Ludopatia, 650 studenti coinvolti in un laboratorio interattivo

È stato svelato nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi, venerdì 21 ottobre, il laboratorio interattivo “Occhio ragazzi! Al gioco non si vince e vi spieghiamo il perché”, finalizzato a sensibilizzare giovani e non sui rischi legati alla dipendenza dal gioco d’azzardo patologico.
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È un gioco in cui nessuno vince ma nel quale troppi finiscono con il perdersi, un cunicolo buio e solitario dal quale non vi è apparentemente alcuna via di uscita, una dipendenza la cui cura passa attraverso iniziative di informazione e sensibilizzazione pubblica. Proprio in tale orizzonte di senso si colloca il laboratorio interattivo “Occhio ragazzi! Al gioco non si vince e vi spieghiamo il perché”, pensato dall’Azienda Usl della Valle d’Aosta con il patrocinio del Comune di Aosta e della Regione.

Numeri e persone

Come ricordato nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa tenutasi oggi, venerdì 21 ottobre, la ludopatia è oggigiorno una delle forme patologiche maggiormente diffuse a livello italiano, dove essa arriva a toccare quota 42,8% residenti tra i 15 e i 64 anni che ha almeno una volta giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi.

“Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul gioco illegale datata giugno 2022 e da poco presentata in Senato, dal 2000 al 2016 si è registrato un salto nelle spese da gioco da 19 miliardi a 96 miliardi di euro, con un picco di 102 miliardi nel 2017 – ha constatato l’assessora comunale Clotilde Forcellati, dettasi vicina come peraltro i suoi colleghi amministratori ai tecnici e agli esperti del settore -. Durante il periodo pandemico la percentuale di attività di gioco online è cresciuta dal 33% al 61% arrivando a coinvolgere 10 milioni e mezzo di uomini e 8 milioni di donne grazie anche, forse, all’influenza infantile e adolescenziale di videogiochi che divengono in un certo senso predittivi circa una futura evoluzione nei termini di gioco d’azzardo”.

Un fenomeno in crescita

Se l’assessore regionale Luciano Caveri ha voluto sottolineare la “differenza tra un gioco pensato quale forma di svago occasionale e una patologia che porta a perdurare nel sperperare denaro pur con opportunità di vincita infinitesimali”, è stato il collega Roberto Alessandro Barmasse a tracciare lo stato dell’arte di un fenomeno sempre più soggetto a crescita a seguito del periodo di isolamento cui giovani e meno giovani sono stati soggetti durante il lockdown.

“A essere maggiormente colpite risultano non a caso le fasce sociali in difficoltà o in situazione di crisi economica, all’interno delle quali per ciascuna persona che soffre di dipendenza altri sette famigliari vengono toccati in maniera collaterale – ha proseguito l’assessore -. Fondamentale è stato l’aggiornamento del cosiddetto Piano per le dipendenze da gioco d’azzardo, una azione corale di contrasto a un fenomeno grave che richiede di essere combattuto con tutte le armi che abbiamo a disposizione”.

Da sinistra Clotilde Forcellati, Roberto Alessandro Barmasse, Luciano Caveri e Massimo Uberti
Da sinistra Clotilde Forcellati, Roberto Alessandro Barmasse, Luciano Caveri e Massimo Uberti

Il laboratorio

Organizzato su iniziativa del servizio per le Dipendenze patologiche dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta e pensato dalla Società Taxi1729, il laboratorio interattivo “Occhio ragazzi! Al gioco non si vince e vi spieghiamo il perché”, parte del più ampio progetto “Fate il nostro gioco”, coinvolgerà negli spazi della Cittadella dei giovani di Aosta circa 650 studenti provenienti da 5 scuole secondarie di secondo grado e 2 scuole secondarie di primo grado del capoluogo.

Da lunedì 24 a domenica 30 ottobre i ragazzi attraverseranno guidati le tre distinte aree tematiche dell’iniziativa, ovverosia lezioni di matematica volte a far comprendere l’impossibilità di vittoria, momenti di ambito psicologico volti a capire che cosa spinga l’utente a cimentarsi comunque in una sfida senza speranza e, alfine, un ultimo e fondamentale focus sulle dipendenze – ha raccontato la sovrintendente agli Studi Marina Fey -. Tra i punti di forza e le buone prassi di tale forma di insegnamento trasversale dell’educazione civica nelle scuole figurano la coerenza delle tematiche, l’attenzione alle esperienze quotidiane dei giovani, l’inclusività e lo sviluppo delle competenze, l’integrazione con altre discipline curricolari, e il miglioramento delle relazioni affettive con genitori e gruppo dei pari”.

Le dipendenze 

Come sinteticamente osservato dal direttore generale dell’Azienda Usl, Massimo Uberti, il progetto di “Fate il nostro gioco” mira a “utilizzare il gioco per sensibilizzare alle problematiche a esso legate”, scaturite, secondo il direttore del Servizio per le dipendenze Gerardo Di Carlo, dalla “distorsione dei pensieri cognitivi che rende impossibile abbandonare una partita trasformando l’individuo in uno spirito abnormemente superstizioso”.

Mutata come peraltro la società tutta nella quale essa si innesta finendo con il predominare, la ludopatia rischia di subire un profondo aggravamento soprattutto tra le nuove generazioni a causa dell’isolamento personale e dell’utilizzo intensivo delle piattaforme di social network.

“È la scuola l’autentico luogo della prevenzione poiché già di per sé orientata alla creazione della personalità del giovane – ha osservato la direttrice del dipartimento di Salute mentale, Anna Maria Beoni -. Il vero interesse del giocatore non risiede nella sfida che esso sta affrontando bensì nel piacere che egli prova per un rischio di fatto continuo provocato dall’aumento di dopamina a sua volta generato dalla ripetitività di un gesto tanto banale quanto pericoloso”.

Da sinistra Gerardo Di Carlo, Marina Fey e Anna Maria Beoni
Da sinistra Gerardo Di Carlo, Marina Fey e Anna Maria Beoni

Una risposta

  1. Iniziativa lodevole, secondo me bisognerebbe andare alla radice, evitando l’apertura di case da gioco, e mai possibile che si autorizzi l’apertura di una nuova casa da gioco attaccata ad un campeggio e ad un bar, come nel caso di Morgex, nel famoso locale La Vacherie? Una volta locale di classe e sofisticato frequentato da gente perbene!!! ora ridotto ad una discarica di porto. Tristezza infinita.

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