Domenica in tutte le parrocchie della Valle d’Aosta si è parlato di donazione degli organi, ed è stato distribuito del materiale informativo dell’Aido. E’ il risultato della prima giornata della donazione nelle parrocchie, promossa dall’associazione che da 35 anni si batte per accrescere la cultura del dono e dare sollievo alle migliaia di malati in attesa di organi.
La nostra regione vanta un primato positivo, quello di contare il maggior numero di iscritti, 6.300, rispetto alla popolazione. E’ molto, ma non è abbastanza, come ha spiegato il presidente dell’Aido Valle d’Aosta Claudio Latino, intervenuto alla conferenza organizzata dall’Associazione assieme ai due partner dell’iniziativa, il Consiglio regionale e la Diocesi di Aosta. “In un anno si fanno circa 3.300 trapianti, a fronte di diecimila richieste. Chi ha bisogno, ad esempio, di un rene, aspetta mediamente tre anni. Di conseguenza solo un malato su tre ce la fa: maggiore è l’attesa, minore è la possibilità di sopravvivenza”. Chiunque, per legge, può essere considerato donatore, a meno che non si sia espresso esplicitamente in senso contrario. Nonostante questo è importante, quando si è in vita, manifestare il proprio consenso o dissenso, evitando una scelta dolorosa ai propri congiunti e scongiurando una perdita di tempo prezioso. Per diventare donatori basta iscriversi all’Aido, dichiarare il proprio consenso all’Asl, oppure conservare tra i propri documenti una dichiarazione scritta. Ognuno di noi può trovarsi nella necessità di essere curato con un trapianto, e la probabilità di averne bisogno è quattro volte superiore a quella di diventare un donatore effettivo. Purtroppo questa consapevolezza non sembra abbastanza diffusa.
“La donazione degli organi sta registrando, a livello italiano, una nefasta inversione di tendenza. Per fortuna, in Piemonte e Valle d’Aosta, la donazione non sta perdendo consensi.” ha affermato Pierpaolo Donadio, coordinatore del centro interregionale donazione e trapianto Piemonte e Valle d’Aosta, tra i relatori della conferenza. “I cittadini hanno bisogno, però, di risposte chiare e nette, specialmente riguardo ai tre dubbi che assillano le persone al momento di scegliere: Come sapere quando una persona è veramente morta? E’ stato fatto di tutto perché questo non accadesse? Cosa avviene degli organi espiantati? Alla prima domanda rispondo che il confine è netto e preciso. Una persona attaccata a un respiratore, con pulsazioni cardiache, ma senza afflusso di sangue al cervello, è clinicamente deceduta, e nulla può riportarla in vita. Il suo cervello ha cessato di esistere. Alla seconda domanda devono dare risposta l’ospedale e l’équipe medica, rassicurando i parenti e i pazienti. Infine, per quanto riguarda la terza domanda, rispondo che il percorso di ogni organo e tessuto espiantato è determinato con precisione assoluta”. I volantini distribuiti nelle parrocchie di tutta la Valle d’Aosta rispondono alle domande più frequenti e contengono un modulo per iscriversi all’Aido.
