Coronavirus, 5000 valdostani hanno gli anticorpi

L'Istat ha diffuso i primi risultati sull'indagine di sieroprevalenza condotta fra fine maggio e metà luglio. Il 4% della popolazione valdostana è risultato con IgG positivo.
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Sono oltre 5mila i valdostani che secondo i primi risultati diffuso dall’Istat, sull’indagine di sieroprevalenza, hanno sviluppato una risposta anticorpale contro il coronavirus. Il 4% della popolazione valdostana è risultato con IgG positivo. I valdostani che sono entrati in contatto con il virus sono dunque 4,2 volte di più rispetto al totale dei 1192 casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l’identificazione del RNA virale, secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità.

Nella graduatoria regionale della prevalenza accertata, la Valle d’Aosta è seconda alla Lombardia (7,5%) e davanti ad un  gruppo di regioni che si collocano attorno al 3%: Piemonte, Trento, Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Il Veneto è all’1,9% mentre otto Regioni, tutte del Mezzogiorno, presentano un tasso di sieroprevalenza inferiore all’1%, con i valori minimi in Sicilia e Sardegna.

A livello nazionale non emergono differenze significative per quanto riguarda il genere. Uomini e donne sono stati colpiti nella stessa misura dal coronavirus così come emerso anche da studi di altri Paesi. Per quanto riguarda l’età,  il dato di sieroprevalenza più basso sia riscontrabile per i bimbi da 0 a 5 anni (1,3%) e per gli ultra85enni (1,8%).

Guardando al settore di occupazione, nella sanità si registra la sieroprevalenza più alta con il 5,3%, il dato arriva al 9,8% nella zona a più alta sieroprevalenza.

Gli occupati in settori essenziali e attivi durante la pandemia non presentano valori significativamente più elevati (2,8%) rispetto alla popolazione generale o rispetto agli occupati in settori di attività economiche sospese (2,7%). Nei  servizi di ristorazione e accoglienza in corrispondenza dei quali la prevalenza vale 4,2%.
Sul versante dei non occupati il tasso medio di sieroprevalenza si attesta al 2,1% per le casalinghe, al 2,6% per i ritirati dal lavoro, al 2,2% per gli studenti e all’1,9% per le persone in cerca di lavoro.

I risultati confermano che l’aver avuto contatti con persone affette dal virus aumenta la probabilità che si siano sviluppati anticorpi. In tale circostanza la prevalenza sale, infatti, al 16,4%. In Lombardia si arriva persino al 24%. I valori più alti corrispondono ai casi in cui i contatti hanno riguardato i familiari conviventi. Chi ha avuto contatto con un familiare convivente infettato da Covid-19 ha sviluppato anticorpi nel 41,7% dei casi; la prevalenza si abbassa al 15,9% se il familiare non risulta convivente, restando tuttavia largamente superiore al valore medio che contraddistingue l’intera popolazione (2,5%).

Infine l’indagine mostra come la percentuale di asintomatici è molto importante. Il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi non ha avuto alcun sintomo. Il restante insieme di coloro che hanno avuto sintomi si divide tra persone con uno o due sintomi (esclusa la perdita dell’olfatto e/o del gusto) che rappresentano il 24,7% e persone con almeno tre sintomi. Queste ultime includono anche coloro che presentano i soli sintomi di perdita di olfatto e/o di gusto, e rappresentano il 41,5% della popolazione che ha sviluppato anticorpi.

L’indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2  è stata condotta fra il 25 maggio e il 15 luglio. I risultati sono provvisori e relativi a 64.660 persone che hanno effettuato il prelievo e il cui esito è pervenuto entro il 27 luglio.

“I dati di siero-prevalenza a livello regionale, – spiega l’Istat –  da integrare con quelli di sorveglianza epidemiologica, sono particolarmente preziosi sia per conoscere la quota di popolazione che è stata infettata nei mesi precedenti, sia per la messa a punto di programmi sanitari al fine di prevenire future ondate dell’epidemia e orientare adeguatamente le politiche sanitarie”.

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