Un doppio premio di maggioranza e si torna alle 3 preferenze

Depositata la proposta di riforma elettorale di Uv e Av-VdA Unie. Ribadito il no all'elezione diretta del presidente della regione. Contro l'instabilità spinta a coalizzarsi con la revisione dei meccanismi di determinazione dei seggi e un doppio premio di maggioranza. Più donne in lista e la doppia preferenza di genere. Nulla, al momento, sulla presenza delle donne in Giunta.
da sx Testolin Chatrian Marguerettaz e Lavevaz
Politica

L’elezione diretta del presidente della Regione non è la risposta al problema dell’instabilità del Consiglio regionale. A ribadirlo sono Uv e AV-VdA Unie con la propria proposta di riforma elettorale, depositata in Consiglio Valle e presentata nel corso di una conferenza stampa.

“Con l’elezione diretta del presidente della Regione si individua nelle segrete stanze dei partiti la persona che andrà investita del compito di presidente della regione e sarà inamovibile per cinque anni” scandisce il capogruppo UV Aurelio Marguerettaz, portando poi l’esempio di alcune regioni (Sicilia e Lazio) dove nonostante l’elezione diretta del presidente le alleanze e i governi siano cambiati.

“Trovo per lo meno imbarazzante questo continuo riferimento della Premier Meloni al fatto che “noi siamo stati votati e tiriamo dritto”. Non è il sale della democrazie, la politica è fatta di confronti e compromessi” prosegue Marguerettaz.

Per dare all’elettore un ruolo effettivo e garantire una “maggiore trasparenza”, le forze autonomiste hanno previsto nella proposta di legge depositata che la lista o il gruppo di liste debba indicare nel programma elettorale, a pena di esclusione, i criteri per arrivare alla scelta del Presidente della Regione dopo lo svolgimento delle elezioni (ad es. il candidato che nella lista più votata ha avuto più preferenze, ecc.).

“Verosimilmente noi ci presenteremo come coalizione” va avanti il capogruppo Uv “e sappiamo già che il presidente sarà colui che avrà ottenuto il maggior numero di voti”.

Dalle forze autonomiste arriva poi con le modifiche proposte alla legge 3 del 1993 un invito a unirsi in coalizioni.  Da qui un intervento sui meccanismi di ripartizione dei seggi e l’introduzione di un doppio premio di maggioranza. 

La proposta prevede, infatti, da una parte che la cifra elettorale di ciascun gruppo di liste che ha presentato un programma elettorale comune sia data
dalla somma di tutte le cifre elettorali delle liste facenti parte del gruppo, comprese quelle che non hanno raggiunto il quoziente naturale (i cui voti, dunque, non vengono “persi”). La soglia minima per partecipare alla ripartizione dei seggi rimane, in ogni caso, il doppio del quoziente naturale.
“La combinazione di tali meccanismi mira a stimolare il coordinamento fra liste più ampio possibile, evitando al contempo la dispersione dei voti ottenuti da liste appartenenti a una coalizione che individualmente non abbiano superato la soglia per l’attribuzione dei seggi alle liste”.

Sempre per garantire stabilità agli esecutivi regionali e favorire le coalizioni di liste, la proposta introduce un “doppio” premio di maggioranza. 
Se la lista o il gruppo con la maggiore cifra elettorale ha conseguito almeno il 40% della somma dei voti validi espressi e non ha ottenuto 20 seggi, alla suddetta lista o al suddetto gruppo sono attribuiti 20 seggi; se la lista o il gruppo con la maggiore cifra elettorale ha conseguito almeno il 45% della somma dei voti validi espressi e non ha raggiunto 22 seggi, alla suddetta lista o a suddetto gruppo sono attribuiti 22 seggi. Il “secondo” premio, ancorato al raggiungimento del 45% dei voti validi, consente di ottenere, invece, 22 seggi.

Con l’obiettivo inoltre di provare a far rispettare gli impegni presi dai candidati e dalle liste che si presentano all’appuntamento elettorale in coalizioni, la proposta di legge stabilisce che il programma elettorale impegna la responsabilità politica dei sottoscrittori. “Tale previsione, che potrebbe apparire persino ovvia, è funzionale a rimarcare il vincolo giuridico-politico che discende dalla presentazione di un programma elettorale comune.”

Rappresentanza di genere

Per garantire una più equilibrata rappresentanza di genere nelle liste, la proposta di legge alza dal 35% al 45%  la percentuale minima di rappresentanza di ciascun genere nelle singole liste di candidati all’elezione del Consiglio regionale. Si ritorna, inoltre, alle tre preferenze. Nel caso di espressione di più preferenze queste dovranno riguardare candidati di genere diverso, pena l’annullamento delle preferenze eccedenti la prima.

Nulla viene al momento previsto per garantire la rappresentanza di genere in Giunta. “La proposta è una riforma della legge 3/93, per questo bisognerà andare a modificare altre leggi”.

“Abbiamo lavorato, studiamo e presentato tutti insieme una proposta di legge. Il dato politico è che questa arriva nell’ambito del percorso di ricomposizione dell’area autonomista” evidenzia il capogruppo di Av-Vda Unie Albert Chatrian.

In attesa della proposta di riforma annunciata dal centrodestra, la I Commissione conta di rispettare l’impegno preso di arrivare entro fine anno all’approvazione della riforma elettorale e gli autonomisti di ottenere almeno i 24 voti necessari a mettere al sicuro la legge dalla richiesta di referendum. “Abbiamo già un’ampia maggioranza che non aderisce all’elezione diretta del presidente della Regione  – conclude Marguerettaz – e credo che questo dato sia confortante”.

2 risposte

  1. Ma sarebbe così facile, cribbio, due terzi dei seggi alla lista che vince e il restante terzo diviso proporzionalmente tra tutte le altre, come nei piccoli comuni di gran parte d’Italia. Rappresentanza e governabilità, facile, forse troppo facile?

  2. Ma non sarebbe una cosa più semplice modificare l’attuale legge eliminando i vari difetti? Magari come fanno al Comune di Aosta? Designare da parte dei vari partiti/coalizioni il nome di Presidente e VicePresidente che verranno proposti in sede del primo Consiglio Valle in caso di vittoria (per far digereire la cosa ai contrari del presidenzialismo), obbligo da parte dei partiti in coalizione di appoggiare quei due nomi (con la propia lista di candidati), chi supera il 45% delle preferenze ha il premio di maggioranza di 21/22 seggi, se no ballottaggio tra i due partiti/coalizioni con più voti (se si ritiene opportuno visto che la gente e la società civile storce il naso su quesa cosa), vincolo di mandato stringente ai consiglieri eletti: dimissioni in caso di cambio casacca (con perdita di tutti gli emolumenti consigliari, vitalizi compresi), nessun partito può entrare/uscire dal governo regionale, niente rimpasti di Giunta con ingresso/uscite dei partiti (solo interni alla maggioranza); la caduta del governo regionale avviene solo ed esclusivamente attraverso la sfiducia costruttiva firmata da almeno i 2/3 dei 35 consiglieri eletti con obbligo di elezioni entro 40 giorni se non si forma un nuovo governo, doppia preferenza di genere, obbligo dei partiti di avere in lista il 50% di donne. Un po’ di coraggio e meno ideologia partitica.

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