dimissioni. Lei ha un rinvio a giudizio, non credo sia opportuno che scatti un gesto di solidarietà da parte della giunta e della maggioranza”.

Centoz ribatte: “Non ci sono da parte mia valutazioni diverse da quelle fatte fino ad oggi, e se muteranno le cose ne faremo di diverse. Sono convinto, conoscendo Andrea, che se la situazione fosse diversa sarebbe stato il primo a fare un passo indietro. Oggi come oggi sono convinto che lui possa proseguire, e non ho intenzione di ritirargli le deleghe”.

“Non c’è una sentenza che certifica un comportamento” chiude il Sindaco, non senza togliersi un sassolino pentastellato dalla scarpa: “Ci sono sindaci indagati in carica, oppure ministri che si fanno votare per non andare a procedimento. Voi chiedete un ritiro delle deleghe senza che ci sia una sentenza”.

Minoranza spaccata

Se la maggioranza si stringe attorno a Paron, la minoranza (e l’ondivago Gruppo misto di maggioranza) non fa muro. Il mezzo “boomerang” verso il MoVimento 5 stelle è servito.

“Non condivido mozione – spiega Carola Carpinello, Altra VdA -. Il nome di Paron compare nell’indagine come quello di decine di persone queste ‘derive manettare’ mi hanno stancata, non mi sono mai piaciute”.

Anche il “ribelle” di maggioranza Vincenzo Caminti, Gruppo misto, si accoda: “Sono da sempre garantista, credo nella giustizia e nella magistratura. E non voglio sostituirmi a loro quando non c’è nessun elemento per togliere le deleghe”. Così come il suo collega Pietro Verducci: “Più che certo che l’assessore Paron, se oggetto di incriminazione, si sarebbe dimesso da solo. È un modo di fare politica che non mi piace, una brutta cultura del dubbio, del sospetto e dell’odio”.

Étienne Andrione, Lega (e unico del Carroccio in aula vista l’assenza di Alessandra Addario), vota la mozione, anche se mette dei distinguo: “Sono a favore, anche se so che dal punto di vista della cultura giuridica commetto una scorrettezza verso l’Assessore. Sono a favore perché a me la parola ‘ndrangheta fa un’impressione incredibile, e perché sono contro l’atteggiamento del Sindaco che da ‘paladino’ della legalità delle interviste oggi è paladino della stabilità fino ad una sentenza”.

A favore della mozione Rete civica”per coerenza con i voti che abbiamo dato in passato – spiega Loris Sartore – e per il quadro inquietante che getta forti ombre su tutta la collettività valdostana che emerge dall’inchiesta”. Il suo collega, Gianpaolo Fedi, punta più in alto, e cerca di centrare l’Uv: “A margine c’è un problema politico se continuano ad uscire nomi che i magistrati dicono vicini agli ambienti della ‘ndrangheta e sono appartenenti ad un unico movimento politico, che deve fare pulizia al suo interno“.

In dichiarazione di voto spiega la sua decisione anche Lorenzo Aiello, CasaPound: “Credo nel primato del diritto, le dimissioni Paron sarebbero un gesto elegante ma non è previsto per legge. Mi astengo, non voto contro perché non possiamo fare finta non ci sia un processo in corso”.

Il voto

Mozione bocciata, si diceva. Voto che “ricompatta” temporaneamente la maggioranza, con 18 contrari, 6 favorevoli e una astensione.

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