Saint-Vincent, Formigoni: “Aspetto una chiamata da Maroni”

Il presidente della Lombardia è intervenuto a Saint-Vincent sul documento votato oggi dal Carroccio e sulle dichiarazioni di Matteo Salvini, che chiedono di votare il prossimo aprile. "Non era questo l'accordo di via dell'Umiltà", ha commentato.
Roberto Formigoni a Saint-Vincet
Politica

"L’accordo preso con Alfano e Maroni solo 36 ore fa a Roma era diverso, se la Lega Nord ha cambiato idea ce lo farà sapere". Roberto Formigoni commenta così, alla convention Dc di Saint-Vincent, il documento votato oggi dal partito compagno di maggioranza e le dichiarazioni del coordinatore leghista della Lombardia Matteo Salvini, che ha espresso la necessità di chiudere in fretta l’esperienza di governo della regione, cominciata nel 2010 e lacerata dalle indagini giudiziarie.

L’idea sarebbe quella di tornare alle urne nell’aprile del prossimo anno, assieme alle elezioni nazionali, oltre alla richiesta di dimissioni di tutti i consiglieri sotto indagine. Formigoni, dal canto suo, contava di riformare una nuova giunta e di tirare avanti fino al 2015.

Un’altra possibilità, emersa sulle prime, era quella di continuare con solo l’appoggio esterno del Carroccio, ma Formigoni spazza via il campo: "Il momento è difficile e noi abbiamo il dovere di governare senza incertezze". "Stamattina – racconta poi il governatore della Lombardia – ho sentito Maroni e gli ho chiesto se ci sono novità, lui mi ha detto di no, adesso gli ho mandato un messaggino".

In ballo, se non bastasse, non c’è solo la Lombardia e la caduta del ‘Celeste’ potrebbe trascinare anche Veneto e Piemonte: "Confermo che c’è un unico accordo politico, firmato nel 2010 tra Lega e Pdl per governare assieme le tre regioni, ma sarà Alfano a fare le sue valutazioni", commenta Formigoni, appena arrivato al meeting dei democristiani del PdL di Saint-Vincent.

"In questi mesi si è sentita altissima la voce dell’accusa – ha detto il governatore sul palco del meeting – nel giusto processo sentiremo la voce della difesa". Poi, intervenendo sulla stretta prevista dal governo Monti nei confronti delle regioni, accusa: "Ci vogliono far credere che lo statalismo è il regno della purezza, come ai tempi di Napoleone, dal centro si ordina e i prefetti eseguono".

L’unica certezza è che la Lombardia resterà in piedi almeno fino al varo di una nuova legge elettorale e alla legge di bilancio, da fare prima di Natale.

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