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Campi elettromagnetici contro il glioblastoma: la ricerca del fisico valdostano Fabio Truc sulla rivista Nature

La ricerca a cui ha partecipato Fabio Truc è stata promossa dalla Fondazione Oncologica Valdostana in collaborazione con l'Università del Piemonte Orientale, la National Technical University of Athens, l'Università di Torino e Ethidea Srl. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista peer reviewed Scientific Reports del gruppo Nature.
Sanità

“Il cancro è come l’Idra di Lerna, il mostro a nove teste che Ercole deve sconfiggere. Quando l’eroe si confronta con questo mostro, scopre che ogni volta che taglia una testa ne crescono altre due, fino a quando capisce che solo recidendo la testa madre l’Idra soccombe”. 

È proprio a sconfiggere la ‘testa madre’ del mostro, il nucleo originario del cancro, che punta il progetto di ricerca a cui ha partecipato il fisico teorico originario di Cogne Fabio Truc, pubblicato nel mese di aprile 2026 sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature. 

Il risultato, presentato nella conferenza stampa della Fondazione Oncologica Valdostana di questa mattina, è stato ottenuto nell’ambito della ricerca in Oncologia sperimentale promossa dalla Fondazione, attraverso un accordo con l’Università del Piemonte Orientale. 

Le premesse partono da lontano, dagli studi condotti da Truc in vent’anni di ricerca all’Université Paris XIII. “In quei anni il mio gruppo di ricerca studiava la reazione di un particolare sistema di batteri all’irradiazione attraverso particolari campi elettromagnetici detti ‘pulsati’ (Pemf)”, spiega Truc. 

Una volta tornato in Italia, il fisico propone di irradiare con questi campi elettromagnetici delle cellule tumorali umane, in particolare di glioblastoma, ovvero di tumore cerebrale.

“Normalmente i campi elettromagnetici sono demonizzati: si dice ad esempio che le radiazioni del cellulare o del computer fanno male. Noi vogliamo usarli, al contrario, per curare i tumori”. 

A differenza della radioterapia, che è una procedura molto invasiva, la radiazione che sfrutta questi campi pulsati ha infatti un’intensità e una potenza deboli, che consentono di non danneggiare i tessuti circostanti le cellule tumorali. “Quello che abbiamo scoperto è che, una volta effettuate queste irradiazioni, bastava somministrare un semplice chemioterapico per sopprimere completamente il cancro”. 

Questo perché queste radiazioni intervengono sulla ‘testa madre’ del mostro: agiscono, cioè, sulla staminalità del tumore.

“Uno dei grandi problemi attuali dell’oncologia è quello di confrontarsi proprio con le cellule staminali del cancro, che hanno la capacità di autorinnovarsi illimitatamente e di generare cellule indifferenziate”, confessa Truc.

“La cellula staminale del cancro infatti è difficile da aggredire sia con i chemioterapici sia con la radioterapia, che talvolta spengono l’espansione del tumore, ma non riescono a impedire a questo nucleo originario di riattivarsi, in forme anche più resistenti”. 

Se le forma d’onda Pemf potrebbero rappresentare una strategia innovativa e non invasiva per la terapia del glioblastoma, l’applicazione clinica di questi risultati è per ora lontana. “Essendo campi molto deboli, è difficile penetrare dentro il cervello. Gli studi che stiamo conducendo ora cercano di capire proprio come raggiungere il tumore”. 

In realtà, Truc è impegnato anche in un’altra ricerca, sempre finanziata alla Fondazione Oncologica Valdostana, che riguarda, in questo caso, i neuroni cosiddetti ‘immaturi’ o ‘dormienti’ nei gliomi cerebrali. 

La ricerca parte dalla scoperta, effettuata dal professor Luca Bonfanti del Nico di Torino, di particolari neuroni, presenti nella paleocorteccia e nell’amigdala dei mammiferi, che una volta generati rimangono ‘congelati’ in uno stato, appunto, immaturo, come riserva di plasticità latente, che può essere attivata in caso di bisogno. Con potenzialità, ovviamente, strategiche nella cura di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. 

“Quello che cercheremo di capire, insieme al Prof. Luca Bonfanti e al Prof. Lorenzo Bello, è se dentro un tumore come il glioblastoma ci siano neuroni di questo tipo. Se troveremo dei neuroni immaturi dentro ai tumori cerebrali sarà una grande scoperta, perché nessuno al mondo se n’è occupato finora”. 

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