Tra soddisfazione e sdegno, le misure anticrisi approvate in Consiglio fanno ancora discutere

Il lungo e faticoso iter che ha portato all’approvazione del disegno di legge n°60, cioè il terzo “pacchetto” di misure anticrisi, ha fatto discutere in aula e continua a tenere banco anche a sipario calato.
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C’è chi si dice soddisfatto e chi invece si indigna: senza dubbio il lungo e faticoso iter che ha portato all’approvazione del disegno di legge n°60, cioè il terzo “pacchetto” di misure anticrisi, ha fatto discutere in aula e continua a tenere banco anche a sipario calato.

Per la Lega Valle d’Aosta, è stato portato a casa un “risultato importante: nel confronto con le altre forze politiche, abbiamo combattuto per difendere i nostri punti fermi su sanità, occupazione, politiche sociali, sostegno alle imprese e semplificazione burocratica, con in mente il bene comune dei cittadini valdostani che, da troppo tempo, aspettano le risposte necessarie per una vera ripartenza anche qui in Valle d’Aosta”.

C’è soddisfazione anche in casa della Stella Alpina. In una nota Marzi, Trione, Marquis e Barocco (Gruppo Misto) hanno definito il provvedimento come “una delle manovre più grandi della storia del Consiglio Valle”, in un momento nel quale “gli equilibri politici e amministrativi hanno reso obbligatorio trovare una soluzione unanime: senza la collaborazione di tutti i gruppi che lo compongono, dopo i primi giorni di stallo, si è riusciti a fare la sintesi migliore possibile di tutte le proposte presentate arrivando anche ad arricchire il provvedimento di legge iniziale. Insieme si risolvono i problemi, divisi non si fa il bene della Valle d’Aosta”.

Un ricatto a spese dell’autonomia comunale

“Il capitolo dedicato agli enti locali è stato completamente rovesciato rispetto agli impegni assunti con i Sindacati e alla volontà del governo, che mirava, nel quadro di una visione veramente federalista dell’autonomia comunale, di dare piena libertà di decisione alle amministrazioni comunali di attuare iniziative più tempestive e urgenti, con l’obiettivo, in primo luogo, di ripartire l’economia dei piccoli villaggi”. L’Union Valdôtaine in una nota diffusa nel pomeriggio torna sulla questione, quella che più ha fatto discutere, riguardante gli enti locali. “Prima di tutto, nascondendosi dietro il voto segreto, qualcuno ha fatto mancare le voci necessarie per approvare la misura, a scapito dei comuni e degli accordi presi, sulla traccia della vecchia politica e tattiche peggiori. Probabilmente i registi di esperienza hanno sviluppato i suoi progetti tattiche deplorevoli, che possono contare su attori di terzo ordine. Abbiamo saputo fare di peggio, con la vergognosa posizione dell’M5S che ha voluto imporre un’assurdità obbligo di destinazione dei trasferimenti ai comuni, con l’imposizione di una questione pregiudiziale su un aspetto già discusso e sul quale il Consiglio si era espresso in senso contrario”.

“Un disegno di legge con limiti e ombre ma anche misure positive”

“Il Disegno di legge appena approvato non è certo privo di limiti e di ombre”, spiega invece Rete Civica. “Non delinea una azione adeguata in alcuni settori dove ci sono criticità a causa dell’epidemia, a partire dalla sanità e dalla scuola, non contiene neppure un abbozzo di sguardo strategico sul rilancio dell’economia valdostana e non impiega tutte le risorse che pure erano disponibili. Limiti evidenti, ma riteniamo positive e utili varie misure che sono state inserite in legge e alcune sono frutto di un’azione condotta da tempo, alla luce del sole e con determinazione da Rete Civica. Spiace anche constatare che il percorso è stato troppo lento e lungo ed il lavoro del Consiglio estremamente convulso, anche perché non preceduto, per disdicevoli tattiche politiche, da un approfondimento in sede di Commissione e funestato in Consiglio da un uso distorto del voto segreto”.

“I comuni sul territorio sono stati (s)venduti”

Di segno opposto le reazioni di chi non ha poltrone al secondo piano di Piazza Deffeyes. “I comuni sul territorio sono stati (s)venduti e i valdostani presi in giro in nome di un becero baratto politico-amministrativo, che, stando a quanto affermato ieri stesso in aula, a volte ha persino raggiunto i contorni del ricatto, a cui noi non abbiamo voluto in alcun modo partecipare, poiché non abbiamo voluto assolutamente mettere in vendita le nostre idee, le nostre proposte e i nostri emendamenti, che abbiamo cercato di presentare seguendo gli unici criteri della serietà e del buonsenso”. I coordinamenti regionali di Forza Italia e di Fratelli d’Italia commentano in questo modo il voto di astensione di ieri in Consiglio Valle in riferimento al terzo pacchetto di interventi regionali anticrisi per famiglie, imprese, lavoratori ed enti locali.

 

“Il Consiglio Valle ha perso qualsiasi legame con la realtà”

“Aosta abbiamo un problema, Aosta abbiamo un problema: un consiglio regionale ormai ampiamente scaduto, arroccato nella sua torre d’avorio, oggi ha abbandonato i comuni valdostani come satelliti nello spazio, dimostrando di aver perso qualsiasi legame con la realtà!” Il segretario politico di Pays d’Aoste Souverain, Christian Sarteur, ha commentato così le decisioni prese dal Consiglio Valle negli ultimi giorni. Pays d’Aoste Souverian sottolinea inoltre che “l’Indipendenza parte dalla base, nello specifico dando ampia libertà ai Sindaci, reali referenti delle necessità locali: nell’attuale attuale situazione non può fare altro che esprimere la totale solidarietà ai portatori sani di fusciacca”.

 

“Grande delusione e preoccupazione”

Oltre ai partiti, c’è anche da chi non si è sentito “ascoltato”. E’ il caso della Sezione Edile di Confindustria che ha espresso “grande delusione e preoccupazione” perché “ogni aspettativa del comparto è stata delusa: il taglio delle risorse previste ai comuni, ridotte del 50%, nonché il vincolo di destinazione, pongono un limite alla possibilità di spesa pressoché totale per ciò che riguarda le imprese del nostro settore. La Sezione Edile ha più volte ribadito “l’urgenza di dare corso a lavori prontamente cantierabili, con una immediata ricaduta sui territori, per cui l’iniziativa proposta dai Sindaci poteva costituire un importante segnale di ripartenza lavori che avrebbe alimentato coraggio alle nostre imprese così duramente colpite”.

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