L’anno scorso 20 milioni di tagli, quest’anno 12 sulla spesa corrente. Sono tempi difficili per la sanità valdostana chiamata come tutti i settori a sacrifici e a uno sforzo di immaginazione senza precedenti che vede in prima fila il Direttore generale dell’Usl, Lorenzo Ardissone.
Quale lavoro l’attende nei prossimi mesi?
Credo che il lavoro che vada fatto in settori così delicati come quello sanitario sia di andare a capire analizzando tutti i costi, qual è il costo strutturale di quest’azienda. Negli ultimi due anni abbiamo fatto delle operazioni di razionalizzazione che hanno fatto sì che i costi strutturali di questa azienda si attestassero a 252 milioni di euro, con una riduzione dei costi medi rispetto agli altri anni del 9%. Domani, al netto del saldo di mobilità, avremo 240 milioni. Abbiamo quindi un fabbisogno strutturale maggiore di quello che è il finanziamento.
Per la parte investimenti, in cui rientrano l’informatica, le tecnologie e l’edilizia sanitaria, abbiamo avuto dal 2012 una riduzione di due terzi. Certo gli investimenti fatti negli anni precedenti sono stati consistenti e probabilmente oggi siamo in una posizione di vantaggio tecnologico e informatico, ma non si può neanche passare da 13 a 3 milioni di euro.
Non la vedo particolarmente preoccupato?
Non sono preoccupato perché ho visto, aldilà delle schermaglie, che in ogni organizzazione ci sono, che c’è gente che ama il suo lavoro e alla fin fine il valore vero a cui tiene è quello.
Il cambiamento di temperatura è stato brusco, siamo passati dai 30 gradi di un giorno ai 15 del giorno dopo, ed è difficile abituarsi e cambiare subito il guardaroba. Ho comunque la serenità di una persona che non vuole stare qui a tutti i costi, se vedessi che per raggiungere questi obiettivi tutto il mondo mi fosse contro, non ho problemi a mettermi da parte.
Di carattere sono comunque più ottimista che pessimista e in questo momento cerco di essere più realista possibile. In un sano realismo credo che le risorse che ci hanno dato subito siano un po’ poche rispetto a quelle che servono. Abbiamo comunque ottenuto che a giugno ci sia una verifica sui numeri per capire se servirà qualcosa in più. Poi se la Regione non li avesse, a Patto di Stabilità approvato, bisognerà condividere tutti insieme se intervenire sui servizi.
Aspettando giugno cosa farete?
Non bisogna mai fare l’errore nella gestione di un sistema delicato come quello sanitario di rincorrere la riduzione del finanziamento se no rischi di fare politica di default. Negli ultimi due anni abbiamo potuto supportare un periodo così difficile grazie a dei risparmi fatti ma il fienile messo in stalla per le stagioni difficili è finito.
Bisogna lavorare, quindi, quanto più possibile su un’integrazione molto più forte fra ospedale e territorio, lavorando sempre meno per compartimenti stagni e per dipartimenti, per ottenere una migliore razionalizzazione dei costi senza incidere sulla qualità dei servizi.
Credo che però la qualità di un servizio sanitario non sia a quanti km da casa ce l’hai ma la qualità del servizio stesso. La distribuzione dei servizi sul territorio andrà ripensata, senza penalizzare nessuno e con valutazioni molte ponderate. Se un infermiere che va in cinque poliambulatori a fare un’ora di apertura al giorno, in una giornata lavorativa di nove ore, quattro magari le passa in macchina a fare avanti a indietro.
C’è un progetto di chiusura dei poliambulatori?
Abbiamo mandato una prima bozza di revisione dell’organizzazione dei punti sul territorio alla Giunta regionale per una valutazione e a breve dovranno dirci se andrà bene.
Si tratta di una piccola riorganizzazione. Se prima il cittadino aveva un ambulatorio a un Km ora ce l’avrà magari a sei. La popolazione non ne risentirà e tutto verrà fatto con estrema attenzione.
Altre iniziative in programma?
Cercheremo la collaborazione dei medici e pediatri di medicina generale per ottenere ancora dei risparmi sulla spesa farmaceutica dove però al momento la Valle d’Aosta è perfettamente in linea con i tetti ministeriali. Allo stesso modo lavoreremo sui tetti di spesa ospedalieri dove siamo una delle poche regioni che stanno dentro i limiti, ma possiamo fare meglio anche lì. Sulla spesa per beni e servizi penso che ci resti da fare più solo il triplo salto mortale. Non finisce mai la sforzo di migliorarci non penalizzando la qualità del servizio ma purtroppo non è quello che ti permette di arrivare al punto. Il punto è anche riorganizzarci sul territorio, riorganizzarci all’interno dell’ospedale e secondo me cominciare a dire che le risorse vanno gestite superando la logica dipartimentale, perché per i medici ci sono le specializzazioni ma per gli altri no, quindi deve essere superata una logica di compartimenti stagni territorio/ospedale ma anche fra dipartimenti. Un altro punto sono le case della salute che partiranno nel prossimo anno.
Se tu metti insieme tutte queste cose è probabile che riesci ad avvicinarti. Mantenere questo sistema passa attraverso una revisione del pensiero di tutti. Oggi dobbiamo capire che per fare le stesse cose dobbiamo correre il doppio, se fossimo una squadra di calcio dovremmo migliorare oltre che la tecnica anche la tenuta atletica.
E la squadra si cambia?
La spesa del personale arriva a 120 milioni di euro, arrivare a contenerla di 2 milioni come chiesto dalla Giunta, con le risorse aggiuntive ridotte e il blocco del turn over è fattibile. Chiaro che non siamo più quello che eravamo una volta, un posto dove non solo non si licenzia, ma anche un posto dove si assume. Dal momento che bisogna però guardare al futuro con speranza spero di ritornare a essere un posto dove si assume. Comunque oggi l’organico è sufficiente a far fronte all’attuale situazione.

