Psico-oncologia: la cura integrata del paziente oncologico al centro di un convegno

Professionisti valdostani e piemontesi si sono confrontati ad Aosta venerdì 12 giugno 2026, in occasione del Convegno Interregionale di Psico-Oncologia dal titolo “Il ruolo della multidisciplinarietà nella presa in carico del paziente oncologico: allineare la visione socio-sanitaria”, promosso dalla SIPO e organizzato dall’Azienda USL della Valle d’Aosta.
Convegno psico oncologia ()
Sanità

Quando si parla di cura, non è solo il corpo a essere coinvolto, ma tutta la persona. Soprattutto quando riguarda patologie gravi come quelle oncologiche, che richiedono modelli organizzativi capaci di integrare competenze cliniche, psicologiche, assistenziali e sociali. 

Proprio per approfondire il ruolo della multidisciplinarietà nella presa in carico del paziente oncologico, la Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO) ha promesso un convegno interregionale, organizzato ad Aosta dalla SSD Psicologia dell’Azienda USL della Valle d’Aosta diretta dalla Dott.ssa Meri Madeo, in collaborazione con la SC Oncologia ed Ematologia Oncologica diretta dal Dott. Lucio Buffoni.

Convegno psico oncologia ()

L’evento ha riunito professionisti provenienti dalla Valle d’Aosta e dal Piemonte. Medici, psicologi-psicoterapeuti, infermieri, assistenti sociali, professionisti delle cure palliative, rappresentanti delle associazioni di volontariato e amministratori sanitari si sono confrontati apertamente sull’importanza di una rete integrata e orientata ai bisogni della persona e della famiglia.

Il valore della collaborazione interdisciplinare è stato evidenziato fortemente dalla dottoressa Paola Varese, che ha approfondito il tema della governance della complessità nelle reti oncologiche moderne. 

L’integrazione delle competenze nella rete oncologica ha trovato un riflesso nel momento di tavola rotonda previsto dal convegno, che ha visto il contributo di professionisti appartenenti a diverse discipline.

Tra gli altri temi esplorati durante le varie sessioni, si è parlato di cure palliative, aspetti psicologici della sofferenza oncologica, accoglienza delle fragilità sociali e supporto delle associazioni di volontariato ai pazienti e alle loro famiglie.

Dott ssa Madeo e dott Buffoni
Dott ssa Madeo e dott Buffoni

Un’attenzione specifica è stata inoltre dedicata al tema della prevenzione del burnout degli operatori sanitari e sociosanitari. La dottoressa Maura Anfossi e la dottoressa Claudia Piccioni, medica di medicina generale, hanno trattato il concetto di compassion fatigue, richiamando l’importanza di riconoscere e prevenire il rischio di affaticamento emotivo nei professionisti che accompagnano quotidianamente i pazienti e i loro familiari nei percorsi di malattia.

“L’elevata partecipazione e la qualità del dibattito”, sottolinea la dottoressa Meri Madeo, Direttrice della SSD Psicologia dell’Azienda USL Valle d’Aosta, “confermano la necessità di creare occasioni di confronto tra professionisti e istituzioni per sviluppare percorsi sempre più integrati, centrati sulla persona e capaci di rispondere in modo efficace alla crescente complessità dei bisogni assistenziali”.

“Nella moderna oncologia”, evidenzia il dottor Mauro Occhi, Direttore sanitario dell’Azienda USL Valle d’Aosta, “il malato non è solo curabile, ma anche guaribile. Questo non è stato un cambiamento solo culturale, ma ha fondato un nuovo modo di lavorare: siamo passati da un approccio localizzato e distrettuale (radioterapia e chirurgia) a un intervento globale. Da questo punto di vista l’oncologia ha anticipato un modello che oggi dovrebbe essere preso a riferimento anche per la gestione delle grandi patologie croniche”.

La sfida per la sanità pubblica, secondo Occhi, è quella di rendere questo modello sostenibile. “Non si tratta di moltiplicare indefinitamente consulenze e interventi, ma di organizzare risposte proporzionate alla complessità della cura, affidando la gestione delle situazioni a minore complessità a figure e competenze di salute pubblica e riservando le competenze specialistiche più avanzate agli aspetti più complessi della patologia. In questa prospettiva, il nuovo Dipartimento funzionale oncologico rappresenta una scelta strategica, perché può diventare un laboratorio organizzativo utile non solo per l’oncologia, ma per l’intera gestione delle cronicità”.

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