Riforma elettorale, il Comitato diffida il Presidente del Consiglio Bertin

Il Comitato ricorda come sono trascorsi ormai 6 mesi dalla attestazione della validità della richiesta di referendum consultivo e il Consiglio regionale non si è ancora espresso. Nelle scorse settimane affidata una consulenza da oltre 13mila euro.
Il Comitato per la riforma elettorale
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“Non ha provveduto perché, a sei mesi di distanza dalla richiesta, il Consiglio regionale si esprimesse sulla richiesta di referendum consultivo avanzata da 3.363 elettori“. Con questa motivazione il Coordinamento del Comitato per la riforma elettorale, ha deciso, nella sua ultima riunione del 7 dicembre, di presentare formale diffida al Presidente del Consiglio regionale.

Venerdì 9 dicembre Gabriella Poliani ed Elio Riccarand, in quanto delegati dei promotori della iniziativa di referendum consultivo, hanno depositato alla Presidenza del Consiglio regionale formale diffida nei confronti di Alberto Bertin.

“L’intimazione rivolta la Presidente del Consiglio è di provvedere ad iscrivere l’argomento referendum consultivo all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio entro trenta giorni.  – spiega una nota – In difetto il Comitato si riserva di assumere le iniziative legali che l’Ordinamento prevede a tutela dei diritti che attualmente risultato violati”.

Nei giorni scorsi la I Commissione aveva deliberato di avvalersi della consulenza del Prof. Massimo Luciani, professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma, “La Sapienza”. Il parere scritto, del costo di 13mila euro circa, dovrebbe arrivare la prossima settimana.

Cosa prevede la riforma elettorale

I punti cardini della riforma sono: l’elezione diretta del presidente della Regione, collegato ad una o più liste che presentano un comune programma di governo e una maggiore rappresentatività democratica e nuove regole per garantire la parità di genere.

L’articolato prevede che sarà eletto Presidente il candidato che ottiene più voti purché raggiunga la soglia di almeno il 40% dei voti validi. Se nessuno raggiunge tale soglia si va ad un secondo turno a distanza di 15 giorni. Alla lista o alle liste collegate al Presidente eletto vanno almeno 21 seggi garantendo così una maggioranza stabile. Entro 10 giorni dalle elezioni, senza rinvii e trattative, verrà nominata la Giunta regionale che rimarrà in carica per l’intera legislatura.

La legge inoltre favorisce un rafforzamento della presenza femminile in Consiglio regionale, estende il diritto di candidarsi anche ai diciottenni, consente una maggiore rappresentatività di forze politiche abbassando l’attuale soglia di sbarramento per accedere ad un seggio.

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