Al termine di un processo laborioso il Consiglio regionale ha approvato un disegno di legge che chiarisce quali sono gli obblighi della Regione derivanti dal fatto di appartenere alla Comunità europea. Non è una novità, la Regione Valle d’Aosta ha approvato la prima legge comunitaria già nel 2007. Il testo, che si compone di 33 articoli, è stato approvato con 25 voti a favore. Sette consiglieri dell’Alpe e del Pd si sono astenuti, dopo avere presentato dieci emendamenti, a cui si sono aggiunti i due emendamenti proposti dalla terza commissione consiliare.
A dividere il Consiglio è stato soprattutto il titolo I della legge comunitaria 2011, riguardante lo Sportello unico enti locali della Valle d’Aosta, punto di riferimento per tutti gli imprenditori che desiderano ricevere chiarimenti su come aprire un’impresa o come svilupparla. “Sullo sportello unico si è verificato un forte attrito con gli enti locali e le loro tredici pagine di emendamenti sono un esempio di come sia mancato il dialogo” ha affermato Roberto Louvin, dell’Alpe. “Abbiamo lamentato il fatto che bisognava interpellare i soggetti interessati, e cioè le imprese e gli ordini professionali, nella discussione sullo sportello unico. Vorremmo sapere cosa ha impedito di arrivare in aula con un testo concordato. Il nostro apporto è modesto perché non abbiamo strumenti tecnici per sostituirci alla Giunta, però lo riteniamo qualitativamente utile. La Regione, purtroppo, ha perso l’occasione di predisporre una legge di vera portata europea”. Augusto Rollandin ha offerto un’interpretazione differente: “È uno strumento di raccolta di una serie di istanze fatte dal cittadino che poi possono trovare la loro risposta. Gli enti locali sono solo alcuni degli attori che intervengono in questo processo. Sotto questo profilo non ci sono problemi con gli enti locali anche se hanno fatto delle osservazioni al testo. Nella sostanza si potrà e si dovrà organizzare meglio il percorso dello sportello unico e la volontà è quella di rendere meno burocratica l’azione della pubblica amministrazione". Quanto a Luciano Caveri, è stato tranchant. “Il testo – ha sostenuto – si rifà ai principi di trasparenza e di fonte europea, ma si rifà anche ad alcune modifiche di carattere nazionale che possono portare a una migliore trasparenza. Le modifiche sono migliorative e dovrebbero consentire di perfezionare il rapporto tra pubblica amministrazione, cittadini e le imprese”.
Approvando la Legge comunitaria 2011 il Consiglio ha dovuto metabolizzare un altro argomento delicato, ovvero le quote latte. Nel testo, riassunto dal relatore Piero Prola, viene introdotta la possibilità di non applicare la revoca parziale della quota produttiva attribuita a un’azienda agricola non solo nei casi di forza maggiore,ma anche in situazioni particolari: ad esempio, quando la capacità produttiva delle aziende può essere compromessa dal provvedimento. In tal caso il problema deve essere debitamente giustificato e riconosciuto dalle autorità competenti. Le aziende che si trovano in questi frangente possono mantenere il quantitativo di riferimento individuale anche nel caso in cui non raggiungano il livello produttivo di almeno 85% della propria quota.
Tanto presto tutto cambierà: la Comunità europea è intenzionata a liberalizzare il sistema produttivo entro il 2015, e il regime delle quote latte subirà trasformazioni dall’esito imprevedibile.
