Liste d’attesa, l’Usl cerca di recuperare il tempo perduto

Il problema, annoso, è stato aggravato dall'emergenza sanitaria. Un recupero si è visto, frenato anche dalle sospensioni degli operatori sanitari non vaccinati. Il commissario Uberti: "Il recupero di migliaia di prestazioni è molto faticoso ed il lavoro da fare ancora molto”.
La sede Usl di via Guido Rey
Sanità

Il tema è annoso ma – nonostante i percorsi di tutela – sempre più attuale. A maggior ragione dopo 20 mesi di emergenza sanitaria. L’Azienda Usl sta infatti tentando, non senza affanni, di recuperare il tempo perduto e provare a “stringere” sui tempi delle liste d’attesa.

A spiegarlo, questa mattina in conferenza stampa, il commissario Massimo Uberti: “Da tempo siamo impegnati nel recupero delle liste d’attesa – ha spiegato -, e da subito ho detto che l’emergenza Covid se ne porta dietro una seconda che ci ha costretti a rallentare, e in alcuni casi ad interrompere, le prestazioni non urgenti. Questa operazione di recupero di migliaia di prestazioni è molto faticosa ed il lavoro da fare è ancora molto”.

Come spesso avviene, Uberti cerca di far parlare numeri e dati. Ma, soprattutto, di far capire che sul tema l’Azienda non è ferma.

Ad ottobre 2020 – spiega il commissario basandosi sulle 68 prestazioni monitorate dal Ministero della Salute, tutte le principali prime visite e gli esami diagnostici -, il 78% degli esami diagnostici erano fuori standard di 30 giorni per le prime visite e 60 per le prestazioni diagnostiche. Di queste 68, 53 sono segnate in “rosso” per i tempi troppo lunghi o perché sospese causa Covid. 7, invece, quelle in “giallo” e 8 in “verde”.

Situazione che migliora nel 2021, dove 42 prestazioni erogate su 68 – il 62% – sono tornate in “verde”. Ancora alto il ritardo, con 17 prestazioni su 68 (25%) in “rosso” e 9 in “giallo”.

L’incrocio tra sanitari sospesi e liste di attesa

Uberti spiega cosa “frena” ancora il recupero: “Il fenomeno è anche legato alle sospensioni degli operatori sanitari per il vaccino, che si concentrano in settore specifici. In Radiologia avevamo recuperato quasi tutti i giorni di attesa, che si erano dimezzati rispetto ad un anno fa. Ma in questo momento, con il 30% tecnici assenti, è un problema. Stiamo cercando di recuperare, abbiamo assunto tutti quelli che potevamo dalle graduatorie e stiamo facendo accordi con altre Asl vicine per coprire i turni. Sicuramente in quel lavoro c’è un rallentamento”.

In chiaro: “Non siamo soddisfatti sui tempi d’attesa ma stiamo migliorando – aggiunge il commissario -. Qualche risultato c’è dopo un anno e mezzo di prestazioni non erogate, e si parla di decine di migliaia di prestazioni. Serve però un percorso che porti al miglioramento”.

La famosa “attrattività”

Dalle sospensioni alle assunzioni il passo è breve e direttamente connesso. Uberti non si nasconde: “Come tutti i sistemi complessi convivono eccellenze e problemi. Qui ci sono peculiarità che sono dei punti forza e alcuni limiti tra cui l’arruolamento. Trovare su mercato del lavoro risorse, che sono già insufficienti su base nazionale, vista anche la posizione geografica, è un dramma. Questo è secondo me il problema principale”.

Qualcosa, in questo senso, si muove: “In accordo con l’Assessore ho preparato una bozza di interventi complessivi. Se il problema è nazionale e noi siamo periferici dobbiamo diventare più bravi degli altri per essere attrattivi e percorrere tutte le strade: quella economica, quella logistica e ogni appiglio che richiami l’interesse professionale e di crescita dei professionisti. C’è inoltre un problema interno: siamo abituati a gestire le assunzioni solamente come fa il comparto pubblico. Non possiamo più permetterci di buttare fuori bandi e stare ad aspettare. Dobbiamo far sì che escano”.

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