Valanga di firme per il referendum consultivo sulla riforma elettorale

3363 le firme raccolte in tre settimane e ora depositate in Consiglio regionale. Dopo le verifiche spetterà all'Assemblea esprimersi sul referendum consultivo, mai utilizzato nella nostra regione.
Cre Vda
Politica

Obiettivo raggiunto. In tre settimane le 2.200 firme non sono state solo raccolte, ma anche superate arrivando a 3363. Ad annunciarlo il Comitato per la riforma elettorale nel pomeriggio di oggi, martedì 24 maggio, nel corso di una conferenza stampa.
Le firme sono state depositate questa mattina in Consiglio regionale con la richiesta di un referendum consultivo sulla riforma elettorale. Gli uffici avranno ora 25 giorni di tempo per verificarne la regolarità e poi la palla passerà al Consiglio regionale, a cui compete la decisione finale sul referendum e la scelta dell’eventuale quesito. Secondo le proiezioni del Comitato i cittadini potrebbero essere chiamati a votare nel mese di settembre. 

“Questo lavoro di sinergia ha portato alla  raccolta di un numero altissimo di firme” evidenzia Gabriella Poliani, portavoce del Comitato. “Le firme sono arrivate con una crescita esponenziale, settimana dopo settimana”.
800 quelle raccolte nella prima, 900 nella seconda, 1500 nella terza.  

“Mano a mano che si allargava l’informazione erano i firmatari a venire da noi. Una cosa bellissima che ci ha entusiasmato”. Oltre alla propria firma i cittadini hanno portato, secondo i referenti del Comitato, “la denuncia di una mancanza di rispetto in merito all’esito elettorale, non solo di questa tornata ma anche delle precedenti.  Una rabbia legata al tradimento rispetto al simbolo con cui i consiglieri sono stati eletti, ma anche l’incapacità di trovare soluzioni ai problemi strategici del territorio, come la sanità, l’istruzione, l’ambiente e il lavoro”. 

Tante famiglie, ma anche giovanissimi. “Da parte loro c’è l’idea che stanno arrivando tantissime risorse per il proprio futuro, motivo che li rende attenti alle azioni che la politica mette in campo”. 

Il referendum consultivo, che non avrà necessità per essere valido di un quorum, sarà una prima per la Valle d’Aosta. “Un avvenimento storico e istituzionale” evidenzia Elio Riccarand. “A noi sembra logico che tutte le forze politiche appoggino questo referendum. Visto che è dieci anni che la riforma è bloccata, è bene che la popolazione si esprima”. 

Nel frattempo in Consiglio regionale è arrivata una seconda proposta di legge, a firma del gruppo di Forza Italia Vda. 

“Il giudizio su questa proposta è positiva – sottolinea Raimondo Donzel- anche se si sono svegliati un po’ tardi. Molti rappresentanti di Forza Italia avevano già firmato per il nostro referendum. E’ un contributo necessario per il dibattito politico che seguirà”. 

Il Comitato per la riforma elettorale, composto da un centinaio di cittadini, pur essendo trasversale a molti movimenti politici (Fratelli d’Italia, Pcp, Evolvendo, Rinascimento ecc) può contare solo sul sostegno di pochi eletti. Lega Vda e Uv si sono espresse contro l’elezione diretta del presidente della Regione.

Cosa prevede la riforma elettorale

I punti cardini della riforma sono: l’elezione diretta del presidente della Regione, collegato ad una o più liste che presentano un comune programma di governo e una maggiore rappresentatività democratica e nuove regole per garantire la parità di genere.

L’articolato prevede che sarà eletto Presidente il candidato che ottiene più voti purché raggiunga la soglia di almeno il 40% dei voti validi. Se nessuno raggiunge tale soglia si va ad un secondo turno a distanza di 15 giorni. Alla lista o alle liste collegate al Presidente eletto vanno almeno 21 seggi garantendo così una maggioranza stabile. Entro 10 giorni dalle elezioni, senza rinvii e trattative, verrà nominata la Giunta regionale che rimarrà in carica per l’intera legislatura.

La legge inoltre favorisce un rafforzamento della presenza femminile in Consiglio regionale, estende il diritto di candidarsi anche ai diciottenni, consente una maggiore rappresentatività di forze politiche abbassando l’attuale soglia di sbarramento per accedere ad un seggio.

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