Politica

Ultima modifica: 9 Maggio 2019 12:37

Sarre/Saint-Pierre, dopo le prove generali oggi si vota il divorzio

Aosta - Oggi, i due comuni discuteranno nei rispettivi Consigli il percorso di risoluzione consensuale della convenzione quadro che, dalla legge 6 del 2014, li lega nell’esercizio associato di funzioni e servizi.

Castello di Saint PierreCastello di Saint Pierre

Non ancora il “giorno X”, ma un primo passo in avanti. Oggi, infatti Sarre e Saint-Pierre discuteranno nei rispettivi Consigli comunali il percorso – cominciato a fine febbraio – di risoluzione consensuale della convenzione quadro che, dalla legge 6 del 2014, lega i due comuni nell’esercizio associato di funzioni e servizi.

A Sarre toccherà nel tardo pomeriggio, alle 17.30. A Saint-Pierre stasera, alle 20.30.

Il “divorzio” è ancora in itinere, però: “In Consiglio oggi verrà presentato un atto di indirizzo politico – spiega il Sindaco di Saint-Pierre Paolo Lavy –, perché di effetti concreti, nell’immediato, non ne produrrà. I risultati cominceranno a vedersi dopo la scadenza naturale della convenzione, l’11 settembre 2020”.

“Questa delibera – prosegue Lavy – sancisce la volontà consuensale dei due comuni di andare verso la risoluzione della convenzione, e demanda poi ad un atto successivo gli spostamenti vari di uffici e di personale. Insomma, si vuole lanciare un messaggio di intenzione”.

Messaggio di intenzione politica, che però fa il paio con quella più squisitamente amministrativa: “L’invito è mettere mano alla legge 6 – sempre il Primo cittadino di Saint-Pierre –, ed il Celva ci sta lavorando”.

Gli esercizi associati che non vanno

Dietro questa decisione consensuale – e l’atmosfera simili che si respira tra altri comuni associati, con Nus che lo scorso 30 aprile, in Consiglio, ha votato all’unanimità la rescissione (che ha fatto decadere de facto la convenzione) con Fénis e Saint-Marcel – c’è un dato: la legge 6 ha fallito.

Non ovunque, però: “L’associazione non ha portato i risultati attesi – chiude Paolo Lavy –, l’obiettivo era quello di creare maggiore efficienza, efficacia e risparmio. Quest’ultimo è stato ottenuto, ma il personale era obbligato di fatto a fare il doppio delle mansioni. Poteva anche funzionare con tutto il personale comunale effettivo, poi però magari qualcuno fa un concorso in Regione, altri si spostano dal pubblico verso il privato e gestire la situazione diventa difficile, senza contare che l’obbligo di associarsi ha creato non pochi problemi. A sensazione sembra che a patire siano stati i Comuni più grossi, quelli più piccoli sembrano rispondere meglio”.

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