A bordo del “Treno dei Desideri”

In viaggio con i manifestanti che protestano contro la sospensione della tratta Aosta-Pré St Didier, tra militanti, studenti e pendolari
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Il treno per Pré Saint Didier continuerà a viaggiare ancora per anni. Scorrerà su rotaie sottili come spaghetti, passerà sotto tunnel di cartapesta e sbucherà davanti alla stazione, con i mattoncini a vista dipinti uno a uno. Ma solo a casa di Giancarlo Bertuna, un pensionato innamorato di treni e di modellismo, che con un lavoro paziente e certosino ha riprodotto la tratta Aosta – Pré Saint Didier: 15 metri di plastico. Anche lui, oggi, ha preso il treno, quello vero, per protestare contro la sospensione della linea ferroviaria che unisce il capoluogo all’alta valle.
Gli hanno fatto compagnia almeno altre 210 persone, probabilmente di più: in molti hanno aderito alla mobilitazione indetta da 16 sigle – tra sindacati, associazioni, movimenti politici – contro la sospensione della linea Aosta – Pré Saint Didier, annunciata, dopo tanti rinvii, per il prossimo 24 dicembre. Uno sgradito “regalo di Natale”, ricambiato con un pacco dono destinato ad Aurelio Marguerettaz: una scatola con dentro 350 lettere, ognuna delle quali, chiede, come congruo risarcimento per il treno sospeso, una Panda. “Mantenere la tratta? Con quel che costa, a questo punto possiamo regalare una Panda a ciascun utente" aveva dichiarato l’assessore a inizio dicembre.

Dopo la conferenza stampa davanti alla stazione di Aosta, con megafono e striscioni, la partenza, alle 13.42, alla volta di Pré Saint Didier. Tutti in carrozza per salutare, con un ultimo viaggio, un treno un po’ amato, un po’ odiato, ma soprattutto ignorato: un ramo “secco”, destinato alla potatura. Il “Treno dei Desideri”, è stato ribattezzato dai manifestanti, come nella canzone di Celentano. Ma avrebbe anche potuto essere la Locomotiva di Guccini “lanciata a bomba contro l’ingiustizia”, essendo riuscito nell’impresa di ricompattare una grande fetta della sinistra valdostana.

Il sentimento dominante? Un’indignata euforia: la soddisfazione di essere in tanti, unita alla disillusione per un destino apparentemente segnato. Ad ogni fermata le bandiere sventolano fuori dai finestrini, in segno di protesta, per poi rientrare precipitosamente, altrimenti il treno non poteva ripartire. Aosta, Saint Pierre, Villeneuve, e così via, verso il capolinea, mentre oltre i finestrini scorrevano castelli, vigneti, e poi il Monte Bianco.

Rari i pendolari, forse una ventina. “Mi sarei aspettato più persone dell’alta valle, avrei visto volentieri anche i genitori degli studenti” è il commento di Domenico Vona, ex forestale, ex lavoratore stagionale a Pila, ora disoccupato. “Io vivo a Sarre, questo treno l’ho sempre preso, e mi mancherà molto. Purtroppo i valdostani sono abituati a rassegnarsi, accettano qualsiasi cosa. Ora tagliano i trasporti, domani, chi lo sa, la sanità. CI stanno togliendo uno a uno i beni di primaria importanza”.

Un altro sarrelein, Franco Boretto: “In pullman, oltre che spendere di più, impiego il doppio del tempo per andare e venire da Aosta, specialmente nelle ore di punta. Senza treno la macchina diventa più conveniente, ma è una sconfitta per tutti: il trasporto pubblico deve essere una priorità. Purtroppo ho l’impressione che ai giovani, oggi, non interessi più, li trovo spenti. Sono troppo presi dai loro smartphone per protestare”.

Un vagone più in là, ecco un gruppetto di studenti. Ariane Martinet è una convittrice, e viaggia solo una volta alla settimana. “Mi adatterò, ma mi dispiace per i miei compagni”. Di fronte a lei è seduto Vivien Bovard: studente al liceo classico di Aosta, abita a Morgex, prende il treno tutti i giorni e ha le idee abbastanza chiare. “Capisco la necessità di risparmiare, di tagliare una tratta svantaggiosa e in perdita: sono le ragioni dell’economia. Ma si poteva trovare una soluzione 30 anni fa, con degli investimenti per incentivare l’uso di questo mezzo di trasporto, renderlo vantaggioso e competitivo. La soppressione di questo treno è solo parte di un problema più grande, di un intero modello di sviluppo in crisi, che si ripercuote a cascata sul resto. Ma io, in fondo, che ne so? Ho solo 16 anni” conclude sorridendo. “Spero comunque che la Regione venga incontro a noi studenti, aumentando i pullman e attivando degli sconti, perché senza treno spenderemo di più”.

Simonetta Ottoz è di Sarre, ma viene da Courmayeur. La soppressione del treno la fa decisamente infuriare. “Con gli opportuni investimenti questo treno avrebbe potuto essere veramente utile alla cittadinanza: penso agli studenti, ai pensionati, a chi va al mercato il martedì. Non solo: perché non imitare la Svizzera, che ha organizzato un piano di trasporti che ruota intorno alla ferrovia? Penso a una linea realmente interessante per i turisti, magari a un biglietto convenzionato con le terme di Pré Saint Didier, o con Skyway”.

E la tratta che conduce a Courmayeur/Skyway viene appunto inaugurata una volta arrivati al capolinea, alla stazione di Pré Saint Didier: i bambini tagliano il nastro davanti al pubblico di manifestanti, e in presenza della testa, in versione cartonata, dell’assessore Marguerettaz, in posa per le foto. Tutto intorno fioriscono le discussioni, si formano e disfano capannelli, ognuno dice la sua. Tra i soggetti più gettonati, i 20 milioni iniettati nelle vene di un Casinò esangue, più che sufficienti a finanziare altri 20 anni di ferrovia.
Dopo un aperitivo “solidale” il treno riparte alla volta di Aosta, con a bordo i manifestanti e un terzetto di turisti giapponesi, un po’ confusi dal dispiegamento di striscioni e bandiere.
Alla stazione del capoluogo il gruppone si ricompatta, accende le fiaccole, issa i cartelloni e sfila in direzione di piazza Chanoux, scortato dalla polizia.

Ed è qui, attorno all’albero illuminato a festa, che i manifestanti rilanciano le proprie rivendicazioni con un ultimo “giro” di megafono, distribuendo le letterine per Marguerettaz, che quest’anno potrebbero superare quelle destinate a Babbo Natale.

 

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