Tumore al polmone: anche in Valle d’Aosta i test genetici che aiutano a scegliere la cura

L’innovativa tecnologia della “Next Generation Sequencing” , disponibile in Valle d'Aosta già da un anno e mezzo, permette di effettuare diagnosi più precise nonché di provvedere a indicare cure più mirate ai pazienti che le richiedano.
Sanità

Il centro oncologico dell’Ospedale Umberto Parini di Aosta si conferma quale polo di eccellenza e all’avanguardia riconosciuto anche tra Piemonte e Lombardia nel trattamento di molteplici numericamente rilevanti forme tumorali tra cui quelle al polmone, al seno, al colon e alla prostata. Da circa un anno e mezzo, infatti, i medici locali hanno adottato la innovativa tecnologia della “Next Generation Sequencing”, capace di garantire una diagnosi molecolare precisamente orientata a una appropriata scelta terapeutica. Nei giorni scorsi la Regione ha stanziato circa 12 mila euro a sostegno degli onerosi costi legati alla prestazione diagnostica, questi ultimi oscillanti attorno ai 1.150 euro ciascuna.

I dati

Sono state più di 41 mila le nuove diagnosi di tumore al polmone effettuate in Italia nel solo 2020, tra le quali circa la metà hanno individuato nel paziente un adenocarcinoma. Seconda neoplasia più frequente nei maschi con un 15% dei casi nonché terza nelle donne con un 6% dei casi, essa ha provocato nel corso dell’anno passato ben 34 mila decessi. Tardivamente scoperta nei suoi stadi avanzati, la malattia garantisce una sopravvivenza dopo 5 anni che si attesta al solo 16%.

Per la Valle d’Aosta si stimano circa 100 nuove diagnosi annuali di cancro al polmone, di cui circa 32 adenocarcinomi, 22 dei quali diagnosticati in stadio localmente avanzato o metastatico e 18 dei quali compatibili con i test “Ngs”.

Tumori e mutazioni

Studi e decreti recenti hanno appurato che l’adenocarcinoma metastatico del polmone non a piccole cellule può avvalersi di tecnologie di sequenziamento genomico esteso per la diagnosi molecolare al fine di individuare una appropriata scelta terapeutica per i pazienti che ne sono affetti.

“Risale a circa 18 anni fa il primo sequenziamento di Dna nel tumore del polmone finalizzato alla ricerca di mutazioni atte a essere curate non tanto con la più aggressiva chemioterapia bensì con meno invasivi farmaci detti biologici – spiega Marina Schena, direttrice della struttura complessa di Oncologia ed Ematologia oncologica dell’Ausl -. Diversamente da essa, pensata per determinare tossicità nelle cellule tumorali, tali medicinali agiscono in maniera diretta sul meccanismo inceppato delle stesse riscontrando effetti collaterali nettamente minori”.

I test “Ngs”

Tale metodologia di nuova generazione possiede – oltre a ricadute positive in termini di efficacia, di tossicità e di impatto sulla qualità di vita del malato – enormi vantaggi a livello di utilizzo e di tempistiche.

“Se prima ogni mutazione rilevante doveva essere ricercata singolarmente, ora grazie alla tecnologia “Ngs” è possibile tracciarle contemporaneamente attraverso un unico esame – chiarifica la dottoressa Schena -. Di fatto, la delibera della Regione non fa che recepire e rendere legge la correlata direttiva ministeriale che impone l’utilizzo clinico di tale tecnica e che finanzia test il cui costo è sinora stato a carico dell’Ausl, nella conferma che le leggi arrivano sempre dopo che la scienza ha già compiuto enormi passi avanti”.

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